24 July 2017
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    10 anni di (poca) Costituzione europea

    10 anni di (poca) Costituzione europea è stato modificato: 2016-01-26 di Alessandro Porro

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    Oggi la Costituzione europea compie 10 anni, ma in questo decennio si registrano più ombre che luci. Breve storia di una Carta costituzionale che non lo è.

    Il 29 ottobre del 2004 i grandi d’Europa si sedevano a Roma per dare vita alla Costituzione Europea che, almeno nelle intenzioni, avrebbe dovuto essere la pietra basale dell’Europa del nuovo millennio. Una società di nazioni solida fondata su pilastri quali la moneta unica, una politica economica ed estera comune ma soprattutto una governance in parte legittimata dai cittadini attraverso l’elezione dei parlamentari europei. Certo nessuno poteva immaginare che di lì a quattro anni l’Europa e il mondo intero si sarebbero trovati ad affrontare una delle crisi economiche più gravi e feroci dalla grande depressione del 1929.

    I primi ostacoli.
    I venti di crisi erano ancora molto lontani e l’anti-europeismo non era ancora così diffuso come lo è oggi, ma sin da subito si capì che quell’idea di Europa faticosamente elaborata nei 17 mesi di lavoro della Convenzione Europea non convinceva tutti gli europei. Il primo campanello d’allarme arrivò nel 2005 quando Francia e Paesi Bassi, due dei paesi fondatori dell’Unione Europea, bocciarono la Costituzione attraverso il referendum.

    Diverse le motivazioni che spinsero francesi e olandesi a soffocare nella culla il progetto. In Francia un inedito fronte comune composto da sinistra radicale, fronte nazionale, cattolici, lefebvriani, no global e pacifisti puntarono il dito contro i principi di neoliberismo, l’eccessivo peso dato alla politica economica, l’assenza di principi di ripudio della guerra, le scarse garanzie verso gli immigrati e i lavoratori. Nei Paesi Bassi fu invece il timore della destra nazionalista di vedere il paese gravemente menomato nella sua sovranità nazionale a motivare l’aperto ripudio del documento.

    Anche nei paesi che poi ratificarono la Costituzione, come l’Italia, molti si mantennero scettici. Qualcuno attaccò l’assenza di riferimenti alle radici giudaico-cristiane dell’Europa, altre forze attaccarono il concetto stesso di Unione Europea e la sua burocratizzazione ed infine anche i Federalisti europei ritennero una mistificazione definire Costituzione un documento che di fatto non poteva essere considerato tale. Lungi dall’essere una Costituzione fondante principi comuni, il documento altro non era che un Testo Unico che raccoglieva e riordinava, in 448 articoli, i trattati firmati e ratificati nei 50 anni di storia della CEE prima e dell’Ue poi.

    L’arrivo della crisi globale.
    La crisi economica esplosa negli Stati Uniti nel 2008 e rapidamente estesasi all’Europa ha fatto il resto. Più la crisi affondava i suoi colpi e più il fronte dei cosiddetti euroscettici si allargava. Con il crollo della Grecia e le conseguenti misure di austerity imposte dalla Troika l’euroscetticismo è rapidamente evoluto in aperto anti-europeismo. Un sentimento che in diversi paesi dell’Unione alcune forze politiche – il Movimento 5 Stelle in Italia, il Front National di Marine Le Pen in Francia, l’Ukip nel Regno Unito – hanno saputo intercettare, battendo sulla grancassa del risentimento verso la Germania e la cancelliera Angela Merkel, e trasformare in voti pesanti. Non è un caso che lo stallo delle ultime elezioni politiche italiane sia stato in parte originato dalla scelta di M5S e Pdl di fare leva sull’anti-europeismo, mentre il Pd guidato da Bersani sceglieva una strategia diametralmente opposta.

    Cosa (non) resta oggi.
    Dieci anni dopo il progetto iniziale può sostanzialmente dirsi abortito. Nel 2009, con il Trattato di Lisbona, si è scelto di redigere un nuovo documento con funzioni molto simili a quello del 2004 ma che per prudenza non è stato battezzato come Costituzione. Il contenuto è di fatto lo stesso, seppure depurato di ridondanze e di quel pizzico di spirito retorico con cui era nato il Trattato di Roma nel 2004. Tuttavia l’entrata in vigore è avvenuta nel bel mezzo della crisi economica e le misure varate sono passate in secondo piano rispetto alle manovre economiche messe in campo per combattere la crisi.

    Ora le residue speranze degli europeisti sono affidate al nuovo presidente della Commissione Europea, Jean Claude Juncker che sogna «un’Europa più sociale e vicina ai cittadini». Dopo il fallimento della Costituzione e quasi sette anni di crisi economica, recuperare la fiducia di molti ed erodere i consensi di euroscettici ed anti-europeisti sarà un’impresa titanica. L’utopia di una società di Stati sulla falsariga degli Usa, e il sogno dei padri fondatori dell’Europa di una vera integrazione europea, sembrano destinati a rimanere tali.

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    Alessandro Porro

    Giornalista dal 2007, laureato in giurisprudenza, ha collaborato per anni con un giornale torinese e con diverse testate online. Appassionato di Francia e questioni francesi in generale.

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