24 April 2017
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    25 anni senza il Muro di Berlino

    25 anni senza il Muro di Berlino è stato modificato: 2016-01-26 di Alessandro Porro

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    Il 9 novembre 1989 si apriva finalmente la frontiera tra Germania Est e Germania Ovest, che divideva in due Berlino. La fine di un’era, la fine del “Secolo breve”.

    Una lunga linea di piastrelle incastonate nell’asfalto, una cicatrice indelebile sul volto della nuova Berlino. Questo è ciò che rimane, insieme a pochi pezzi di fronte ai quali frotte di sorridenti turisti scattano foto ricordo, del muro che per 28 anni ha diviso la città, la Germania e il mondo in due blocchi contrapposti. La barriera tangibile dell’intangibile Cortina di Ferro.

    Un quarto di secolo fa.
    Sono passati 25 anni da quel 9 novembre del 1989 quando un pasticcio comunicativo interno al governo della DDR portò migliaia di cittadini di Berlino Est a presentarsi in massa ai checkpoint, nell’incredulità delle guardie di confine che non erano state informate. La concessione di permessi per viaggiare all’interno della Germania Ovest si era così trasformata in una grande marcia verso la libertà agognata per 28 lunghi anni, da quando cioè nel 1961 il blocco orientale decise di porre un freno alle fughe di cittadini verso l’Occidente costruendo quella che, prosaicamente, venne chiamata Barriera di protezione antifascista. Più che un baluardo dagli attacchi esterni era l’invalicabile frontiera tra l’oppressione e la libertà.

    Nei giorni successivi a quel 9 novembre, in un clima di euforia incontenibile, i berlinesi abbatterono simbolicamente pezzi di muro. Soltanto dopo squadre dell’esercito avrebbero rimosso del tutto le barriere in cemento che dal 1961 dividevano Berlino, la Germania e il mondo. L’Ovest riabbracciava l’Est e molti assaporavano per la prima volta la libertà. Come il muro andavano in pezzi anche l’Unione Sovietica e il regime comunista. Quel giorno finiva un incubo e secondo alcuni anche il cosiddetto secolo breve. Il mondo che aveva vinto Hitler e gli orrori del nazismo era riuscito a creare nuovi orrori e nuove divisioni fino a che, l’ultima grande ideologia di massa aveva mostrato il fianco. Un anno dopo la Germania venne riunificata e le ex repubbliche sovietiche tornarono all’indipendenza.

    crollo-muro-di-berlinoGli altri muri.
    Si pensava che l’abbattimento del muro potesse aprire un periodo di prosperità ma il mondo dovette quasi subito fare i conti con nuovi pericoli, uno su tutti l’odio etnico nei Balcani poi sfociato in guerra fratricida. La Russia, uscita in pezzi dal comunismo, si sta riprendendo con gli interessi. Riarmo, intervento in Ucraina, miglioramento delle condizioni economiche, spavalderia e provocazioni – sottomarini vicini alle coste svedesi e voli di bombardieri sul Regno Unito – sono solo i primi vagiti dell’aspirante superpotenza europea. E proprio in Ucraina il governo centrale ha dato il via alla realizzazione di un sistema di trincee e barriere sorvegliate da telecamere al confine con la Russia. Un nuovo muro a dividere le persone.

    Torino incontra Berlino.
    Il 9 novembre resta però una data fondamentale nella storia dell’umanità. Una data che racconta di un sussulto d’orgoglio e della fine di un lunghissimo incubo. E il pensiero non può che andare alle 239 persone – per fermarsi soltanto a quelle accertate – che hanno perso la vita tra il 1961 e il 1989 nel cercare di scavalcare quel muro e fuggire verso la libertà. Anche e soprattutto per loro la commemorazione del 9 novembre ha un senso. A Berlino le celebrazioni sono già iniziate da alcuni giorni. Ottomila palloncini luminosi sono stati disposti lungo il percorso del muro e oggi verranno liberati nel cielo. Anche Torino partecipa idealmente alla commemorazione con un gemellaggio tra il quartiere di San Salvario e quello di Kreuzberg. All’interno del programma di Tanz Salvario si susseguiranno esibizioni di artisti torinesi e berlinesi, incontri e dibattiti, degustazioni di piatti tedeschi, laboratori per ragazzi, proiezioni di filmati dell’epoca.

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    Alessandro Porro

    Giornalista dal 2007, laureato in giurisprudenza, ha collaborato per anni con un giornale torinese e con diverse testate online. Appassionato di Francia e questioni francesi in generale.

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