30 May 2017
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    32° TFF, il divorzio 40 anni dopo

    32° TFF, il divorzio 40 anni dopo è stato modificato: 2015-03-18 di Cecilia Russo

    In occasione dei 40 anni dal referendum, bocciato, per abrogare il divorzio, Susanna Nicchiarelli lo racconta in “Per tutta la vita”, presentato al 32° TFF.

    Il 22 novembre, Per tutta la vita è stato il film di apertura della sezione Diritti & Rovesci del 32° Torino Film Festival, sezione presentata e voluta dal Guest Director, Paolo Virzì. Cinque film realizzati da cinque cineaste italiane cha trattano di questioni sociali importanti.

    La regista di Per tutta la vita.
    La prima regista che Virzì ha presentato è stata Susanna Nicchiarelli, nata a Roma nel 1975. Dopo la laurea in filosofia, ha proseguito gli studi con un perfezionamento presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, poi ha frequentato il Centro Sperimentale di Cinematografia diplomandosi in regia. Nel 2009 ha girato il suo primo lungometraggio, Cosmonauta, sulla sua adolescenza, vincitore del premio Controcampo Italiano alla 66a Mostra del Cinema di Venezia, nominato come miglior regista esordiente sia al Nastro d’Argento che al David di Donatello, vincitore del FrauenfilmFestival di Colonia e del Ciak d’Oro Miglior Opera Prima 2010. Nel novembre del 2012 ha realizzato il suo secondo lungometraggio, La scoperta dell’alba, con Margherita Buy e Sergio Rubini, presentato in apertura al Festival Internazionale del Film di Roma, selezione ufficiale Prospettive Italia.

    Tra i suoi lavori, alcuni dei quali prodotti con la società di produzione Nicchia Film, sua e del fratello, ricordiamo: i documentari Ca Cri Do Bo (I diari della Sacher), prodotto dalla Sacher di Nanni Moretti, per cui ha lavorato come assistente, Il Terzo Occhio e L’Ultima Sentinella; i cortometraggi Il Linguaggio dell’Amore e Giovanna Z., una storia d’amore; e i due cortometraggi di animazione a passo uno, Sputnik 5 (vincitore del Nastro d’Argento miglior cortometraggio di animazione 2010) ed Esca Viva.

    Il film che ha aperto Diritti & Rovesci.
    In Per tutta la vita la regista fa una riflessione, a quarant’anni dal referendum sul divorzio, sulla battaglia civile che c’è stata, su cosa significava sposarsi prima e dopo la legge sul divorzio. Attraverso il racconto fatto dai protagonisti di storie d’amore finite bene o male, tutte di coppie che lei conosce molto bene (la prima è quella dei suoi genitori, la seconda è quella dei genitori del montatore, ex fidanzato della regista) si riflette sulla possibilità dell’amore eterno, mentre un’etologa ci aiuta a rispondere alla domanda che sottostà a tutta la questione: l’uomo è un animale monogamo? La coppia è un fatto sociale o un fenomeno naturale?

    «Con l’occasione dell’anniversario del referendum sul divorzio – ha affermato la regista –, della campagna elettorale che ci fu e dell’importantissima battaglia civile di quegli anni, ho cercato di fare un film che parlasse dell’amore, ossia di come e perché s’inizia una vita di coppia, e di come questa vita in comune ad un certo punto finisce. Volevo anche ricordare com’era distante, e al tempo stesso vicina, l’Italia del 1974, ma soprattutto ho cercato di capire se il significato del matrimonio (e del divorzio) sia cambiato negli anni: mi sono chiesta se alla base della formazione di una coppia ci sia un istinto naturale, oppure solo un fenomeno sociale. Non so se ho trovato delle risposte, il film racconta la mia ricerca».

    Le tematiche trattate nella pellicola.
    Nel film ci sono moltissimi torinesi: i Perturbazione che hanno regalato al film la canzone “Monogamia”, il montatore e i suoi genitori. Anche i genitori della regista sono presenti nel film e in sala. «L’idea – ha rivelato la regista  mi è venuta perché prima avevo pensato di girare un film negli anni del referendum sul divorzio, ma poi era troppo complicato, così ho fatto una grande ricerca di archivio e ho scoperto che veniva mostrata l’immagine di un’Italia molto particolare. Infatti al referendum ci fu una grandissima partecipazione». Susanna Nicchiarelli ha ammesso la difficoltà di lavorare con persone reali di cui si conosce la storia, per questo ha usato molto rispetto nel raccontare la loro storia poiché «chi rilascia un’intervista fa un regalo enorme, per questo ho scelto di usare piani a due senza marcare troppo le espressioni dei protagonisti».

    Un altro problema che ha voluto affrontare è il fatto che «oggi moltissime donne rinnegano il femminismo, c’è molto spaesamento e confusione, fare film sull’oggi è molto difficile». Ma come ben ha affermato nel film la mamma della regista, il divorzio ha avuto senso solo grazie all’acquisizione di indipendenza delle donne, quando le donne non lavoravano e non avevano indipendenza economica, il matrimonio era l’unica possibilità per assicurarsi una casa e rispondere ai propri bisogni. Probabilmente le donne dell’epoca, senza possibilità di lavoro e autonomia, sarebbero state contrarie al divorzio.

    Questo film  afferma la regista  è costato 45 mila euro di cui una parte è stata data dal Ministero, una parte da Rai Cinema e per il resto è stato autoprodotto. Ci sono film che si possono fare spendendo pochi soldi e quindi fronteggiando la crisi. Si può fare un cinema di ricerca in cui si prendono appunti sul come si possono raccontare le storie».

    Il referendum sul divorzio in Italia.
    La discussione sull’introduzione del divorzio, in Italia avvenne nel gennaio del 1971 quando fu depositata in Corte di Cassazione la richiesta di referendum da parte del “Comitato nazionale per il referendum sul divorzio”, presieduto dal giurista cattolico Gabrio Lombardi, con il sostegno dell’Azione Cattolica e l’appoggio esplicito della CEI (Conferenza Episcopale Italiana) e di gran parte della DC e del Movimento Sociale Italiano. Solo il 12 maggio del 1974 gli Italiani vennero chiamati a decidere se abrogare o meno la legge Fortuna-Baslini, che aveva introdotto il divorzio. La schiacciante vittoria del ‘NO’, con il 59,3% dei voti, confermò la possibilità giuridica di scioglimento del vincolo matrimoniale.

    Ci furono grandi pressioni da parte dei cattolici e Virzì ha raccontato che i bambini nelle parrocchie, tra cui lui stesso, venivano intimiditi raccontando loro che dopo il referendum sul divorzio sarebbero rimasti senza mamma e senza papà. Il film riporta comizi autentici di Fanfani e Berlinguer, alcuni mai trasmessi prima, restituendo l’immagine di un’Italia forse sconosciuta ai più. Il nostro Paese purtroppo è ancora molto arretrato rispetto ad altri paesi europei su questa materia, prima di divorziare è necessario passare dalla separazione e il giudice è obbligato a fare un tentativo di rappacificazione, le legge regola delle tappe, che allungano il processo in modo ridicolo.

    Cosa dice la riforma al momento in discussione »

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    Cecilia Russo

    PhD Student presso l'Università degli Studi di Torino, ha insegnato per alcuni anni francese e materie in lingua francese presso alcuni istituti di istruzione secondaria. Francesista, è appassionata di letteratura e di viaggi.

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