22 September 2017
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    6 storie per il 2015

    6 storie per il 2015 è stato modificato: 2014-12-31 di Redazione

    Sei realtà da salvare, da conservare, da ricordare e da portare con noi nell’anno che viene. Da leggere e rileggere.

    In chiusura di questo 2014, ci siamo guardati indietro e abbiamo raccolto le storie più emblematiche tra le tematiche che ci stanno più a cuore. Sono i nostri punti di partenza per il 2015, sei storie che vogliamo portare con noi nel nuovo anno e che vogliamo rileggere e farvi rileggere.

    Il cambiamento della società in cui viviamo è complesso da raccontare proprio perché si trova sotto i nostri occhi ogni giorno. Ci sono, però, tante sfumature da cogliere attraverso lo sguardo e le parole di chi ci sta al fianco quotidianamente o di chi incontriamo solo una volta, per pochi minuti, nella nostra vita.

    La forza.
    Lucia Annibali
    è una donna forte, travolgente, che può cambiare il modo di vedere le cose dopo averla incontrata. La sua storia è conosciuta, lei non si stanca di raccontarla e ha scritto un libro per farlo. Il 27 novembre l’abbiamo incontrata e non è stato facile descrivere quell’evento, perché andava oltre i consueti canoni della cronaca, per questo le abbiamo rivolto una lettera appassionata, soprattutto per ringraziarla della forza che ci ha trasmesso e che vogliamo portare con noi »

    Una forza che ci ha trasmesso anche Iliana Martinez, la donna che sfida i narcos del Guatemala per commerciare caffè all’estero. L’abbiamo incontrata al Salone del Gusto e ci ha raccontato della propria battaglia contro la corruzione e il monopolio della droga nel suo Paese. I narcotrafficanti, che più volte hanno minacciato di ucciderla, comprano caffè in grandi quantità per riciclare il denaro sporco, ma così soffocano il commercio locale, che non riesce a uscire dal monopolio criminale, complice lo Stato. Iliana, insieme ad altre persone, lotta ogni giorno per far arrivare il proprio caffè, e quello di altri produttori, oltre i confini del Guatemala superando il cartello dei narcos. Una lotta terribile che racconta con leggerezza, un sorriso e un velo di tristezza negli occhi. Una donna che vogliamo portare con noi nel 2015 »

    La speranza.
    Ma se guardiamo “in casa nostra” ci sono storie che non possiamo lasciare nel passato, un po’ perché ci riguardano da vicino, un po’ perché hanno ancora tanto da dire. Al Torino Film Festival abbiamo visto un film, Mirafiori Lunapark, che racconta la Fiat senza la Fiat. Diverse generazioni di operai che hanno costruito la società torinese e che ora, di colpo, sono rimasti soli. Sono gli “orfani di mamma Fiat”, quelli che resistono alle manovre finanziarie e che vivono ancora, ogni giorno, nella città che hanno costruito. Sono la metafora di un Paese intero, per questo vanno raccontati »

    Le persone restano e si organizzano, trovano un modo per restare in Italia e per farlo sperimentano soluzioni che valorizzano la comunità. Andare avanti è possibile mettendo al centro i propri affetti. Il fenomeno, in crescita, dei nidi in famiglia è un esempio bellissimo, sebbene segnato dalle solite difficoltà burocratiche, che coniuga la lotta alla crisi (quanto costano gli asili nido e quanto posto c’è?) e l’opportunità di lavoro per chi ne apre uno. Sono uno dei tanti spiragli che si aprono, per questo li portiamo con noi nel 2015 »

    La memoria.
    Quello che non dobbiamo mai dimenticare è il nostro passato. Da domani, gennaio, entriamo nel mese che ospita la “Giornata della Memoria”, che è importante per ricordarci quello che c’è stato prima, ciò che rende uomini oggi e che costruirà l’uomo di domani. Il tema può essere sintetizzato dal film Memorie – In viaggio verso Auschwitz. Un lavoro introspettivo e brutale, che aiuta a comprendere le tragedie interiori di una persona. Un modo per ricordarci di restare umani, senza dimenticare chi siamo »

    Ma portiamo con noi anche la voce di chi racconta eventi molto distanti da noi, come quella ragazza che non ha voluto rivelarsi e che ci ha parlato da Hong Kong, per raccontare i retroscena della rivoluzione “degli ombrelli”. Una giovane di 22 anni che ha parlato in esclusiva con The Last Reporter per offrire un punto di vista diverso da quello dei manifestanti, una voce che riporta le cose alla giusta dimensione e che trasmette un messaggio da portare con noi nel 2015 »

    Sono sei spunti per l’anno prossimo, per capire da dove ripartire, con la cultura, gli esteri e soprattutto la cronaca sociale. Per non dimenticare chi siamo, cosa abbiamo fatto e cosa vogliamo fare. Adesso, sì, possiamo augurarvi un buon 2015.

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    Redazione

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