27 July 2017
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    A escondidas: omosessualità e immigrazione

    A escondidas: omosessualità e immigrazione è stato modificato: 2015-05-04 di Federico Sanna

    Grande successo in sala per lo spagnolo Mikel Rueda, che con il suo film, A escondidas, ha vinto il Premio Queer al 30° TGLFF – Torino Gay & Lesbian Film Festival.

    Il primo amore è nascosto: Rafa (Germán Alcarazu) e Ibrahim (Adil Koukouh) sono due ragazzi di quattordici anni che scoprono la loro omosessualità in un contesto sociale difficile. Rafa si accorge di non provare attrazione per le ragazze e sente la pressione dei compagni di classe, mentre Ibrahim, fuggito dal Marocco e approdato in Spagna anni prima, è il bersaglio della discriminazione dei coetanei, e di molti adulti, che lo spingono a isolarsi. All’inizio i due ragazzi appartengono a due mondi opposti, frequentano istituti scolastici diversi, sono in due squadre di pallanuoto in competizione. È Rafa a stabilire il contatto con Ibrahim, che nel frattempo è rimasto coinvolto in un giro di spaccio di droga. La relazione incontra molti ostacoli esterni e non è facile per i due ragazzi uscire dal nascondiglio.

    La confusione adolescenziale.
    Il periodo dell’adolescenza è percorso da grandi confusioni e turbamenti che si mescolano e mettono in discussione ogni cosa. La narrazione segue l’evoluzione dell’adolescenza: lo spaesamento dei protagonisti è lo spaesamento del pubblico, che partecipa fin dai primi istanti alla ricerca d’identità dei due ragazzi. Quindi, nella prima parte del film i frammenti narrativi non sono combinati secondo un ordine cronologico, ma avanzano rispettando la necessità di raccontare la giovinezza e la sua complessità. Gli eventi si accavallano e si rincorrono, in un gioco di immagini che riflette la dimensione del desiderio e delle prime pulsioni sessuali.

    La discontinuità si risolve nella seconda metà del film, in cui Rafa e Ibrahim trovano l’identità, sessuale e sociale. Il corso della vicenda si normalizza e viene restaurata la linearità del racconto, eliminando i flashback. Lo spaesamento lascia spazio alle certezze, la linea temporale diventa uniforme e il pubblico si concentra ora sui temi sociali che la pellicola solleva. La scoperta dell’identità sessuale è un fatto privato, da tenere nascosto. Ma se il disordine deve caratterizzare la giovinezza, che si deve osservare con le lenti della sensibilità e la comprensione, il problema dell’io in relazione alla società deve essere affrontato con spirito critico.

    Di nascosto.
    È evidente come l’ostacolo alla realizzazione della persona sia la persona stessa. Nel film la diversità rimane nascosta, sepolta, non esce allo scoperto se non quando è costretta. La società che garantisce formalmente diritti civili non ha il medesimo impegno nel quotidiano. Compulsivamente, ciò che non è lineare (si potrebbe dire la stessa adolescenza, nelle parole della madre di Rafa) è emarginato, negato come errore di sistema. Ne risulta un quadro contraddittorio: al rigore della forma della società corrisponde il sospetto che nasce dal contenuto della persona. Il tema forte sono le contraddizioni di un mondo dominato dall’emarginazione e dalla discriminazione.

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    Rafa è allontanato progressivamente dai compagni di classe, che lo accusano prima di frequentare “arabi” e poi di essere omosessuale. Ibrahim è escluso completamente, alienato dalla società e appartenente a un sottogruppo etnico. La questione dell’immigrazione è parallela a quella dell’omosessualità, perché ne condivide il destino di problematica imposta. L’immigrazione e l’omosessualità sono dei problemi che devono essere rifiutati o risolti, non esiste la possibilità di far rientrare il fenomeno di diversità nei confini del senso comune. Infatti è un problema di senso comune, quando l’emarginazione è un atteggiamento imposto dal basso.

    La giovinezza.
    Il regista ha posto molta attenzione sulla prova degli attori: la sceneggiatura, la fotografia e il sonoro sono solo il contorno della vicenda morale dei protagonisti, su cui si deve basare tutto il film. L’interpretazione deve rispecchiare i moti dell’adolescenza. Il regista ha dunque puntato tutto sulla sensibilità degli interpreti principali, che hanno la responsabilità artistica della riuscita del film. Con delicatezza e attenzione per i particolari gli attori hanno dato un volto verosimile e sincero all’adolescenza. Il regista ha scelto Germán Alcarazu e Adil Koukouh tra cinquemila ragazzi spagnoli chiamati a partecipare ai provini.

    Il premio.
    A escondidas è stato insignito del Premio Queer, che viene assegnato al film che meglio ha rappresentato le tematiche dell’omosessualità e della ricerca del sé nell’adolescenza. Un riconoscimento che si è conteso, fino all’ultimo, con il belga/canadese Je suis à toi di David Lambert. La Giuria, composta dagli studenti del DAMS di Torino e guidata dal regista Sebastiano Riso, ha poi scelto il film di Mikel Rueda.

    «Il film vincitore – si legge nella motivazione –, grazie alla struttura narrativa a puzzle e il montaggio a incastro, riesce a risolversi in un cerchio perfetto. Una delle motivazioni principali che ci ha portato alla scelta del film vincitore è stata la presenza di attori non professionisti ben diretti, che introducono freschezza, bellezza e giovinezza in un film che racconta d’amicizia e amore, indistinti, puri e profondi. Speriamo che il film vincitore del Premio Queer trovi una distribuzione italiana e che la dimensione universale di una storia carica di speranza possa così approdare anche nelle scuole».

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    Federico Sanna

    Studente di Filosofia presso l'università di Torino. Appassionato di cinema, letteratura e arte. Impegnato da 5 anni nel volontariato nell'ambito del primo soccorso.

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