20 September 2017
    sportello_ascolto_nes

    A Torino “nessuno è straniero”

    A Torino “nessuno è straniero” è stato modificato: 2015-04-07 di Paolo Morelli

    Il lavoro di NES – Nessuno è straniero, associazione che, a Torino, aiuta le famiglie straniere a integrarsi.

    Una strada anonima, in una zona stretta tra la Dora Riparia, il Campus Luigi Einaudi e l’ex Italgas, ospita una realtà che a Torino rappresenta un baluardo per la comunità e l’integrazione. Si chiama “NES – Nessuno è straniero” ed è composta principalmente da cinque donne, consapevoli che chi sta meglio può e deve aiutare chi sta peggio, per un totale di 13 volontari e tanti collaboratori. NES è Ornella Nassi (presidente), Beatrice Naretto (vicepresidente), Emi Geja, Anna Rosa Penazio e Graziella Pignari. Vanchiglia, quartiere che ospita NES, è una zona multietnica (non come la vicina Aurora, ma c’è una buona varietà di nazionalità), tra le più ferventi di Torino dal punto di vista culturale.

    La forza delle donne.
    Cosa fa NES? «Le donne devono avere consapevolezza dei propri diritti e dei propri doveri» ha esordito Ornella Nassi, subito dopo aver fatto gli onori di casa nella sede operativa di NES, in corso Farini. «Il nostro obiettivo – ha spiegato – è rendere autonome le famiglie straniere che vivono in questo stabile (ex Italgas, ndr), in modo che si integrino con il tessuto sociale della città». Si tratta, spesso, di mamme sole. Vittime della tratta, scappate dalla strada o abbandonate dai mariti, in parte perché, dopo aver avuto i figli, gettano la spugna e tornano in patria, in parte perché vengono espulsi dall’Italia.

    Le donne con figli piccoli, però, restano e devono tirare avanti in qualche modo. Spesso lavorano in nero, quando riescono a trovare un lavoro. Ma ci sono anche persone che scappano dalla guerra, o famiglie nelle quali il marito, disoccupato e depresso, si trasforma in un peso. «Le donne – spiegano – hanno più forza e sanno adattarsi, sono loro che tengono in piedi la famiglia in situazioni di difficoltà estrema come queste».

    Gli inizi.
    Un lavoro, è bene ricordarlo, completamente volontario. NES – Nessuno è straniero fa parte del Gruppo di Volontariato Vincenziano, che opera a Torino dal lontano 1836. I locali in cui opera sono stati offerti nell’ambito del “Progetto per la casa” della Fondazione Don Mario Operti, emanazione della Curia, grazie anche all’intervento di Suor Angela Pozzoli, che tiene le redini del volontariato vincenziano a Torino. Perché proprio in corso Farini? Lo stabile, dopo la chiusura della sede Italgas, ha raccolto migranti e persone in difficoltà con un’alta varietà culturale, le poche famiglie italiane ancora presenti un po’ tollerano e un po’ no. Si rendeva necessario un intervento per evitare di trasformare quell’isolato, con oltre 130 nuclei famigliari, in un ghetto.

    Tutto è cominciato con uno sportello di ascolto gestito da una donna, Aurela. Lei è stata l’inizio, il punto di appoggio per le persone spaesate di corso Farini. Quattro anni fa, Ornella Nassi e le altre volontarie hanno iniziato l’avventura di NES, partendo da quello sportello di ascolto, dal quale Aurela, dopo aver stabilito il primo contatto – superata la diffidenza tipica di chi vive situazioni estreme – ha indirizzato le famiglie verso l’associazione. «Difficile per noi – hanno rivelato – entrare in contatto con le donne. Grazie allo sportello e ai nostri eventi, stiamo entrando in confidenza con alcune di loro».

    bambini_nes

    Durante il corso “Scriviamo una fiaba”, organizzato da NES.

    Di cosa hanno bisogno.
    «Ci occupiamo sovente della prima accoglienza
    – ha aggiunto Beatrice Naretto – dopodiché aiutiamo queste persone a costruire un percorso. Spesso non conoscono l’italiano». Manca cultura, solitamente, e il compito di NES è occuparsi anche dei bambini. Ci sono doposcuola e laboratori, si organizzano gite affinché i bimbi possano imparare a relazionarsi con gli altri oltre l’orario scolastico. «I bambini – ha sottolineato Ornella Nassi – devono avere diritto allo studio, sempre e in qualsiasi situazione». Ci sono circa 40 bambini nel caseggiato ex Italgas, distribuiti tra elementari e medie per un totale – ufficiale – di 26 famiglie assistite da NES. In realtà, però, sono di più. Se qualcuno di “esterno” chiede una mano, certo non gli si chiude la porta in faccia.

    Le mamme che lavorano, poi, dove lasciano i figli durante la giornata? Non hanno nonni, fratelli o amici, né possono permettersi una babysitter. Da qui l’idea: coinvolgere le altre mamme, disoccupate, e farlo fare a loro, naturalmente pagate. In questo modo, oltre a creare lavoro, si crea comunità. La grande varietà culturale si traduce, infatti, in un grande problema di comunicazione, sono i migranti stessi a essere divisi anche nei modi di vivere. Ci sono persone che vivevano addirittura nelle palafitte, e in generale molti non sapevano nemmeno cosa fosse un condominio prima di arrivare in Italia.

    Non c’è solo questo. NES si occupa anche della formazione lavoro e sostiene le spese (non tutte, naturalmente) delle famiglie con maggiori difficoltà economiche. Un po’ pagando qualche bolletta – di quelle che, se non pagate, fanno bloccare le forniture – e un po’ facendo arrivare del cibo nei piatti di chi non se lo può permettere.

    Le risorse.
    Ogni volontaria si impegna con le proprie disponibilità, ma grazie alla rete creata sul territorio, e alla collaborazione con realtà di innovazione sociale come la social street, NES riesce a fare arrivare del cibo invenduto da mercati e commercianti, recuperato da altre associazioni, e a distribuirlo. Poi c’è la Mensa dei Malati Poveri, gestita dai Gruppi di Volontariato Vincenziano, che assicura a NES un certo numero di buoni spesa, che permettono di ritirare presso la mensa del cibo fresco. Buoni molto ambiti, che l’associazione distribuisce a rotazione alle famiglie bisognose.

    C’è infine la State Street Bank. Si tratta di una banca americana, con sede a Boston, che sovvenziona progetti di volontariato e inclusione sociale in giro per il mondo. NES ha ottenuto un finanziamento per le iniziative legate ai bambini, come le gite, la biblioteca, il doposcuola, corsi di ceramica e street art e molto altro. C’è anche l’autofinanziamento, come la vendita di oggetti usati al mercato del Gran Balôn.

    Nessuno dev’essere straniero.
    In questo periodo storico, segnato dalle difficoltà economiche e da una certa diffidenza (spesso immotivata) nei confronti dei migranti, come reagiscono gli italiani di Vanchiglia? «Sono contenti del nostro lavoro – hanno risposto le donne di NES –, non abbiamo mai avuto particolari problemi». Ci sono poi tanti altri progetti, troppi per un solo articolo, che coinvolgono la Circoscrizione 7, il Gruppo Mensa del Volontariato Vincenziano e diverse realtà sparse sul territorio. Una rete di assistenza e inclusione il cui obiettivo è creare una forte comunità affinché nessuno si senta straniero a Torino, nemmeno gli italiani.

    Foto: per gentile concessione di NES – Nessuno è straniero (in copertina: lo sportello di ascolto)

    La pagina Facebook di NES »
    Il gruppo Facebook della social street in zona Vanchiglia »

    Print Friendly

    Giornalista, collabora da diversi anni con testate online e cartacee. Si è occupato, in passato, di televisione e radio. Segue l'evoluzione del giornalismo, soprattutto attraverso gli strumenti dati dal web. Lavora come addetto stampa per enti culturali.

    Seguici su Facebook

    Resta aggiornato su Twitter