25 March 2017
    Isaf_Afghanistan

    Afghanistan: 13 anni di guerra per nulla

    Afghanistan: 13 anni di guerra per nulla è stato modificato: 2016-01-26 di Alessandro Porro

    La Nato lascia l’Afghanistan dopo 13 anni, si chiude la missione Isaf. Dal primo gennaio la sicurezza del paese passa nelle mani dell’esercito locale, addestrato in questi anni dagli eserciti occidentali. 

    Lo scoccare della mezzanotte del 1° gennaio ha segnato l’inizio di un nuovo anno e di una nuova fase per l’Afghanistan. Dopo 13 anni di guerra e peacekeeping le forze della Nato si apprestano a lasciare il paese passando le consegne all’esercito afghano. Da qui in avanti toccherà agli afghani stessi gestire quella “democrazia esportata” in un paese che ha vissuto in guerra per gli ultimi 30 anni.

    La pace che non c’è.
    Una sfida difficile perché l’Afghanistan è tutt’altro che un paese pacificato, la minaccia dei taliban e del terrorismo non è stata affatto debellata. La Nato sembra così abbandonare il campo lasciando l’opera incompiuta, dopo 13 anni di impegno. Tutto era iniziato infatti all’indomani degli attentati dell’11 settembre. Gli Usa, guidati dal cowboy Bush, avevano lanciato l’operazione “Enduring Freedom” che doveva servire a catturare lo sceicco del terrore Osama Bin Laden, la mente dietro agli attentati dell’11 settembre. Il 7 ottobre Usa e Gran Bretagna iniziavano così le operazioni militari bombardando il regime dei taliban, gli studenti coranici che dal 1996 governavano il paese. Secondo gli Usa, i talebani avevano dato asilo e sostegno ai terroristi di Al Qaeda.

    La Nato in Afghanistan.
    Due mesi più tardi iniziava ufficialmente la missione Nato, denominata Isaf, che vedeva impegnate 43 nazioni e un massimo di 150mila uomini schierati. Il bilancio di questa missione ultradecennale parla di 3.485 soldati caduti, 2.342 dei quali americani, 453 gli inglesi e 48 italiani. L’esercito afghano ha perso invece 16mila unità mentre si stima che le perdite sul fronte dei taliban si aggirino tra le 20 e le 35mila unità. C’è poi il dato sui civili innocenti uccisi negli attacchi e nelle operazioni di guerra; anche in questo caso il dato è molto probabilmente sottostimato e parla di oltre 20mila persone uccise.

    I costi della guerra.
    Oltre ai costi umani ci sono anche i costi economici. Gli Stati Uniti hanno speso nella missione circa mille miliardi di dollari, l’80% dei quali nel corso della sola amministrazione Obama. Sotto l’egida del presidente premio Nobel per la Pace, le operazioni in Afghanistan sono state intensificate proprio mentre in Iraq (dove la guerra è costata 1.700 miliardi di dollari) gli Usa riducevano il proprio impegno. Mai gli Stati Uniti erano stati così a lungo impegnati in una guerra, nemmeno l’inferno del Vietnam era durato così tanto. Al conto vanno aggiunte le spese mediche per i feriti di guerra e i veterani rientrati in patria con problemi legati all’impegno in missione e che ammontano a circa 134 miliardi di dollari. L’Italia, dal canto suo, ha speso 5 miliardi di Euro con un’escalation che ha visto aumentare gli stanziamenti dai 70 milioni dei primi due anni ai 750 milioni del 2013.

    E adesso?
    Le divise occidentali tuttavia non scompariranno del tutto dall’Afghanistan. L’Isaf lascia infatti posto ad un’altra missione della Nato, la Resolute Support, che vedrà impegnati soltanto 13mila uomini, prevalentemente con funzioni di consiglieri militari. L’intento è quello di ridurre progressivamente il contingente fino al ritiro completo che dovrebbe avvenire entro la fine del 2016. La Nato avrà compiti di pianificazione e in buona sostanza di sostegno alla democrazia e all’esercito.

    Gli Usa invece continueranno ad essere presenti con i servizi di intelligence e di anti-terrorismo. Tredici anni di guerra non hanno infatti spazzato via la minaccia dei taliban. Secondo alcune fonti il loro leader storico, il Mullah Omar, sarebbe ancora vivo e il gruppo terroristico sarebbe ancora numeroso e pienamente operativo. Nel mirino degli studenti coranici c’è il traballante governo afghano e il neo presidente Ashraf Ghani che a 3 mesi dalle elezioni non è ancora riuscito a formare un esecutivo solido.

    Le paure.
    Il timore di molti è che con il ritiro delle truppe occidentali il paese possa nuovamente scivolare nella guerra civile e nell’instabilità politica lasciando campo ai talebani o ad altre forze jihadiste. L’Afghanistan è infatti in guerra da 30 anni e nonostante 13 anni di missione resta una gigantesca polveriera dove le differenze tribali premono l’una contro l’altra minacciando di continuo la stabilità politica ed economica del paese.

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    Alessandro Porro

    Giornalista dal 2007, laureato in giurisprudenza, ha collaborato per anni con un giornale torinese e con diverse testate online. Appassionato di Francia e questioni francesi in generale.

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