20 February 2017
    salonedelgusto_agricoltura

    Africa, agricoltura al femminile

    Africa, agricoltura al femminile è stato modificato: 2014-12-26 di Cecilia Russo

    Tre realtà dell’Africa, che raccontano il lavoro agricolo portato avanti dalle donne in Marocco, Mauritania e Tunisia. L’occasione è buona per ragionare sulla condizione della donna.

    Quest’anno al Salone del Gusto ci sono molte donne che sono venute a portare i frutti delle loro cooperative, qual è la condizione delle donne oggi nell’Africa Nord-Occidentale?

    marocco_salonedelgustoIn Marocco.
    Una delle donne della cooperativa agricola Amasnighrem, non molto distante da Marrakech, racconta che la situazione delle donne dipende molto dalla tipologia della famiglia di origine, ci sono famiglie molto tradizionaliste e famiglie molto aperte. «Il solo problema di una donna in Marocco è che per lavorare deve fare molti più sforzi rispetto a un uomo». Spesso le donne devono badare ai figli, non potendo quindi lavorare, perché le scuole sono troppo care. Ma colpisce il dato che, una volta cresciuti i figli, molte casalinghe decidono di tornare a studiare, anche all’università, e di investire su loro stesse.

    «In realtà – continua il racconto – già prima dell’indipendenza del Marocco, molte donne andavano all’università, dopo è stata piuttosto la condizione polico-sociale, con strade insicure e pericoli ricorrenti, a frenare l’indipendenza delle donne che temevano di uscire di casa da sole». Ma qual è l’obiettivo di questa cooperativa al Salone del Gusto? «Vogliamo far riconoscere la regione della Tamaguert, vicino a Marrakech. È una regione di piccoli agricoltori dove le donne lavorano per aiutare le loro famiglie». La cooperativa Amasnighrem è formata da otto donne che grazie ai campi dei loro mariti producono couscous, semola d’orzo e berkoukech (un piatto tradizionale marocchino).

    mauritania_salonedelgustoLa situazione in Mauritania.
    In Mauritania la cooperativa Imraguen produce bottarga e sale. Dieci donne hanno fondato questa attività, ogni gruppo prima di lavorare ha ricevuto una formazione, grazie a questo lavoro le donne possono mandare i figli a scuola e possono avere degli orari flessibili che permettano loro di seguire la famiglia in maniera adeguata. Le figlie di queste donne che non riusciranno a ottenere il diploma potranno lavorare in cooperativa. «Oggi – aggiunge Fatma Khlil, socia della cooperativa – il 50% delle donne in Mauritania sceglie Medicina, Legge o giornalismo».

    tunisia_salonedelgustoTunisia: l’Italia del passato recente.
    Incontriamo poi una famiglia tunisina che produce il grano Lansarin (una tipologia di grano duro) e possiede un’azienda familiare in cui lavorano anche tre donne. Parlando con Nabil, il proprietario, e sua moglie, scopriamo che la donna tunisina ha accesso alla cultura e all’istruzione da molti anni. L’unica differenza, rispetto alla donna europea, è che quelle tunisine sono un po’ meno libere a causa degli anziani conservatori, molto legati alle tradizioni. «Ci sono mestieri come la ballerina, o la cantante – spiega Nabil – che una ragazza non può nemmeno immaginare di fare, in quanto sono considerati ambienti pericolosi. Le ragazze possono scegliere che tipo di studi intraprendere e con che tipo di ragazzi uscire, il padre dovrà poi, però, dare il suo parere rispetto a chi dovrà sposare la figlia».

    Rispetto al matrimonio la famiglia spiega che esiste ancora un retaggio culturale che induce le ragazze non più vergini a ricorrere ad operazioni chirurgiche per tornare vergini, in Tunisia la verginità è ancora un valore sacro. «Ma la colpa – secondo Nabil – non è delle donne, ma dei ragazzi che dopo aver usato queste donne non sono in grado di prendersi le loro responsabilità ed essere mariti».

    Questi racconti ricordano molto la situazione della donna in Italia nei primi anni del Secondo Dopoguerra (anche se alcuni retaggi sopravvivono in certe realtà ancora oggi), forse le differenze tra Europa e Africa Nord-Occidentale, almeno nei paesi citati, non sono poi così grandi.

    Print Friendly
    Cecilia Russo

    PhD Student presso l'Università degli Studi di Torino, ha insegnato per alcuni anni francese e materie in lingua francese presso alcuni istituti di istruzione secondaria. Francesista, è appassionata di letteratura e di viaggi.

    Seguici su Facebook

    Resta aggiornato su Twitter