22 September 2017
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    Al-Qaeda, Is e succursali: vademecum della jihad

    Al-Qaeda, Is e succursali: vademecum della jihad è stato modificato: 2016-01-26 di Giovanni Migone

    Jihad (“lotta” o “battaglia”) è una parola che negli ultimi quindici anni si è fatta largo nel nostro vocabolario fino a diventare di uso comune. Sebbene le ideologie che sottostanno ai movimenti jihadisti rimangano quasi identici, i gruppi di combattenti hanno origini e appartenenze differenti tra loro.
    Una piccola guida alle principali fazioni jihadiste, da al-Qaeda allo Stato Islamico.

    Stato Islamico (Isis) e al-Qaeda possono essere semplici nomi. Eppure ciò che rappresentano è qualcosa di ben più allarmante. Una minaccia che con gli anni si è fatta sempre di più vicina alla nostra realtà. Le formazioni sunnite che portano avanti progetti jihadisti sono sostanzialmente due: Al-Qaeda e lo Stato Islamico. Al di sotto di queste “case madri” esistono una miriade di gruppi jihadisti minori che, secondo evoluzione, si sono schierate sotto l’una o l’altra bandiera.

    Al-Qaeda.
    In principio era al-Qaeda. Era il 1989 e le truppe sovietiche abbandonavano l’Afghanistan, lasciandosi alle spalle un Paese martoriato da dieci anni di combattimenti. La fine del conflitto non fece altro che esasperare le differenze ideologiche ed etniche tra le milizie Mujaheddin, trascinando la nazione in un altro decennio di lotte intestine, dalle quali emersero in rapida successione numerosi gruppi estremisti religiosi, come i Talebani e, appunto, al-Qaeda. L’organizzazione jihadista di Osama Bin Laden sale alla ribalta internazionale con gli attacchi dell’11 Settembre e assume negli anni successivi un ruolo di guida dell’azione terroristica internazionale. I suoi membri sono attivi nei maggiori conflitti, dalla Somalia alla Siria, dal Maghreb al Pakistan, sebbene vadano identificati all’interno di gruppi classificati come “affiliati” della rete qaedista.

    Al-Shabaab, al-Qaeda nella Penisola Araba (AQAP) e nel Maghreb Islamico (AQIM).
    È questo il caso di al-Shabaab, organizzazione jihadista attiva soprattutto nelle regioni meridionali della Somalia e che il 2 aprile di quest’anno si è macchiata della strage dell’Università di Garissa in Kenya, dove 150 persone hanno perso la vita. Lo stesso ragionamento vale per al-Qaeda nella Penisola Araba (AQAP), nata nel 2009 dall’unione tra al-Qaeda in Yemen (AQY) e i gruppi jihadisti sauditi, e per al-Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM), entrambe parti integranti della macchina del terrore qaedista. La prima ha rivendicato gli attacchi di inizio 2015 alla redazione parigina di Charlie Hebdo, mentre la seconda, attiva ufficialmente dal 2007, lotta per la creazione di una nazione islamica lungo il confine tra Mali, Algeria e Libia.

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    Lo Stato Islamico: Da al-Qaeda in Iraq (AQI) allo Stato Islamico dell’Iraq.
    Nonostante le differenze, per quanto relative, esistano, anche lo Stato Islamico (IS) nasce da una costola di al-Qaeda. Nel 2003-2004 in risposta all’invasione statunitense dell’Iraq, jihadisti di ogni nazionalità si riversano nelle regioni arabosunnite, dando vita ad un movimento di guerriglia antiamericana e fomentando il conflitto tra sciiti e sunniti. Il loro leader, Abu Mus’ab al-Zarqawi, chiede e ottiene da Bin Laden la denominazione ufficiale di al-Qaeda in Iraq (AQI), sebbene tra il neonato gruppo e la casa madre l’intesa rimanga scarsa, fino a che, nel 2006, il nome viene cambiato, passando da AQI a Stato Islamico dell’Iraq (ISI).

    Lo scenario siriano: il caso del Fronte al-Nusra.
    Con l’avvento di al-Baghdadi a capo dello Stato Islamico e lo scoppio della Guerra civile in Siria (2011), l’ISI fa le prime prove di espansione: in Siria viene inviato Abu Muhammad al-Julani con lo scopo formare un nuovo nucleo jihadista legato allo Stato Islamico. Il Fronte al-Nusra cresce velocemente e il futuro califfo decide di riunire la nuova formazione con l’originale, sotto la bandiera dello Stato Islamico dell’Iraq e della Siria (ISIS). La retrocessione a un ruolo subordinato però non va giù ad al-Julani, che ottiene in via ufficiale l’affiliazione ad al-Qaeda. L’assenso di al-Zawahiri (succeduto nel frattempo a Bin Laden) all’autonomia di al-Nusra trancia ogni legame che univa lo Stato Islamico ad al-Qaeda e sancisce l’inizio di un periodo di attrito (che contempla anche scontri armati) tra le due organizzazioni, non certo migliorato dall’autoproclamazione del Califfato subito dopo la presa dell’Iraq. Dal 2014, infine, si parla di Stato Islamico (IS), senza alcun riferimento geografico, suddiviso in wilayah (province).

    Boko Haram.
    Il gruppo terroristico nigeriano è l’affiliato dello Stato Islamico maggiormente noto. Opera nello stato del Borno, al confine con Ciad e Camerun, dove la sua azione negli ultimi sei anni avrebbe ucciso oltre 10.000 persone. Il movimento, nato nel 2002 per iniziativa del leader spirituale Muhammed Yusuf, agì pacificamente per i primi sette anni della sua esistenza, fino agli scontri del Luglio 2009, scoppiati in seguito all’arresto dei capi della setta. Da quel momento in poi, Boko Haram ha fatto dello jihadismo la propria missione, culminata con l’affiliazione all’IS, avvenuta nel marzo 2015.

    Per approfondire, leggi “Geografia del jihad” »

    In copertina: i primi Talebani dell’Afghanistan negli anni ’80 (aljazeera.com)

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    Giovanni Migone

    Milanese, classe 1987. Aspirante giornalista, si é laureato in Storia con una tesi sui conflitti religiosi in Iran, sbocco naturale del suo interesse per la geopolitica del Medioriente. Da diversi anni dà sfogo alla sua passione per il calcio collaborando con una testata sportiva.

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