25 April 2017
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    Jacomini, l’uomo che illumina la Disney

    Jacomini, l’uomo che illumina la Disney è stato modificato: 2015-01-16 di Davide Gambaretto

    A margine del suo intervento a View Conference, siamo riusciti a intervistare Alessandro Jacomini, lighting supervisor di casa Disney, che ci ha raccontato qualche cosa di più sul suo intrigante lavoro.

    «Il mio ruolo alla Disney è quello di lighting supervisor, vale a dire che mi occupo della supervisione di alcune sequenze del film dal punto di vista dell’illuminazione – racconta Alessandro; lo sguardo che, a intermittenza, si rivolge verso Francesca, l’addetta stampa di View Conference che gli rammenta la lunga lista di impegni per la giornata – dopo che i modellatori e gli animatori hanno fatto il loro lavoro, io e i miei collaboratori interveniamo, curando la resa visiva finale della scena».

    Cosa ha detto durante la conferenza »

    Disponibile e simpatico, Jacomini continua a raccontarci alcune delle particolarità che compongono il suo lavoro.
    «Soltiamente si pensa che quando ci si occupa dell’illuminazione di un film d’animazione sia tutto un: “la scena è ambientata all’interno e la luce arriva da una lampada, quindi bisogna far sì che la luce sembri arrivare realmente da quella lampada”. Non è solo questo, c’è anche un aspetto più profondo legato all’emotività delle scene».

    Qualche esempio?
    «Quando ho lavorato a “Frozen”, mi sono occupato soprattutto della scena in cui Elsa costruisce il suo palazzo di ghiaccio, durante la canzone “Let it Go” (“All’alba sorgerò”). Una parte davvero difficile, si doveva prestare attenzione non solo al riverbero della luce su ghiaccio e neve, da un punto di vista tecnico, ma anche alle emozioni trasmesse dalla protagonista. Tutte queste scene cariche di pathos, nel tempo sono diventate un po’ il mio marchio di fabbrica. Anche in “Big Hero 6”, quando bisognava supervisionare una scena del genere, ecco che venivano a battermi sulla spalla e io entravo in campo».

    La nostra breve chiacchierata continua senza pause, mentre gli domandiamo come si sviluppino le relazioni tra il suo reparto e le altre figure professionali, coinvolte nella lavorazione di una pellicola animata.
    «Ovviamente ci sono centinaia di figure professionali che partecipano alla realizzazione di un cartone. Solo nel mio team eravamo 80 persone. Per fortuna, alla Disney, le gerarchie, parlando da un punto di vista artistico, non sono poi così importanti e lo scambio di idee rimane continuo. Il rapporto è di stretta collaborazione, soprattutto con figure quali l’art director o il direttore della fotografia: molto spesso io divengo quasi una loro estensione. Questo clima di creatività assoluta è molto importante, perché mi permette di svolgere il mio lavoro in maniera semplice ed efficace».

    Nel finale ci lasciamo andare a un po’ di banalità, invitando Alessandro a raccontarci quale aspetto di Big Hero 6 sia stato il più difficile da realizzare, dal punto di vista delle luci.
    «Sicuramente Baymax. Si tratta di un enorme robot gonfiabile con un’illuminazione interna indipendente. Riuscire a inserirlo al meglio in un film, in cui sono già presenti tutte le altre fonti di luci “esterne” è stato davvero arduo».

    E avendo avuto la fortuna di visionare alcune scene di Big Hero 6 in anteprima, possiamo assicurarvi che Alessandro e il suo team sono riusciti a rendere in maniera perfettamente naturale questo grande e grosso “pallone robot”.

    Foto: panorama.it

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    Davide Gambaretto

    Storico dell’arte, curatore indipendente e scrittore. I suoi precedenti impieghi in ambito artistico includono Artissima Fair, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Attitudine Forma. Musicologo a tempo perso, è appassionato di letteratura, cinema, graphic novel e pallacanestro. Gestisce il blog musicale "La Lira di Orfeo" e realizza laboratori didattici di arte e scrittura per scuole elementari e medie.

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