21 September 2017
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    L’alluvione ad Alba, 20 anni dopo

    L’alluvione ad Alba, 20 anni dopo è stato modificato: 2015-06-15 di Redazione

    Il ricordo della città di Alba e della Ferrero, l’Azienda, che il 5 novembre 1994 si ritrovò coperta da due metri di fango. La forza di una città, l’impegno a non dimenticare.

    L’alluvione, ad Alba, la ricorda chiunque: chi era adulto, ma anche chi era un ragazzino. Persino chi non era ancora nato, e la rivive nei racconti degli altri. La sera del 5 novembre 1994, lungo il Tanaro, morirono 70 persone.

    La sirena della Ferrero e il convegno Cgil.
    Per molti albesi il ricordo coincide con il suono della sirena della Ferrero. L’Azienda, come la chiamano in città, si trova vicino alla confluenza tra il fiume Tanaro e il Talloria, più piccolo. Quella notte la fabbrica fu coperta con due metri d’acqua e fango. Dentro c’erano circa 150 operai, che si salvarono rifugiandosi sul tetto e sperando che questo bastasse; molti hanno in mente l’immagine surreale del mattino dopo, con il sottopassaggio poco distante inondato di acqua, fango e sorpresine gialle dell’Uovo Kinder. Ma proprio da quegli ovetti Alba è ripartita.

    In un primo momento fu addirittura impossibile capire se la Ferrero avrebbe continuato a esistere; già il 7 novembre i dipendenti accorsero spontaneamente per rendersi utili, e in quaranta giorni tutti i reparti ripresero a lavorare. Il 5 novembre 2014 Stefania Crogi, segretario nazionale del FLAI Cgil, è intervenuta ad Alba al convegno “Il lavoro prezioso 1994-2014”, organizzato dal suo sindacato: ha sottolineato come il legame tra Ferrero e lavoratori sia uno degli aspetti che più colpiscono della vicenda.

    Lo spettro dell’allerta meteo.
    La storia della Ferrero è dunque l’emblema di quell’alluvione; ma i drammi furono molti, tante le vittime. L’assessore comunale di Alba Luigi Garassino ha sottolineato come in vent’anni la mentalità degli albesi sia cambiata. Il caso ha voluto che proprio il 5 novembre 2014 la città sia stata coinvolta da un allarme meteo di grado due, un livello alto se si considera che il massimo è tre. Continua Garassino: «Oggi può sembrare assurdo, ma vent’anni fa diverse persone furono travolte o rischiarono di esserlo mentre erano sui ponti a vedere quanto fossero grandi i fiumi». Alberto Valmaggia, assessore regionale alla Protezione Civile, ha affermato che «oggi c’è una rete che all’epoca non ci si poteva nemmeno immaginare. A metà settembre 2014 una grande esercitazione ha coinvolto circa mille persone da Garessio in giù, lungo il corso del Tanaro: oggi si sa chi deve fare cosa, quando e in che modo».

    La storia di Valter Agnelli.
    All’epoca era tutto diverso. Valter Agnelli, odontoiatra albese, ha raccontato un aneddoto incredibile: «Ho passato la notte tranquillo. Non avevo idea di cosa stesse succedendo. La domenica, di mattina presto, spinto non so da cosa prendo stivali e cerata, metto una pala in macchina e scendo in città». Agnelli andò dai Vigili del Fuoco, e poi in Comune: «Dicono che non si trova più la Signora Sobrino». I numeri sono una cosa; la Signora Sobrino è tutt’altro. Visto che non ci sono mezzi, che nessuno ha informazioni, tutti tornano alle proprie case.

    La storia del giorno successivo è inverosimile, anche se reale: «È lunedì, fa giorno e si torna in piazza; la scena era diversa, erano arrivati i primi soccorsi nella notte. Le Misericordie dalla Toscana e alcuni mezzi militari. Appena arrivato mi avvicino al Sindaco e a Zanoletti (senatore albese, ndr); contemporaneamente arriva un Capitano dell’Esercito: “Buongiorno, è qui il centro di coordinamento? Ho due camion, 50 soldati ed un carroponte, dove possiamo essere utili? Tutti si guardano, poi mi guardano ed il Sindaco gli dice: “Andate con lui che sa cosa farvi fare”». Agnelli stesso rimase stupito, ma non c’erano altri che potessero comandare, e quindi per tutto lunedì 7 novembre 1994 organizzò soccorsi, scambiò militari con mezzi meccanici, salvò quel che si poteva salvare. Solo 48 ore dopo la grande pioggia, il martedì mattina, arrivarono dei veri soccorsi organizzati e i privati cittadini poterono lasciare spazio alla Protezione Civile: Agnelli, odontoiatra albese, ha concluso il suo racconto: «Ho ripreso le mie cose e sono tornato a casa con qualche esperienza in più».

    La città di Alba oggi.
    Alba ha avuto la fortuna di avere molti Valter Agnelli, ma non sta al privato cittadino affrontare simili catastrofi. C’è da sperare che l’assessore Valmaggia abbia ragione quando dice che «l’epoca della disorganizzazione, della buona volontà del singolo, del “non si sa chi deve fare cosa” è finita».

    In questi giorni, ad Alba, rimane il ricordo delle tragedie: il 6 novembre, come ogni anno, una corona di fiori bianchi è stata gettata nel fiume Tanaro dal vecchio ponte ad Alba in ricordo delle nove vittime cittadine; il 7 una fiaccolata è partita dalla Ferrero e dalla periferia a est della città per arrivare in centro e ricordare la tragedia. In quest’occasione il sindaco, Maurizio Marello, ha dichiarato che secondo molti la Protezione Civile come la conosciamo oggi è nata proprio ad Alba, a inizio novembre 1994, con un coordinamento imbastito senza preavviso nella Sala Consiliare del Comune. Il tutto con l’impegno a fare in modo che quanto accaduto non si ripeta più.

    Mauro Tezzo

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    Redazione

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