26 April 2017
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    Amianto, cosa succede all’Università di Torino

    Amianto, cosa succede all’Università di Torino è stato modificato: 2015-04-17 di Paolo Morelli

    Nel 2013 era stata assicurata «l’assenza di fibre di amianto» nella struttura di Palazzo Nuovo, l’Asl dice il contrario. Ora il Rettore è indagato.

    Fa sorridere l’improvvisa scoperta mediatica che a Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche dell’Università di Torino, ci sono muri pieni di buchi, rattoppati alla bell’e meglio, e scale fatiscenti. La sede universitaria, probabilmente la più nota e frequentata della città di Torino, versa in queste condizioni da anni. Sono morte tre persone che lavoravano lì (due nel 2012, una nel 2014) a causa del mesotelioma pleurico, dovuto alle fibre di amianto. Dalle indagini, avviate dal pm Raffaele Guariniello nel 1999, era emersa «la presenza di materiali contenenti amianto sino almeno al 2003».

    Nel 2013: “non c’è amianto a Palazzo Nuovo”.
    Poi ci sono stati i lavori di bonifica. Ultimi, quelli che si sono conclusi lo scorso anno e che tanta preoccupazione avevano generato. Fu Piero Cornaglia, ex dirigente del settore Edilizia dell’Università di Torino, ora passato ai Sistemi informativi dell’ATC, a tranquillizzare gli animi: «I campionamenti eseguiti sull’aria sia prima che dopo la bonifica hanno dimostrato l’assenza di fibre di amianto».

    Lo disse nel 2013, quando le polveri sollevate dai primi lavori di ristrutturazione della facciata di Palazzo Nuovo, che fra le altre cose avevano eliminato gran parte delle coperture di amianto rimaste, suscitarono qualche paura. Cinque dipendenti accusarono problemi di salute ma, stando a quanto dichiarava Damiano Allegro, del Dipartimento di Scienze Mediche, erano imputabili a «fumi di saldatura o di polvere che si solleva nel momento in cui vengono rimosse le vecchie finestre».

    Il linoleum sbriciolato.
    Gli ispettori dell’Asl, però, hanno rilevato la presenza di fibre di amianto all’interno dell’edificio. In particolare: tre scale che portano dal primo al sesto piano, magazzini e depositi adiacenti a una decina di aule e tre uffici amministrativi. Le bonifiche effettuate, quindi, non sarebbero state sufficienti. È questo il motivo per cui il pm Guariniello ha iscritto il Rettore Gianmaria Ajani nel registro degli indagati per «omissione dolosa di cautele per gli infortuni sul lavoro». Lo Spresal, dipartimento per la sicurezza sul lavoro dell’Asl, ha accertato la presenza di amianto deteriorato all’interno della sede delle facoltà umanistiche. Secondo la direttrice, la dottoressa Antonella Lantermo, il pericolo è «immediato».

    Il problema riguarda i pavimenti di linoleum che, se in buono stato, non creano problemi, ma se si sbriciolano diventano pericolosi. Il linoleum utilizzato a Palazzo Nuovo è vinil-amianto, che contiene l’1% della fibra cancerogena. «Abbiamo rimosso questo pavimento in quasi tutto l’edificioha spiegato Franco Melano, dell’Unità di Processo manutenzione ordinaria edile – e rimangono solo queste scale e altri spazi individuati dall’ispezione».

    La reazione del Rettore.
    Mentre alcuni studenti ne chiedono le dimissioni, il Rettore, infuriato, ha spiegato a Repubblica che «dall’inizio del mio mandato (partito il 1° ottobre 2013, ndr) ho detto che abbiamo un problema di sicurezza in alcuni edifici e per questo ho voluto la convenzione con l’Arpa, su cui abbiamo investito più di 500.000 euro».

    Stando alle sue dichiarazioni, i dieci giorni di chiusura, che partiranno da oggi, 17 aprile, alle ore 15, potrebbero addirittura prolungarsi, ma solo nella peggiore delle ipotesi: «Non riaprirò – ha spiegato – fino a che non mi verrà consegnata una lettera di Arpa e Spresal in cui si certifica che la struttura è completamente sicura, fosse anche aspettare il 2040 per concludere i lavori». Nel frattempo, l’Ateneo sta provvedendo a riorganizzare l’attività dell’edificio per spostarle nelle altre sedi poco distanti, in primis il Campus Luigi Einaudi e l’Aula Magna della Cavallerizza Reale. I lavoratori, intanto, hanno chiesto assolute sicurezze e maggiori verifiche nella struttura, esprimendo qualche perplessità sul fatto che da oggi al 27 aprile si riesca a risolvere, una volta per tutte, questo problema.

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    Giornalista, collabora da diversi anni con testate online e cartacee. Si è occupato, in passato, di televisione e radio. Segue l'evoluzione del giornalismo, soprattutto attraverso gli strumenti dati dal web. Lavora come addetto stampa per enti culturali.

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