19 October 2017
    anime_belle

    Anime belle, quattro storie di coraggio

    Anime belle, quattro storie di coraggio è stato modificato: 2015-07-05 di Cecilia Russo

    Il coraggio e la coscienza di uomini comuni in tempi difficile. “Anime belle” (Einaudi) raccoglie quattro storie che cambiano la vita.

    Si dice che chi tace acconsente, ma ci sono situazioni in cui chi tace sta zitto e basta. Il libro scritto da Eyal Press, per la nuova collana Passaggi di Einaudi, racconta quattro storie di quattro individui coraggiosi che con le loro scelte hanno cambiato la vita di molte persone.

    L’autore.
    Eyal Press è un giornalista newyorkese, i cui lavori sono apparsi su New York Review of BooksThe New York Times Magazine, The Atlantic, The Nation, and the Raritan Review. Ha scritto Beautiful Souls: Saying No, Breaking Ranks and Heeding the Voice of Conscience in Dark Times (2012), e Absolute Convictions (2006) e ha vinto nel 1997 il James Aronson Award per il suo giornalismo  di denuncia.

    Il libro.
    Fin dal prologo, Press chiarisce che il suo obiettivo è raccontare storie di persone che hanno scelto di fare qualcosa controcorrente, pur rischiando la loro vita: «Il mio libro riguarda questi non conformisti, il mistero di che cosa spinge alcune persone a compiere un gesto rischioso e trasgressivo – a fermarsi, dire no, resistere – quando si ritrovano gettate in una situazione moralmente compromettente» (p. 5).

    Proprio quando tutto sembra andare storto: il lavoro manca, la crisi aumenta, le persone sembrano pensare solo al proprio interesse personale, è necessario invertire la rotta e fare una scelta, seppur trasgressiva, occorre «decidere se conformarsi o resistere significa esattamente questo: scegliere». Tuttavia non occorre per forza essere rivoluzionari per cambiare le cose: «gente appartenente alla maggioranza, che non ha mai pensato a se stessa come un movimento di opposizione, che non deve passare dall’altra parte per dire no al sistema e che chi si ritrova a farlo non perché ne abbia respinto gli ideali ma perché semmai credeva in quegli ideali» (p.8).

    L’autore si interroga a proposito di coloro che vivono passivamente le scelte altrui, coloro che vedono il male ma non si oppongono, anche perché «non è mai facile dire di no, soprattutto nelle situazioni estreme, ma è sempre possibile, quindi è necessario provare a capire come e perché donne e uomini comuni a volte rendono reale ciò che è difficile ma possibile».

    Eroi della porta accanto.
    Le quattro storie sono diverse per luoghi e tempi. La prima storia è ambientata nel 1938 e il protagonista è un capitano della polizia che ha violato il suo dovere, autorizzando molti ebrei a varcare la frontiera Svizzera, il suo gesto non fu compreso da molti. Tuttavia Grüninger, questo il nome dell’uomo, «non era un ribelle, ma uno che ci credeva veramente, un conservatore, un patriota che sottoscriveva con tutto il cuore i principi di un sistema di credenze che la successiva caduta avrebbe rivelato essere un mito. Lui aveva violato una politica che incontrava scarsa opposizione tra i suoi concittadini e colleghi».

    La seconda storia è ambientata nei Balcani e racconta di un serbo che si oppone alla divisione etnica che spaccava la ex Jugoslavia agli inizi degli anni Novanta, cecando di salvare più persone possibili facendo passare molti prigionieri croati per serbi. In entrambe le storie i protagonisti fanno il contrario di ciò che gli è stato ordinato per cercare di salvare delle vite. Nel terzo capitolo un soldato israeliano decide di non obbedire agli ordini dei suoi superiori, opponendosi alla violenza e affrontando con coraggio due tumori e un’esistenza divisa tra la sua nazionalità americana e le sue origini israeliane. La quarta storia la riguarda una broker americana che ha perso il lavoro perché si è rifiutata di vendere uno strumento finanziario, per la paura di esporre a rischi i propri clienti.

    Il libro fa riflettere molto il lettore sull’importanza della scelta di ogni singolo individuo o della sua noncuranza, del suo voltarsi dall’altra parte nonostante il male sia sotto i suoi occhi. «Guardate i più grandi crimini della storia dell’umanità furono perpetrati da pochissime persone. La maggioranza era composta soltanto da astanti, da spettatori, che non vi presero parte attiva ma lasciarono soltanto che accadesse» (p. 130).

    Print Friendly
    Cecilia Russo

    PhD Student presso l'Università degli Studi di Torino, ha insegnato per alcuni anni francese e materie in lingua francese presso alcuni istituti di istruzione secondaria. Francesista, è appassionata di letteratura e di viaggi.

    Seguici su Facebook

    Resta aggiornato su Twitter