28 April 2017
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    Anonymous contro Isis: fase due

    Anonymous contro Isis: fase due è stato modificato: 2015-02-09 di Paolo Morelli

    Nuovo video di Anonymous: finisce #OpCharlieHebdo, inizia #OpIceIsis. Identificato il principale hacker del Califfato, vive in Tunisia.

    La guerra informatica all’Isis, condotta da Anonymous, è passata al secondo capitolo. Archiviata l’operazione iniziale #OpCharlieHebdo – con tanto di sospensione dell’account ufficiale da parte di Twitter – gli hacktivisti hanno inaugurato #OpIceIsis. Nella precedente operazione, l’organizzazione aveva tracciato centinaia di account sui social network, utilizzati dagli jihadisti per fare proselitismo, e decine di siti web di propaganda. Molti erano stati mandati offline e moltissimi account social erano stato sospesi. «Non ci sarà un luogo sicuro per voi sul web – annunciano gli Anonymous nel video diffuso ieri, rivolgendosi ai terroristi dell’Isis –. Voi non siete musulmani».

    Gli account mappati e colpiti.
    Nella descrizione abbinata al video caricato su YouTube, gli hacktivisti allegano due link, uno dei quali riporta a un lungo elenco caricato su Pastebin che raccoglie la mappatura realizzata dagli Anonymous. Ci sono tantissimi account Twitter tra cui quello di Abdullah Mohamed Mhaisni, considerato l’obiettivo numero uno in virtù dei suoi 345.000 follower. Dopo gli innumerevoli account Twitter c’è una sfilza di indirizzi email che, stando a quanto dicono gli hacktivisti di Anonymous, apparterrebbero a persone legate al jihad. L’obiettivo, ora, è colpire i reclutatori, che utilizzano Internet come mezzo principale della propria propaganda, attirando centinaia di “foreign fighters” a rimpolpare l’esercito dell’Isis. La parte più importante, però, deve ancora venire.

    La lettera di Anonymous.
    Arturo Di Corinto è un giornalista italiano che si occupa di web e innovazione digitale, lavora per Repubblica e ha diretto il sito Italia.it dal quale si è dimesso tra le polemiche (aveva mosso delle fortissime accuse alla gestione). Ieri, Anonymous si è rivolta direttamente a lui, con una lettera pubblicata sempre su Pastebin. «Ti scriviamo alla luce dell’operazione “Ice Isis” – si legge – nella quale abbiamo smantellato e distrutto le infrastrutture di comunicazione e reclutamento dell’organizzazione terroristica che si fa chiamare Isis». Si parla di oltre 20.000 siti attaccati, su domini francesi, con un’operazione avviata già a luglio del 2014. La lista degli account Twitter sospesi è lunghissima (ma comunque più corta degli obiettivi) e si può consultare qui.

    Il principale hacker dell’Isis.
    «Come sai
    – continua la lettera – un raid aereo giordano ha ucciso il principale hacker dell’Isis, quello che era riuscito a penetrare nell’account del Comando Centrale Usa. L’altro bravo hacker dei loro è tunisino e ha creato un team: “The Fallaga DZ Team”. Lavorano incessantemente per creare caos e danneggiare siti innocenti». Questo hacker è stato individuato, di lui si sa praticamente tutto anche se è probabile che le informazioni pubblicate nella lettera siano già state cambiate. Si chiama Majdi Mgaidia e risiede a Manouba, in Tunisia. Avrebbe studiato alla Bordeaux Management School, oggi Kedge Business School, con sede a Talence, sobborgo di Bordeaux in Francia.

    Esiste un progetto lanciato due anni fa in Tunisia, chiamato Localhost.tn, un servizio di hosting tutto tunisino dedicato a studenti e professionisti del settore web. Come spiegava proprio Majdi Mgaidia in un’intervista: «Mi sono sempre chiesto come mai chi offre l’accesso a Internet in Tunisia non offra anche l’hosting web, come fanno americani e francesi». Guardando i contatti forniti dagli Anonymous, spunta majdi@localhost.tn, una casella email ospitata dal servizio di hosting Localhost, controllato dallo stesso Mgaidia, che sarebbe anche uno degli hacker più importanti dell’Isis. Un servizio di hosting di proprietà, del resto, può sempre far comodo.

    Violata la rete dell’Isis.
    Gli hacktivisti però non si sono fermati a questo, perché sono riusciti a violare la rete web dell’Isis e a mapparla dall’interno, è così che l’identità di Mgaidia è saltata fuori. Una vera mazzata per il Califfato, ingannato (anche attraverso il “social engineering”, cioè il farsi passare per amico e ottenere informazioni utili al recupero di password) e completamente svelato in un campo nel quale, all’apparenza, sembrava impenetrabile. A pochi giorni dalle indiscrezioni che hanno svelato l’inserimento di un ex hacker di Anonymous tra i terroristi (Jeremy Hammond), e dalla condanna del presunto portavoce del gruppo (Barrett Brown), gli hacktivisti fanno un salto di qualità, colpendo al cuore dei terroristi, quelli veri.

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    Giornalista, collabora da diversi anni con testate online e cartacee. Si è occupato, in passato, di televisione e radio. Segue l'evoluzione del giornalismo, soprattutto attraverso gli strumenti dati dal web. Lavora come addetto stampa per enti culturali.

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