25 June 2017
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    Anonymous e il Califfo del Mossad

    Anonymous e il Califfo del Mossad è stato modificato: 2015-03-05 di Paolo Morelli

    Il Califfo dell’Isis sarebbe, secondo Anonymous, un ex agente del Mossad israeliano. La “cyber guerra” assesta un nuovo, duro colpo al jihad.

    La percezione positiva dell’operato di Anonymous tra l’opinione pubblica inizia a frasi strada, pubblicamente, anche tra dirigenti e funzionari degli istituti legati al Governo statunitense. Due giorni fa, sul quotidiano online Foreign Policy, Emerson Brooking, ricercatore presso il Council on Foreign Relations, ha dichiarato che «Il Governo USA dovrebbe pagare gli hacker di Anonymous in bitcoin per combattere l’Isis». L’istituto di cui fa parte Brooking è un ente indipendente che ha grande influenza sulla politica estera degli Stati Uniti d’America, in quanto, fra i suoi membri, ci sono alti funzionari di Stato e dirigenti pubblici.

    «Gli Usa paghino Anonymous per combattere l’Isis».
    Brooking, nel suo articolo, si chiede come mai il Governo non pensi di utilizzare il grande lavoro di Anonymous contro l’Isis per sconfiggere il terrorismo islamico. La politica statunitense, però, è in questo momento un giano bifronte. Da un lato si arrestano i sostenitori o presunti membri di Anonymous (Barrett Brown), a volte inserendoli anche nella lista dei sospetti terroristi (Jeremy Hammond). Dall’altro lato, invece, si compiono passi importanti per l’apertura e la libertà di Internet, soprattutto sul piano del libero accesso (Net Neutrality). Anche se, va detto, il primo aspetto, per ora, prevale sul secondo. Anonymous, di recente, ha ammesso pubblicamente di voler consegnare all’FBI i dati raccolti durante la “cyber guerra” contro l’Isis. Non si può escludere, comunque, che in via non ufficiale un’effettiva collaborazione sia stata discussa.

    Caccia all’Isis sul web.
    Anonymous, che in questo momento sta portando avanti una campagna contro la pedopornografia, si distingue per l’etica delle proprie battaglie – condivisibili o meno – mosse sempre da una finalità sociale. La guerra web all’Isis ha due obiettivi: fermare la propaganda e di conseguenza il reclutamento di nuovi adepti (soprattutto sui social network, l’Isis si muove benissimo), raccogliere dati e informazioni utili a stanare i vertici del jihad per colpire al cuore l’organizzazione.

    Poco tempo fa, infatti, gli hacker di Anonymous sono riusciti a identificare la mente del sistema informatico dell’Isis, localizzandolo in Tunisia. Il vero colpo, tuttavia, è stato l’identificazione di Abu Bakr al-Baghdadi, l’autoproclamato Califfo dello Stato islamico. Come ha riportato Il Giornale e come rivelano, sul web, gli stessi hacktivisti, dopo una lunga e estenuante ricerca è emersa la vera identità dell’uomo.

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    La vera identità del Califfo.
    Abu Bakr al-Baghdadi è veramente esistito, ma non c’entra niente con il Califfo. Egli si chiama, in realtà, Ibrahim Awad Ibrahim al-Badri, nato in Iraq presumibilmente nel 1971 sebbene il Ministero degli Interni iracheno lo abbia registrato nel 1973. Già nel 2004 viene arrestato dalle autorità americane per la propria attività legata al terrorismo di matrice jihadista. Nel dicembre 2004 – raccontano gli Anonymous in un comunicato – l’uomo arriva a San Francisco, dopodiché sparisce nel nulla.

    Qui entra in gioco Elliot Shimon, agente del Mossad israeliano il cui vero nome sarebbe Sham’oun Ayloot. L’uomo arriva in Iraq e stringe rapporti con al-Zawahiri, entra in Al Qaeda e si fa chiamare Abu Duaa. Nel 2010 crea una costola di Al Qaeda in Iraq e si stacca da al-Zawahiri, è nell’aprile del 2013 che si proclama Califfo e dà vita allo Stato islamico, cambiando il proprio nome in Abu Bakr al-Baghdadi al-Quraishi. Il sospetto, secondo gli Anonymous, è che il Califfo dello Stato islamico sia un ex agente del Mossad, i servizi segreti israeliani.

    Dagli Anonymous a Snowden?
    La notizia non è nuova e gira da almeno un anno. Le informazioni relative alla vera identità del Califfo sarebbero contenute, infatti, nella mole di dati raccolti da Edward Snowden e passate, poi, a Glenn Greenwald e Laura Poitras, operazione che fece scoppiare lo scandalo Datagate gettando nell’imbarazzo mondiale il Governo Usa. La Nsa, tra le altre cose, sarebbe a conoscenza della reale identità di Abu Bakr al-Baghdadi da diverso tempo.

    L’Isis sta perdendo la “cyber guerra”.
    L’indagine degli hacktivisti è stata condotta dallo Strangerz Team, un gruppo di hacker affiliati ad Anonymous che hanno compiuto questa ricerca – ancora in corso – nei mesi precedenti. L’operazione contro l’Isis (chiamata, appunto, #OpIceIsis) prende le mosse dalla precedente operazione #OpCharlieHebdo, nata in risposta all’attentato al giornale francese Charlie Hebdo del 7 gennaio scorso, ma si inserisce in una più ampia operazione di mappatura già avviata nel 2014.

    Gli hacktivisti comunicano, inoltre, che la capacità di reclutamento dell’Isis si è «sensibilmente ridotta» dopo gli oscuramenti dei siti web (oltre 2000) e degli account social (più di 6000) che hanno portato a termine gli Anonymous. Una vera offensiva di massa che sta piegando l’Isis attraverso il web. Internet potrebbe, forse per la prima volta nella Storia, rivelarsi fondamentale nell’esito di un conflitto bellico “offline”.

    Foto: la vignetta con cui “Charlie Hebdo” rappresentava Abu Bakr al-Baghdadi all’indomani della strage di Parigi.

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    Giornalista, collabora da diversi anni con testate online e cartacee. Si è occupato, in passato, di televisione e radio. Segue l'evoluzione del giornalismo, soprattutto attraverso gli strumenti dati dal web. Lavora come addetto stampa per enti culturali.

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