22 September 2017
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    Anonymous non molla, l’Isis neppure

    Anonymous non molla, l’Isis neppure è stato modificato: 2016-01-26 di Paolo Morelli

    La sconfitta di Kobane ha intensificato la propaganda dell’Isis. Anonymous continua a combattere gli jihadisti online ma serve più sostegno.

    Ora che l’Isis ha subito una sconfitta importante a Kobane, che però non pregiudica l’avanzata dello Stato islamico verso la Turchia, torna a far parlare di sé la strategia del terrore. Dal punto di vista della propaganda, è una reazione normale e legittima, che cerca di superare il lieve arretramento militare per non intaccare l’immagine mediatica.Non bisogna comunque pensare che l’Isis sia stato quasi sconfitto, anzi.

    «Liberate Sajida».
    Due giorni fa, l’Isis ha chiesto il rilascio Sajida Mubaraka al-Rishawi, donna irachena “mancata kamikaze” arrestata e detenuta in Giordania, che lo Stato islamico ha richiesto in cambio di un pilota giordano e di un reporter giapponese. L’ultimatum degli jihadisti è scaduto ma non ci sono notizie certe sulla conclusione della trattativa: alcuni media, come Al Jazeera, confermano l’avvenuta liberazione dei due ostaggi; ma non ci sarebbero conferme sul rilascio della terrorista Sajida Mubarak al Rishawi, il governo giordano finora ha smentito tutto per vie ufficiali.

    Il ruolo delle donne.
    Ciò che emerge da questa vicenda, però, è il ruolo che giocano le donne nello Stato islamico d’Iraq e del Levante (o d’Iraq della Siria). In questo caso, infatti, gli ostaggi non vengono utilizzati per raccogliere soldi e fondi per la jihad, ma per liberare una persona, nella fattispecie una donna. Un messaggio fortissimo, rivolto, quindi, anche alle donne attratte dal jihad. C’è posto anche per loro, e l’Isis è disposto a proteggerle. Da un lato ci sono le donne curde che hanno guidato la resistenza di Kobane per la liberazione dall’occupazione jihadista, dall’altro ci sono le donne-terroriste per le quali l’Isis è disposto a scendere a patti. Le donne, nel bene e nel male, sono protagoniste.

    #OpCharlieHebdo continua.
    Nel frattempo, l’operazione condotta da Anonymous contro il jihad ha subito un rallentamento. La scorsa settimana, @OpCharlieHebdo, l’account Twitter ufficiale che raccoglieva informazioni e comunicazioni sulle indagini e sugli attacchi, è stato sospeso. In un primo momento, gli hacktivisti hanno sottovalutato la cosa, ma poi hanno cercato senza successo di ripristinarlo e non è chiaro, finora, il motivo della sospensione. Non è chiaro soprattutto alla luce del fatto che moltissimi account Twitter che fanno propaganda jihadista (basta aprirne uno a caso dall’elenco scambiato nella chat di Anonymous per rendersene conto): spesso pubblicano foto cruente di omicidi e decapitazioni ma sono ancora lì, a twittare indisturbati.

    La propaganda online.
    L’operazione di Anonymous, in compenso, ha contribuito a mappare questi account, che sono fondamentali per la propaganda jihadista. Molti, dopo le segnalazioni degli hacktivisti, sono stati (finalmente) sospesi. Come scrive il Telegraph, la rete di account sui social network, messa in piedi dai terroristi, coinvolge ben 45 mila profili. Uno studio, presentato al Congresso americano e realizzato a inizio 2014, ha spiegato che la proliferazione di questi account favorisca la propaganda jihadista: l’unico argine al fenomeno è la sospensione, operazione, quindi, già avviata da Anonymous.

    Responsabilità delle piattaforme.
    A questo punto si pone un nuovo problema, cosa stanno facendo i gestori delle piattaforme? Twitter e Facebook, per fare i due esempi più noti, possono e devono intervenire. La ricerca, presentata da J.M. Berger, ha spiegato che sì, molti account sono stati sospesi (si parla di circa 18 mila casi), ma gli informatici di Isis e Al Qaeda usano spesso dei bot (profili che pubblicano contenuti in maniera automatica) per diffondere velocemente e simultaneamente grandi quantità di informazioni. Conoscono, quindi, molto bene i mezzi che utilizzano, sanno che se i contenuti sono “virali” non c’è modo di arginarli, soprattutto se – purtroppo – si tratta di fotografie scabrose o video morbosi. Forse l’operazione di Anonymous non va snobbata, ma sostenuta, e di certo la sospensione dell’account non aiuta. A proposito, ora c’è un account nuovo, con pochissimi follower, che si chiama @_OpCharlieHebdo, vedremo quanto durerà.

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    Giornalista, collabora da diversi anni con testate online e cartacee. Si è occupato, in passato, di televisione e radio. Segue l'evoluzione del giornalismo, soprattutto attraverso gli strumenti dati dal web. Lavora come addetto stampa per enti culturali.

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