23 June 2017
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    Anonymous, oscurati 200 siti legati all’Isis

    Anonymous, oscurati 200 siti legati all’Isis è stato modificato: 2015-02-24 di Paolo Morelli

    Nell’ambito delle operazioni #OpCharlieHebdo e #OpIceIsis, Anonymous comunica di aver oscurato oltre 2000 account social e 200 siti web legati all’Isis.

    L’account ufficiale Twitter dell’operazione #OpCharlieHebdo, riattivato dopo l’iniziale oscuramento da parte della piattaforma americana, ha comunicato questa mattina di avere, nel complesso, oscurato oltre 2000 account social e 200 siti web legati alla propaganda jihadista. «Questo è solo l’inizio – twitta @_OpCharlieHebdo – presto, su Internet, non ci sarà un posto sicuro o aperto all’Isis». L’account ufficiale dell’operazione di contrasto all’Isis (@OpIceIsisOfficial) rivela anche che, durante gli ultimi attacchi, gli hacktivisti di Anonymous sono entrati in possesso di due database di informazioni a partire da altrettanti siti web, che saranno utilizzati per identificare nuovi punti di riferimento per la propaganda online dello Stato islamico.

    Un migliaio nella lista nera.
    Gli obiettivi social sono ancora oltre un migliaio, circa 900 su Twitter e i restanti su Facebook. Ma la lista è in continua evoluzione e ogni oscuramento è accompagnato dall’aggiunta di nuovi account, all’interno di un’imponente mappatura della rete propagandistica del jihad su Internet. Tra i siti web attualmente nella lista “nera” ne spiccano almeno tre, identificati come “obiettivo importante”, e altrettanti identificati come “obiettivo di prima classe”. Sono siti legati strettamente all’Isis ma localizzati anche in Indonesia, Arabia Saudita e Pakistan. Le propaggini informatiche dello Stato islamico si sviluppano nelle aree di influenza “offline” del jihad, che soprattutto in Pakistan affonda radici ben profonde nel tessuto sociale del Paese.

    La lotta “partecipata”.
    Anonymous sa bene che ciò che accade sul web non è un mondo parallelo, sebbene, spesso, questa consapevolezza non è altrettanto diffusa tra l’opinione pubblica. Potrebbe essere questa la ragione per cui è stato attivato un nuovo account Twitter, che si aggiunge alla galassia di account gestita da Anonymous, che si chiama Controlling Section (@CtrlSec), il quale si occupa di “mostrare” gli obiettivi degli hacktivisti al pubblico. Regolarmente, CtrlSec pubblica i link agli account ritenuti di supporto all’Isis, sia di affiliati e sia di “addetti alla propaganda” e, di conseguenza, al reclutamento. Sono moltissimi e l’obiettivo è spingere la community a segnalarli a Twitter per la rimozione. Così recita la descrizione di CtrlSec: «Questo account è stato progettato per mostrare i sostenitori dell’Isis su Twitter. Fa solo questo. Se debbano essere segnalati o meno è una tua decisione».

    L’aiuto degli utenti.
    Il problema, infatti, è che se gli hacktivisti sono attivissimi nella loro lotta al jihad e nella mappatura della propaganda online, non lo è altrettanto l’utente medio dei social network. Basterebbe infatti segnalare i profili “sospetti” a Twitter (o Facebook) per aiutare Anonymous in questa lotta. Difficile pensare che basti un account Twitter per smuovere le coscienze, ma questa apertura – normalmente le liste venivano condivise, seppure in libero accesso, solo nelle chat di Anonymous – rappresenta un passo in avanti in questa direzione. Chiedere un “aiuto” agli utenti può essere una strada per non confinare la lotta al jihad online soltanto nell’ambiente frequentato dagli hacker.

    Lotta alla pedopornografia.
    In questo momento – ma è una peculiarità del gruppo – Anonymous è impegnata su più fronti. Non c’è solo l’Isis, ma altre operazioni sono in esecuzione. #OpDeathEaters rappresenta, forse, quella più importante. Gli hacktivisti hanno avviato, già a dicembre, una lotta all’industria della pedopornografia e al traffico di bambini, soprattutto negli Usa e nel Regno Unito. Secondo il gruppo, una parte dell’establishment governativo nei paesi occidentali avalla la diffusione della pedopornografia e il suo sfruttamento economico. L’obiettivo di Anonymous è tracciare i contenuti e la loro produzione, per identificare i colpevoli ad altissimi livelli, stimolando quindi l’intervento di Polizia e Tribunali. L’analisi parte da casi di omicidio che coinvolgono bambini e preadolescenti, sospettati di essere causati da atti di pedopornografia.

    Il caso di Rolf Harris.
    La causa, nel mondo anglosassone, è ultimamente molto sentita, ed è notizia di ieri la revoca degli onori dell’Ordine al Merito dell’Australia per Rolf Harris. Il conduttore televisivo, 84 anni, è stato condannato l’anno scorso a 5 anni di prigione per abusi sessuali su alcune ragazze (12 casi) commessi tra il 1968 e il 1986. Tra gli abusi, anche molestie sessuali a sua figlia, quando aveva 15 anni. A Harris è stata revocata anche la carica onoraria di membro del Biritish Academy of Film and Television Arts, conferitagli due anni fa. Ora l’approvazione della revoca di ogni onore al merito spetta alla Regina Elisabetta II.

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    Giornalista, collabora da diversi anni con testate online e cartacee. Si è occupato, in passato, di televisione e radio. Segue l'evoluzione del giornalismo, soprattutto attraverso gli strumenti dati dal web. Lavora come addetto stampa per enti culturali.

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