28 April 2017
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    Antonio Russo, per non dimenticare

    Antonio Russo, per non dimenticare è stato modificato: 2016-01-26 di Paolo Morelli

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    14 anni fa moriva Antonio Russo, assassinato a Tbilisi. Aveva raccolto informazioni importanti sulle violazioni dei diritti umani in Cecenia.

    Sono passati 14 anni da quando Antonio Russo, giornalista di Radio Radicale, fu assassinato in circostanze poco chiare a Tbilisi, durante uno dei suoi reportage. Corrispondente dall’estero, Russo ha coperto conflitti regionali in diverse parti del mondo, tra cui Ruanda e Cecenia. Fu anche inviato in Kosovo, dove documentò la pulizia etnica in atto. Rimase, fino a marzo 1999, l’unico giornalista occidentale nella zona, nascosto in un’abitazione privata a Prishtina dove sfuggì ai rastrellamenti serbi, che cercavano anche lui. Rimase disperso per due giorni finché raggiunse Skopje, in Macedonia, a piedi. Era un giornalista che non sapeva stare fermo e cercava di mescolarsi con la popolazione per comprenderne i meccanismi dall’interno.

    Il 16 ottobre 2000 trovarono il suo corpo riverso in terra, ai bordi di una strada poco fuori la capitale georgiana, ucciso durante la realizzazione di un reportage sulla Cecenia. Tutto ciò che aveva raccolto fu trafugato, incluse le apparecchiature che portava con sé, con casa sua messa completamente a soqquadro. Le indagini, condotte dalla Procura di Roma e dalla Digos, ricondussero il suo omicidio alle scoperte giornalistiche relative alla guerra in Cecenia. Come Anna Politkovskaja, Russo era entrato in possesso di materiali (si parla anche di una videocassetta) che documentavano le torture inflitte durante la guerra e che provavano le gravi violazioni dei diritti umani ai danni della popolazione locale, con l’utilizzo, pare, di armi chimiche contro i ceceni.

    Come riportava Radio Radicale, il forte sospetto di un coinvolgimento russo aleggia ancora sulla scomparsa del giornalista. «La matrice russa – si legge – era emersa anche da fatti e date politiche: nel suo ultimo intervento pubblico Antonio Russo aveva parlato del possibile uso dei proiettili all’uranio impoverito in Cecenia, in una conferenza sull’impatto ambientale della guerra che la Federazione Russa aveva contrastato, arrivando ad accusare il presidente Georgiano Shevarnadze di collaborare con il terrorismo. Antonio aveva fatto riferimento alla motivazione che l’aveva spinto in Georgia: raccogliere prove a difesa dell’accusa che la Federazione Russa aveva rivolto contro il Partito Radicale Transnazionale, chiedendone l’espulsione dall’Onu: narcotraffico, pedofilia e terrorismo. Qualche giorno prima della sua morte, Antonio aveva comunicato ad Olivier Dupuis, allora segretario del Partito, di essere in procinto di tornare in Italia per portare la documentazione raccolta a difesa del Pr e contro la Federazione Russa, documenti trafugati dalla casa georgiana di Antonio nella notte del suo omicidio».

    Il 4 ottobre 2006, Giulio Savina, corrispondente di Radio Radicale, parlò di un servizio andato in onda sulla tv georgiana Rustavi 2 che raccontava di un probabile coinvolgimento dei servizi segreti russi nell’uccisione di Antonio Russo. Ma manca ancora la verità, i colpevoli non sono stati trovati e le indagini non sono proseguite. Proprio oggi, il deputato abruzzese Gianni Melilla (Sel), ha rivolto un’interpellanza al Ministro degli Esteri, Federica Mogherini, per chiedere allo Stato italiano di fare chiarezza. 14 anni senza un colpevole sono troppi, così come sono troppi gli aspetti oscuri della guerra in Cecenia, che passa attraverso la scomparsa di giornalisti come Russo, che avevano raccolto informazioni importanti, talmente importanti da costare la vita.

    A lui è intitolato un premio giornalistico per i reporter di guerra, che si è tenuto fino al 2009 a Francavilla al Mare, suo paese di origine, ed è stato spostato a Chieti fino al 2011, dopodiché, dopo la morte della madre, non si è più tenuto. Oggi, però, il Comune di Francavilla ha deciso di recuperarlo e organizzarlo per il 2015, perché non si dimentichi. L’oblio è il nemico giurato della verità, i giornalisti devono essere nemici dell’oblio.

    Foto: chietitoday.it

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    Giornalista, collabora da diversi anni con testate online e cartacee. Si è occupato, in passato, di televisione e radio. Segue l'evoluzione del giornalismo, soprattutto attraverso gli strumenti dati dal web. Lavora come addetto stampa per enti culturali.

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