17 October 2017
    ken_parker

    Arrivederci, Ken Parker: si chiude la saga

    Arrivederci, Ken Parker: si chiude la saga è stato modificato: 2015-05-07 di Enrico Petrella

    Si è chiusa da poco la serie a fumetti di Ken Parker, personaggio western, immortale e sorprendente, frutto del duo Berardi-Milazzo.

    Lo scorso 10 aprile è uscito in edicola l’ultimo albo della serie di fumetti Ken Parker, personaggio western ideato da Giancarlo Berardi e realizzato graficamente da Ivo Milazzo, successivamente affiancato da altri disegnatori di grande professionalità, tra cui Giorgio Trevisan e Giancarlo Alessandrini. Il primo numero aveva visto la luce nel giugno del 1977 con l’Editoriale Cepim, dietro cui si celava Sergio Bonelli.

    La saga.
    Ken Parker si era presentato come il secondo antieroe della tradizione editoriale bonelliana, preceduto da Mister No, il simpatico e spericolato pilota, ideato dallo stesso Sergio Bonelli qualche anno prima con lo pseudonimo di Guido Nolitta. Il lavoro di Berardi e Milazzo, tuttavia, si distinse immediatamente grazie a un’impostazione narrativa radicalmente nuova per un prodotto seriale, che da subito lo avvicinava al cosiddetto “fumetto d’autore”, una definizione a volte contestata da editori e fumettisti, ma che in ogni caso vorrebbe designare opere che antepongono la qualità artistica e letteraria alle ragioni commerciali (con la loro perentoria richiesta di regolarità produttiva e conclamata appetibilità da parte del pubblico).

    Nel corso di trentotto anni di vita, dopo una lunga interruzione avvenuta nel 1998, in pratica il reale momento conclusivo della saga, gli autori hanno mantenuto la promessa evidente fin nelle primissime vignette delle avventure di Ken, e cioè di rivoluzionare il vecchio modo di vedere il west. Questo, sia valorizzando al massimo le potenzialità del mezzo-fumetto in sé, sia importando e adattando preziosi strumenti narrativi dal cinema e dalla letteratura non disegnata, con il risultato di creare storie indimenticabili per profondità e capacità di coinvolgimento emotivo del lettore.

    Fumetti western.
    Il west “italiano” di Ken Parker ci arriva mondato dalle distorsioni storiche e dalle strumentalizzazioni di una cultura che, dal dopoguerra fino al ’68, aveva assorbito acriticamente il modello americano con tutte le sue banalizzazioni storiche e il suo inguaribile razzismo. In questo Berardi ha indubbiamente usufruito dell’apporto di Gianluigi Bonelli, creatore di Tex e patriarca del fumetto italiano, il quale gli aveva già in grandissima parte “spazzato” la strada (Tex, nato nel 1948, è stato antesignano del nuovo modello culturale antirazzista con il suo studio attento e documentato della storia e della geografia proprie del contesto western).

    Tuttavia è innegabile che Berardi, grazie anche agli splendidi chiaroscuri di Milazzo, disegnatore di livello internazionale ed eguagliabile da pochi per capacità di sintesi grafica e potenza drammatica del tratto, ha fatto ancora un passo in avanti rispetto al “papà” di Tex nella demolizione dei falsi miti. Ha inoltre aperto una porta che ci consente di guardare dentro l’anima dei suoi personaggi, soprattutto di quella del protagonista Ken Parker.

    ken_parker_serie

    L’aspetto umano.
    Con uno sguardo delicato e sensibile e allo stesso tempo disincantato e impietoso, Berardi e Milazzo attraversano con un’analisi lucida e penetrante tutti gli involucri di quel mondo (storico, culturale, economico, sociale) per puntare dritto al nocciolo, cioè all’aspetto umano più autentico e profondo dei personaggi, che non ha spazio né tempo: la paura e il coraggio, il cinismo e la pietà, e la nobiltà d’animo che sopravvive costantemente, circondata e minacciata dalla fragilità e dall’egoismo.

    Fino alla fine, Berardi e Milazzo hanno rappresentato Ken Parker come un uomo comune, soggetto a debolezze ed errori come tutti gli altri, talvolta addirittura comprimario delle sue stesse avventure. L’eroismo di Ken – che pure è un uomo di intelligenza, sensibilità e coraggio fuori del comune – sta piuttosto nell’essere sempre consapevole di ciò che attraversa la sua anima senza giudicarlo, e di conseguenza senza giudicare gli altri. Una presenza attenta, lucida e priva di giudizio che ci ricorda molto gli insegnamenti dello yoga e del buddhismo, anche se la spiritualità di Ken non è alimentata dalla fede nella trascendenza, ma è, al contrario, legata alla dimensione strettamente umana e ai suoi valori: tuttavia, nelle storie di Ken Parker, sono molte le sequenze non verbali – come quelle affidate agli splendidi acquerelli di Milazzo – in cui il contatto con la natura diventa meditazione allo stato puro.

    L’interruzione.
    Quando le pubblicazioni si sono interrotte, nel 1998, Ken Parker si trovava in carcere, condannato per aver ucciso un poliziotto durante uno sciopero a Boston; uno di quegli scioperi ottocenteschi in cui la polizia spara sui manifestanti. Non era innocente, era davvero colpevole. Parker sconta una pena lunga e pesantissima, prima in una colonia penale tra le paludi infernali della Florida e poi nel carcere di stato del Montana, vicino a casa sua.

    In molti, tra i lettori e gli “amici” di Ken, dicevano che non poteva finire così, che gli autori dovevano tirarlo fuori da quella cella e concludere la saga – posto che non c’erano più le condizioni editoriali per continuare – in un altro modo. Così, al termine di una lussuosa ristampa di tutta la serie ad opera di Mondadori, gli autori hanno regalato al pubblico l’ultimo definitivo albo di Ken Parker, intitolato “Fin dove arriva il mattino”. Lo hanno fatto a modo loro, forse sorprendendo, forse addolorando un po’ i vecchi lettori. Quello che è certo è che, per riaverlo con noi ancora una volta, basta riprendere in mano una qualsiasi delle sue tante avventure. Lui sarà sempre lì ad attenderci: so long, immortale Ken.

    Immagini © Berardi&Milazzo

    Print Friendly
    Enrico Petrella

    Nato a Torino nel 1964, ha conseguito la Maturità Classica nel 1983 e si è laureato in Lingue e Letterature Straniere Moderne nel 1987. Ha integrato con la propria formazione umanistica la sperimentazione di un percorso di autoconoscenza attraverso la pratica e l’insegnamento dello yoga e lo studio del pensiero filosofico e della dimensione spirituale di diverse tradizioni culturali. Ha tradotto saggistica, narrativa e fumetto dallo spagnolo, dall’inglese, dal francese. Nel 2011 ha pubblicato “Il benessere della colonna vertebrale” per l’Età dell’Acquario e “Verso lo yoga” per Ugo Mursia.

      Seguici su Facebook

      Resta aggiornato su Twitter