24 August 2017
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    Artissima, un primo passo per migliorare l’arte

    Artissima, un primo passo per migliorare l’arte è stato modificato: 2015-07-25 di Davide Gambaretto

    Si è chiusa ieri la 21esima edizione di Artissima Fair. Tra stand, performance e visite guidate via walkie talkie, la fiera mostra un aumento di pubblico e di gradimento rispetto agli anni passati.

    Torino è una città che ha il collezionismo scolpito nelle ossa. Si tratta di una caratteristica così ben riconosciuta che anche Maurizio Cattelan l’ha voluta inserire, come uno dei temi principali, per la sua nuova mostra “Shit and Die”, inaugurata a Palazzo Cavour proprio in concomitanza con l’apertura della Contemporary Art Week. Per la prima volta da molti anni, però, sembra che questa natura si sia palesata compiutamente, soffiando nuova vita nella ventunesima edizione di Artissima. I numeri ci dicono che la fiera è stata visitata da 50 mila visitatori, con un incremento del 10% negli ingressi a pagamento. La Fondazione CRT, invece, ha investito un valore complessivo di 360.000 euro per cinque opere di William Kentridge, Domenico Mangano, Uriel Orlow, Edson Chagas e Hans-Peter Feldmann. Tutti questi lavori saranno concessi in comodato gratuito alla GAM – Galleria di Arte Moderna e Contemporanea di Torino e al Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea.

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    L’entusiasmo delle gallerie straniere.
    Le gallerie internazionali si sono dette molto soddisfatte di questa quattro giorni di fiera, rallegrandosi del clima internazionale. «È stata un’ottima fiera e abbiamo potuto incontrare collezionisti interessanti» ha raccontato l’agente della galleria francese Air de Paris. L’agente della A Gentil Carioca, invece, ci ha informato che la galleria brasiliana è stata felice di tornare per il secondo anno a Torino. In quest’occasione ha portato ad Artissima un’opera interattiva dell’artista Joao Modé, in cui i visitatori sono stati liberi di intervenire sulla parete, attraverso degli adesivi.

    Nel segno della performance e delle visite guidate.
    Proprio l’interattività, declinata attraverso l’arte partecipata e la performance, si è dimostrata la novità più interessante della nuova edizione di Artissima. Lo spazio “Per4m”, si è andato ad aggiungere alle tradizionali cinque sezioni che articolano la presenza delle gallerie all’interno della fiera. Fortemente voluta dalla direttrice Sarah Cosulich Canarutto, questa sezione non è nata come progetto a parte, per ravvivare la staticità della fiera d’arte, come avvenuto già in altre occasioni e in altre città. Al contrario, le 16 performance in programma nei quattro giorni di apertura sono state concepite per interagire attivamente col programma fieristico.

    Dopo il successo dell’anno passato, inoltre, si è deciso di portare avanti l’iniziativa “Walkie Talkies”, una serie di brevi conversazioni informali tra curatori internazionali che, attraverso l’utilizzo di walkie talkie, hanno accompagnato il pubblico tra gli stand, raccontando aneddoti e focalizzando l’attenzione dei visitatori su determinate opere in esposizione.

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    Sarah Cosulich Canarutto, direttrice di Artissima

    Vibrazioni positive per il futuro.
    Ma cosa ci racconta Artissima 2014 della situazione artistica contemporanea torinese? Al contrario di quanto ci si poteva aspettare in un primo momento, Torino sembra viva e ricettiva. Secondo la Camera di Commercio l’evento ha avuto una ricaduta di quasi 10 milioni di euro su alberghi, ristoranti e, soprattutto, sugli atelier artistici. Il successo di pubblico coinvolge anche tutti gli “eventi collaterali” come Paratissima, The Others, la sopracitata esposizione curata da Cattelan e dimostra, ancora una volta, l’entusiasmo di una città che, forse, le permetterà di superare questa attuale situazione di mediocrità (i lettori ci scuseranno per un termine che potrebbe sembrare fin troppo negativo).

    Intanto, dalle pagine de La Stampa, Francesco Bonami auspica che questo diventi un punto di partenza che permetta di studiare nuovamente il modello dell’arte contemporanea cittadino, così da tornare a essere capofila italiani ed europei. La nuova direzione intrapresa negli ultimi anni sotto la supervisione di Sarah Cosulich Canarutto sta dando i suoi frutti, trasformando Artissima nella più interessante fiera d’arte in Italia, ma non può fare tutto da sola. Proprio per questo motivo Torino deve osare di più. Osare con i progetti collaterali, rivendicare da sola quel ruolo che auspica Bonami e tornare a sperimentare nei suoi eventi, perché ‘sperimentazione’ è l’unico termine che conti nel panorama delle arti visive contemporanee. E non deve farlo con sterili dichiarazioni, ma con progetti ambiziosi che, come abbiamo visto proprio in questi giorni, alla città piacciono tanto. Sarah Cosulich Canarutto e Maurizio Cattelan hanno fatto il primo passo. Speriamo che molti altri li seguano.

    Foto di Federico Tisa.

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    Davide Gambaretto

    Storico dell’arte, curatore indipendente e scrittore. I suoi precedenti impieghi in ambito artistico includono Artissima Fair, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Attitudine Forma. Musicologo a tempo perso, è appassionato di letteratura, cinema, graphic novel e pallacanestro. Gestisce il blog musicale "La Lira di Orfeo" e realizza laboratori didattici di arte e scrittura per scuole elementari e medie.

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