24 August 2017
    Dinamo Sassari

    Basket, il primo scudetto di Sassari

    Basket, il primo scudetto di Sassari è stato modificato: 2015-06-29 di Davide Gambaretto

    Venerdì scorso la Dinamo Sassari è diventata campione d’Italia di pallacanestro, dopo aver battuto la Grissin Bon Reggio Emilia al termine di una serie finale emozionante, arrivata fino a gara 7.

    Venerdì 26 giugno, al PalaBigi di Reggio Emilia, si è fatta la storia della pallacanestro italiana. Il Banco di Sardegna Dinamo Sassari ha coronato una stagione incredibile, riuscendo a vincere il suo primo scudetto. Lo ha fatto al termine di una gara 7 estenuante, in cui ha battuto per 75 a 73 la Grissin Bon di Reggio Emilia, avversario orgoglioso e sparring partner eccezionale, con il quale ha dato vita a una delle serie finali più emozionanti degli ultimi anni.

    La stagione del “triplete”.
    Dalla promozione in seria A (avvenuta cinque anni fa) la Dinamo Sassari si è subito affermata come un’ottima squadra di medio-alta classifica. Nelle ultime stagioni, però, coach Meo Sacchetti ha cercato di far fare alla sua squadra un ulteriore salto in avanti, trasformandola in una nuova potenza del basket e raggiungendo risultati sempre più prestigiosi (una Coppa Italia, una storica partecipazione in Eurolega). Questa “metamorfosi”, da buona squadra a top team, si è consumata proprio nella stagione appena conclusa. Una stagione incominciata con la vittoria della Supercoppa Italiana contro l’Armani Olimpia Milano, continuata con un campionato fatto di grandi soddisfazioni (come la seconda Coppa Italia della sua storia, vinta battendo ancora l’Olimpia) e chiusa con il raggiungimento dei playoff da quinta classificata, dietro Milano, Venezia, Reggio Emilia e Trento.

    Al primo turno, contro la matricola Trento, Sassari si è trovata in leggera difficoltà, ma è riuscita a battere gli avversari, raggiungendo in semifinale Milano, la miglior squadra del torneo. La serie, estremamente complicata, è arrivata fino al supplementare di gara 7, dove Sassari è riuscita nell’impresa di battere i favoriti per il titolo. Nell’ultimo turno si è assistito, infine, a un’inedita serie finale: la Dinamo si è trovata davanti Reggio Emilia (nessuna delle due squadre aveva mai giocato per lo scudetto). La vittoria ha permesso alla Dinamo di conquistare uno storico triplete (campionato, coppa e supercoppa) del tutto impronosticabile a inizio stagione e che, negli anni recenti, era riuscito solo all’immensa Montepaschi Siena di coach Simone Pianigiani e alla Benetton Treviso.

    Le finali.
    La serie finale è stata, senza paura di smentita, una delle più belle a memoria di appassionato di basket. Dopo i primi due episodi disputati a Reggio Emilia, in cui la Grissin Bon ha dimostrato la sua schiacciante superiorità – fatta di brillante circolazione di palla e di ottima vena realizzativa dei suoi italiani – la Dinamo è riuscita a vincere una rocambolesca gara 3, grazie alla scoppiettante prova balistica di David Logan, che ha messo a segno 17 punti negli ultimi 10 minuti di gara. Gara 4 ha poi messo in mostra tutta la resilienza di Sassari, che ha portato la serie in parità dopo un tempo supplementare. Tornati a Reggio Emilia, la Grissin Bon ha ripreso il controllo della serie, solo per farsi poi rimontare dalla Dinamo in gara 6 (disputata a Sassari) nella partita più spettacolare di queste finali: 3 supplementari e una prova maiuscola per il playmaker di Sassari Jerome Dyson e per il centro nigeriano Shane Lawal.

    Si è arrivati, infine, a gara 7, giocata a Reggio Emilia. I padroni di casa hanno indirizzato la gara nei minuti iniziali – con un parziale di 21 a 4 a fine primo quarto – e, subito, in molti hanno pensato che si sarebbe assistito alla classica “cavalcata”, alla fine della quale la Grissin Bon avrebbe alzato la coppa. Ancora una volta, però, la Dinamo Sassari ha messo in mostra la sua incredibile resilienza e ha ricucito lo strappo. Le due finaliste si sono date battaglia fino ai minuti finali, dove la freddezza di Dyson e di Rakim Sanders ha permesso ai sardi di violare, per la prima volta nella serie, il “fattore campo” e di vincere, così, uno storico scudetto.

    Due stili di gioco agli antipodi.
    «La gente come noi non molla mai!» gridavano i tifosi al Palaserradimigni di Sassari, al termine della strabiliante gara 6 vinta dalla Dinamo. E i sardi non hanno mai mollato, né dopo essere finiti sotto 0-2 dopo le prime due gare, né dopo i 3 supplementari di gara 4 e nemmeno dopo il devastante parziale del primo quarto di gara 7, dove si sono ritrovati in deficit di ben 17 punti. Sassari ha dimostrato tutta la sua forza mentale, battendo un’incredibile Reggio Emilia, squadra predicata su un attacco fatto di spaziature e molti passaggi e che ha messo in mostra alcuni dei giocatori italiani più forti del campionato (Daniele Cinciarini, Amedeo Della Valle, Achille Polonara), dando  loro anche il minutaggio più alto della serie A. Sassari, al contrario, è stata genio e sregolatezza, pronta a seguire fino in fondo il credo di coach Sacchetti («Se sei libero tira», «corriamo»«bisogna assecondare il talento, non imbrigliarlo») e con i suoi americani pronti a fare e a disfare in ogni azione: una squadra che a tratti è sembrata soffrire di schizofrenia tattica, ma con un talento immenso che le ha permesso di issarsi sul gradino più alto del podio.

    Nell’anno in cui l’Auxilium Torino è tornata in serie A, sembrava fin troppo scontato che Meo Sacchetti – ex giocatore proprio dell’Auxilium da sempre nel cuore dei suoi tifosi – riuscisse a realizzare un’impresa del genere. Poco importa se, a qualcuno, resterà il rammarico di non aver visto vincere lo scudetto a una squadra in cui gli italiani sono stati davvero protagonisti fino in fondo; la vittoria sarebbe potuta andare nei due sensi più di una volta nel corso di questa finale e la sconfitta in gara 7 nulla toglie alla stagione leggendaria di Reggio Emilia. Sassari, però, ha messo in mostra la caratteristica che, più di ogni altra, serviva per vincere questa serie: una durezza mentale straordinaria. Durezza che le ha permesso di superare qualsiasi ostacolo; dagli assist di Cinciarini, alle bombe di Della Valle, fino alla tecnica sopraffina dei lituani Rimantas Kaukėnas e Darjuš Lavrinovič. Lo scudetto è stato un trionfo sportivo per tutta la Sardegna che, per l’occasione, ha accantonato la storica rivalità Sassari-Cagliari, per festeggiare tutti insieme in un mare di sciarpe, magliette e gagliardetti biancoblu.

    In copertina: la Dinamo Sassari alza la coppa dopo la vittoria in gara 7 contro Reggio Emilia.

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    Davide Gambaretto

    Storico dell’arte, curatore indipendente e scrittore. I suoi precedenti impieghi in ambito artistico includono Artissima Fair, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Attitudine Forma. Musicologo a tempo perso, è appassionato di letteratura, cinema, graphic novel e pallacanestro. Gestisce il blog musicale "La Lira di Orfeo" e realizza laboratori didattici di arte e scrittura per scuole elementari e medie.

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