15 December 2017
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    Bauman apre Torino Spiritualità

    Bauman apre Torino Spiritualità è stato modificato: 2015-01-16 di Davide Gambaretto

    Ieri pomeriggio, al Teatro Regio di Torino, si è inaugurata la decima edizione di Torino Spiritualità. Sul palco, il sociologo polacco Zygmunt Bauman.

    A fare gli onori di casa, il direttore del Circolo dei Lettori Luca Beatrice, l’assessore regionale alla Cultura Antonella Parigi e il sindaco Piero Fassino. Dopo i saluti di rito, Beatrice ha passato la parola al sindaco Fassino che ha sottolineato come la città di Torino sia sempre più attenta a dare alla cultura il posto in primo piano che le compete. Infine, nel suo breve intervento, la Parigi è andata con la mente agli anni in cui era lei la direttrice di Torino Spiritualità. Ha ricordato di quando si domandava dubbiosa “ma ci sarà qualcuno in sala?” e ha lasciato la platea con una riflessione: affrontare caparbiamente il dubbio è segno di assoluto coraggio.

    Bauman come testimone dei cambiamenti sociali.
    Prima ancora che sociologo, Zygmunt Bauman è un attento spettatore della società che ci circonda, un osservatore concentrato che ne annota i cambiamenti e un efficace inventore del linguaggio. Tocca a lui aprire la nuova edizione del festival del pensiero, che quest’anno ha come sottotitolo “Cuore Intelligente”, ovvero la sintesi tra ragione e sentimento, tra mente e spirito. Ma prima di cominciare con il suo intervento, il pensatore polacco trapiantato a Leeds si permette un breve preambolo. Ci informa che la lezione verterà su di un tema leggermente diverso rispetto a quello in programma: non quindi “Riflessioni su Dio e sull’Uomo”, ma considerazioni pacate sul tema, sempre più importante, del dialogo con gli altri.

    Mondo globalizzato, mondo diasporico.
    La nostra società è cambiata; i contatti con gli altri, con la loro cultura e con la loro religione sono, ormai, all’ordine del giorno. La sovranità territoriale, che dominava ideologie e credo, è soltanto un lontano ricordo. In un mondo in cui contano sempre più l’hic et nunc cresce, istante dopo istante, la possibilità di un conflitto causato da reciproche incomprensioni.

    Parla in primo luogo a livello teologico, Bauman, ma la lectio magistralis tocca temi, se possibile, ancora più universali. Il suo discorso è condivisibile da chiunque, sia esso cristiano, musulmano o ateo. Ci racconta di come l’unico modo per vincere diffidenza e paura sia attraverso il dialogo. Ma, ammonisce, molte volte i nostri dialoghi sono solo dei monologhi con i quali vogliamo imporci sull’altro. Pone a brillante esempio i social network, “zone di conforto” dove c’è un disperato bisogno di persone che, passivamente, confermino ciò che scriviamo e pensiamo: luoghi di non-scambio, agorà che hanno perso il loro valore di accrescimento culturale.

    Siate insegnanti e discepoli.
    Bauman è un narratore consumato che cattura il pubblico con riflessioni semplici, ma non per questo meno efficaci. Da dietro il suo leggio, nella suggestiva cornice del Teatro Regio, non urla, non si impone sull’altro, ma propone soluzioni e offre esempi comportamentali eccellenti, come Papa Francesco e Joseph Roth.

    «Il dialogo è la chiave, il problema e la soluzione» ha affermato Bauman a più riprese, per poi concludere: «Siate aperti cercando di essere buoni insegnanti. Ma siate anche discepoli, così da uscire dal dialogo arricchiti».

    Foto: Circolo dei lettori

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    Davide Gambaretto

    Storico dell’arte, curatore indipendente e scrittore. I suoi precedenti impieghi in ambito artistico includono Artissima Fair, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Attitudine Forma. Musicologo a tempo perso, è appassionato di letteratura, cinema, graphic novel e pallacanestro. Gestisce il blog musicale "La Lira di Orfeo" e realizza laboratori didattici di arte e scrittura per scuole elementari e medie.

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