22 September 2017
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    Biennale Democrazia: l’Europa per Magris

    Biennale Democrazia: l’Europa per Magris è stato modificato: 2015-03-27 di Cecilia Russo

    Si apre con Claudio Magris la quarta edizione di Biennale Democrazia all’insegna dell’Europa, perchè «la nostra patria è il mondo, come per i pesci il mare».

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    Il 25 marzo 2015 il sindaco di Torino, Piero Fassino, il presidente di Biennale Democrazia Gustavo Zagrebelsky, insieme al direttore del La Stampa, Mario Calabresi e lo scrittore Claudio Magris, hanno aperto i lavori della 4 edizione di Biennale Democrazia: un forum unico in Italia e in Europa dove si discute della democrazia nelle sue diverse declinazioni.

    Quest’anno il tema è “Passaggi”, parola che evoca innanzitutto il cambiamento di secolo e le molte mutazioni che la società in cui viviamo è stata costretta a fronteggiare. «Ogni passaggio richiede il coinvolgimento dei cittadini e ciascuno di questi cambiamenti muta la comunità in cui viviamo – ha affermato Piero Fassino – il tema della democrazia è tanto più attuale se pensiamo alle terribili vicende terroristiche che hanno coinvolto anche la nostra città e a tutte le violenze che accadono ogni giorno nel mondo che mettono in discussione la democrazia negandola».

    Spazio europeo.
    Secondo Magris, germanista e scrittore che ha dedicato importanti studi alla cultura della Mitteleuropa e alla crisi della letteratura contemporanea, il concetto di Europa esiste ma ha un’identità molto difficile da definire. Questa identità esisteva ancor prima che si formalizzasse la nascita dell’Europa e questa stessa visione delle cose che unisce i paesi non gli impedisce di farsi la guerra a vicenda.

    Chiarire il concetto di cultura.
    Per capire quale sia la cultura europea occorre prima di tutto capire cosa sia veramente la cultura. Secondo l’autore triestino, per cultura si intende la capacità critica e autocritica di considerare la propria esperienza nel mondo: «il problema non è cosa o quanto si conosce ma quanto questa conoscenza influisca sulla totalità. La cultura – ha spiegato Magris – è l’armonia e l’unità tra ciò che si sa e ciò che non si sa, ciò che su vuole sapere, non ciò che si vorrebbe essere. Infatti chi sfoggia la propria cultura, spesso, fa manifestazione di non cultura».

    L’identità europea, unità differenziata.
    L’identità europea è molto difficile da definire, ma può essere facilmente vissuta: attraverso la storia, l’arte, la visione del mondo. L’Europa, fin dalle proprie origini ha messo al centro l’individuo e alcuni dei suoi diritti considerati inalienabili. Fin dalla polis greca, al mondo romano, all’umanesimo cristiano, passando poi per il liberalismo e fino al socialismo, l’uomo è stato sempre il centro del mondo. La cultura europea ha sempre avuto un grande potenziale antitotalitario e il principio di universalità ha sempre superato le differenze etniche, religiose o sessuali. Tuttavia gli stessi stati europei sono stati i primi a violare questi diritti, spesso uccidendosi a vicenda (basti pensare alla Seconda guerra mondiale).

    Se l’individuo, fin dalle teorie di Aristotele, è sempre stato concepito come “animale politico”, egli ha imparato ha oltrepassare il suo benessere specifico per pensare alla qualità della vita di ciò che lo circonda (si pensi al welfare, all’ecologia, al biologico, ecc.), e non si tratta di buoni sentimenti, ma di una qualità della vita che con l’individualismo non si potrebbe ottenere.

    Declinazioni.
    L’identità europea, che ha trovato piena espressione nella cultura, si pensi ad autori come Eliot, Mann, Croce, ha una radice comune, ma differenti declinazioni. Lo stesso Goethe ricordava che non può esistere una letteratura che sia prettamente nazionale. Nell’Europa c’è più varietà che nel resto del mondo: si tratta di un’unità differenziata.

    Ma questa diversità dev’essere un valore, non una cancellazione delle differenze e solo l’Unione Europea può salvare piccole realtà territoriali o piccole popolazioni perché solo una forte struttura politica può difendere le minoranze. Del resto anche Dante affermava che bevendo l’acqua dell’Arno aveva imparato ad amare Firenze, ma egli stesso si rese celebre per la frase: «la nostra patria è il mondo, come per i pesci il mare».

    L’incontro tra culture molto diverse non può che arricchire, ma occorre che ogni paese sia pronto a mettere in discussione le sue tradizioni e non consideri l’identità come qualcosa di definito e definitivo, infatti le identità sono in continuo movimento e ognuno di noi ne ha molte.

    Come salvare allora l’Europa a fronte delle derive antieuropeiste?
    L’Europa ha bisogno di essere unita e iniziare a considerare i problemi dei singoli stati come problemi europei (per esempio il problema dell’immigrazione non può essere un problema nazionale). Tuttavia, è la prima volta che nel mondo si cerca di costruire una nazione senza una guerra. Oggi l’Europa non è morta, ma si assiste ad uno sgretolamento della politica europea, c’è uno stallo della politica europea.

    Quando è nata l’Europa c’era un progetto preciso che poneva principi guida specifici, si trattava di un continente aperto a tutti coloro che condividessero questi valori. Poi c’è stata una smania di allargamento che ha messo in discussione l’Europa stessa e i principi su cui questa era stata costruita. Si è voluto ingrandire l’Europa senza sapere cosa si stesse realmente ampliando. Il problema non è se aprire l’Europa a tutti gli stati che desiderino entrarvi, il problema sono i tempi dell’allargamento. «I problemi dell’Europa – ha concluso Magris – sono dovuti al fatto che c’è stata fretta di allargare la barca quando la barca ancora non c’era».

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    Cecilia Russo

    PhD Student presso l'Università degli Studi di Torino, ha insegnato per alcuni anni francese e materie in lingua francese presso alcuni istituti di istruzione secondaria. Francesista, è appassionata di letteratura e di viaggi.

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