22 September 2017
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    Birdman trionfa agli Oscar, ma c’è anche Snowden

    Birdman trionfa agli Oscar, ma c’è anche Snowden è stato modificato: 2015-02-23 di Paolo Morelli

    Quattro Oscar a Birdman di Alejandro G. Iñárritu e a Grand Budapest Hotel di Wes Anderson. Vince anche il doc su Edward Snowden.

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    Il premio Oscar per il miglior film è andato Birdman, di Alejandro González Iñárritu, una vittoria che sembrava potesse sfuggire all’ultimo ma che invece vale doppio, perché il regista messicano ha vinto l’Oscar anche per la miglior regia. Una scelta che potrebbe apparire come una rottura rispetto alle decisioni del 2014, quando l’Academy di Los Angeles premiò, per la regia, Alfonso Cuarón, regista di Gravity, film che ha suscitato pareri contrastanti. Birdman è un film sullo spettacolo, perché racconta il mondo di Broadway da dentro, dove teatro e cinema si mescolano e ci scopriamo incapaci di tracciare una distinzione netta tra le due arti. La pellicola di Iñárritu porta a casa altre due statuette: miglior sceneggiatura originale e miglior fotografia.

    L’ascesa di Eddie Redmayne.
    A La teoria del tutto non riesce di portare a casa la statuetta più ambita ma segna l’apice – per ora – della carriera di Eddie Redmayne che, nei panni di Stephen Hawking, ha vinto l’Oscar per il miglior attore protagonista. Un percorso tutto in ascesa, da quando, a novembre, il film fu presentato al 32° Torino Film Festival e Redmayne ricevette il Premio Maserati. L’Oscar corona una bacheca di successi: Golden Globe come miglior attore in un film drammatico; British Academy Film Award come miglior attore protagonista, nonché miglior film britannico per la pellicola diretta da James Marsh; poi altri premi e una sfilza di nomination. Non male per questo attore che ha da poco compiuto 33 anni.

    Conferme e smentite.
    Gioisce anche Julianne Moore, miglior attrice protagonista per Still Alice, alla quinta nomination nella sua carriera. Finalmente è riuscita a portare a casa l’ambita statutetta. Tra gli altri film in corsa per la pellicola migliore spiccano Whiplash e Boyhood che, se non hanno ottenuto il titolo più importante, si “consolano” con gli attori non protagonisti. Premiati, rispettivamente, J.K. Simmons e Patricia Arquette. Whiplash si porta a casa anche l’Oscar per il miglior montaggio e l’Oscar per il miglior montaggio sonoro. The Imitation Game, che sembrava pronto a fare incetta di premi, ha rischiato seriamente di rimanere a secco, ma è riuscito a strappare il premio per la miglior sceneggiatura non originale, scritta da Graham Moore. Niente da fare per la rivelazione Benedict Cumberbatch che, nei panni di un tormentato Alan Turing, legherà comunque il proprio viso a quello del grande matematico britannico, almeno per un bel po’.

    Il successo di Grand Budapest Hotel.
    Se Wes Anderson, con il suo Grand Budapest Hotel, poteva apparire quasi come un “intruso” tra gli otto candidati al miglior film (per genere e stile), ha disatteso le previsioni più pessimiste vincendo ben quattro Oscar: miglior scenografia, miglior colonna sonora, miglior trucco e migliori costumi, con l’italiana Milena Canonero, al suo quarto Oscar per i costumi e al suo secondo film con Wes Anderson (il primo fu Il treno per Darjeeling, 2007). Gli ultimi due degli otto candidati al miglior film tornano dalla premiazione con una statutetta ciascuno: Selma, di Ava DuVernay, vince l’Oscar per la miglior canzone, Glory, di Common e John Legend; American Sniper di Clint Eastwood si accontenta del miglior sonoro.

    Gli altri premi e Snowden.
    Il miglior film straniero è il polacco Ida di Paweł Pawlikowski, mentre Big Hero 6 è il miglior film di animazione, il miglior corto di animazione invece è Feast, prodotto da Disney. Interstellar vince l’Oscar per gli effetti speciali e The Phone Call quello per il miglior cortometraggio. Il miglior corto documentario, invece, è Crisis Hotline: Veterans Press 1, ma ciò che spicca di più è l’Oscar per il miglior documentario, assegnato a CitizenFour. L’opera, diretta da Laura Poitras, racconta la storia di Edward Snowden e dello scandalo NSA, che ancora oggi agita le cronache e soprattutto ha costretto Snowden a fuggire in Russia, dove vive braccato.

    Laura Poitras è stata l’unica, insieme a Glenn Greenwald, ad avere completo accesso ai documenti trasmessi da Snowden. Il loro lavoro, al pari di Ewen MacAskill e Barton Gellman, ha contribuito all’assegnazione del Premio Pulitzer 2014 al Guardian e al Washington Post per il report sullo scandalo NSA. Nel film CitizenFour compare anche lo stesso Glenn Greenwald, giornalista ex Guardian che per primo pubblicò le rivelazioni di Snowden dalle colonne del quotidiano britannico. La vittoria dell’Oscar è un segnale importante, soprattutto per gli Usa dove l’argomento, per certi aspetti, è ancora tabù.

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    Giornalista, collabora da diversi anni con testate online e cartacee. Si è occupato, in passato, di televisione e radio. Segue l'evoluzione del giornalismo, soprattutto attraverso gli strumenti dati dal web. Lavora come addetto stampa per enti culturali.

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