19 October 2017
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    Black Sea: hai più paura della claustrofobia o degli uomini?

    Black Sea: hai più paura della claustrofobia o degli uomini? è stato modificato: 2015-04-11 di Valentina Tatti Tonni

    L’avidità umana e la claustrofobia degli abissi raccontati in Black Sea, il nuovo film di Kevin Macdonald in sala dal 16 aprile.

    La sera del 9 aprile è stato presentato in anteprima, contemporanea a Roma e Milano, il film Black Sea, in uscita nelle sale cinematografiche dal 16 aprile. La pellicola, dall’azione coinvolgente e distribuito da Notorious Pictures, è già vincitore dell’ultima edizione del Courmayeur Noir in Festival.

    Il film.
    Il cast artistico è composto da una donna e dodici uomini tra cui il protagonista Jude Law, che molti ricorderanno per il suo ruolo in Alfie e che qui interpreta il Capitano Robinson. Licenziato da un’azienda di recupero relitti, il Capitano Robinson insieme a un valoroso equipaggio cercherà di compiere una missione straordinaria: riportare alla luce un tesoro nascosto, sommerso nel mare  dal 1941, in un sommergibile tedesco. Il regista, Kevin Macdonald, spiega la scelta di questo luogo, ammettendo di essere sempre stato «attratto dall’esplorazione di ciò che la costante minaccia del pericolo causa alla psiche di una persona». Questa affermazione ci riporta così a quel che sarà tutta la parte centrale e finale del film, quando l’equipaggio scoprirà la portata di quel tesoro che fino ad allora il Mar Nero intrappolava nei suoi fondali, dando l’avvio ad un avido gioco al massacro per accaparrarselo.

    Claustrofobia sotto il mare.
    L’intento del regista sembra allora quello di capire come si comportino le persone in un luogo spesso claustrofobico come un sottomarino, che giace per sua natura tra i confini delle sue mura e quelli di un’acqua immensa, buia e fredda. Capire quale intenso rapporto si viene a creare tra più persone in un momento di paura e di tensione come quello che verrà pian piano raccontato. Riusciranno a tornare a casa? Qual è il vero pericolo: essere intrappolati nel mare o tra loro stessi?

    Persone anziché sottomarini.
    Alla passione si è aggiunta poi l’informazione. Tutti i particolari sono stati ben calibrati e la sceneggiatura, affidata allo scrittore e sceneggiatore teatrale Dennis Kelly, fin dalla sua prima stesura rievocava la storia di quel sottomarino, di come fosse giunto in quei fondali, la sua tecnologia all’interno che doveva essere il più possibile vicino alla realtà del II conflitto mondiale. Inoltre Kelly, dietro sua stessa dichiarazione, racconta: «Ho letto tantissimi libri e mi sono anche iscritto a dei forum online sui sottomarini. Ma poi ho intrapreso il percorso opposto, perché non volevo che questo aspetto dominasse la storia, che doveva riguardare i personaggi». Quei personaggi «traditi dal mondo e che intendono ribellarsi», come ha affermato il protagonista Law.

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    Valentina Tatti Tonni

    Idealista e vagabonda, tende a bruciare le tappe per non annoiarsi, crede di essere in missione per conto dell'opinione pubblica e per questo rincorre la musica, la letteratura, la politica estera, i diritti umani, l'ambiente.

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