26 May 2017
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    Breve storia politica di Vincenzo De Luca

    Breve storia politica di Vincenzo De Luca è stato modificato: 2015-03-02 di Paolo Morelli

    Le primarie del Partito Democratico in Campania incoronano Vincenzo De Luca. Ecco perché il suo nome è così discusso.

    Vincenzo De Luca è il candidato del Pd per le elezioni regionali in Campania. Ieri, durante le primarie regionali, è stato scelto con il 52% dei voti, su 157.000 votanti. Nonostante l’appello dello scrittore Roberto Saviano, che aveva chiesto ai campani di non andare a votare per le primarie del Partito Democratico, De Luca, sindaco “decaduto” di Salerno, ha vinto. Il suo nome, però, si porta dietro contraddizioni e questioni di carattere legale.

    Le ultime esperienze politiche.
    Detto il “sindaco sceriffo” per la sua propensione ad accentrare su di sé ogni decisione, Vincenzo De Luca è sindaco di Salerno dal 1993. Dopo aver ricoperto due mandati, è stato rieletto nel 2006, dopo un brevissimo passaggio in Parlamento, e riconfermato nel 2011, per un totale di quattro mandati. Nel frattempo, anno 2010, De Luca è già stato in corsa per la presidenza della Regione Campania, sempre con il centrosinistra. Quell’anno vinse il candidato del centrodestra, Stefano Caldoro, con il 54% dei voti, De Luca si fermò al 43%. Una sfida che si ripropone.

    Il decadimento.
    La carriera politica di De Luca, però, era tutta in crescita. Nel maggio del 2013 è stato nominato sottosegretario alle Infrastrutture dal Governo Letta, ma a novembre dello stesso anno è intervenuta l’Antitrust, in quanto le cariche si sottosegretario e di sindaco sono incompatibili. Sembrava finita, invece la vicenda è durata un anno e mezzo. De Luca, non avendo scelto quale carica “tenere”, fu dichiarato decaduto da sindaco nel gennaio 2014, per decisione del Tribunale civile di Salerno, il sindaco è però rimasto al proprio posto in quanto i suoi legali hanno fatto ricorso. Un mese fa, infatti, la Corte di Appello si è espressa, dando però ragione al Tribunale civile: De Luca è decaduto.

    I problemi giudiziari.
    Ciò che imbarazza maggiormente il Partito Democratico è legato alle pendenze giudiziarie, che vedono De Luca condannato in primo grado per diffamazione aggravata ai danni di Marco Travaglio; per abuso di ufficio nell’ambito dell’inchiesta sul termovalorizzatore di Salerno (un anno di reclusione e interdizione dai pubblici uffici), mentre nella stessa inchiesta era stato assolto dall’accusa di peculato; è stato poi condannato a pagare 23.000 euro per gli “stipendi d’oro” del Comune di Salerno. De Luca, con altri amministratori, avrebbe prodotto un danno erariale di oltre 180.000 euro per gli stipendi elargiti ai dirigenti del Comune: una sanzione comminata dalla Corte dei Conti di Napoli nel 2010. Ci sono, inoltre, due procedimenti in corso: “Sea Park” e “Crescent”.

    L’incompatibilità.
    La questione riguarda principalmente la legge Severino (come se non bastasse avere condanne o procedimenti in corso per, almeno, provare a cercare altri candidati) che, di fatto, impedirebbe a De Luca di ricoprire la carica di presidente della Regione. Sarebbe un paradosso: se De Luca vincesse, rischierebbe di non poter governare per diversi mesi in attesa di ricorrere al Tar contro la legge, che potrebbe finire sul tavolo della Corte Costituzionale. Questo è un handicap enorme nella campagna elettorale. Si può votare un presidente a mezzo servizio? Pesa, poi, la precedente esperienza regionale. Nel 2010 sfidò Caldoro – perdendo – e minacciando un’opposizione “dura” in Consiglio regionale, salvo poi dimettersi pochi giorni dopo la sconfitta elettorale per tornare a fare il sindaco a Salerno.

    Il consenso.
    De Luca ha vinto nella propria roccaforte, Salerno, dove ha raccolto il 96% delle preferenze, un risultato straordinario che denota l’altissimo consenso di cui gode, nonostante condanne e decadimenti. La città, sotto la sua guida, si è distinta per il rinnovamento delle infrastrutture e soprattutto nelle tematiche ambientali, potendo contare su oltre il 74% di raccolta differenziata, al riparo dalla crisi dei rifiuti che invece ha travolto Napoli e parte della Campania. Il dualismo Napoli-Salerno, con quest’ultima a prevalere, ha restituito a De Luca una popolarità di carattere nazionale.

    La tenuta del partito.
    È, poi, un personaggio politico molto critico con il proprio partito, che lo osteggia nel resto della Campania ma che ora, a seguito del risultato ottenuto ieri, dovrà sostenerlo. Questa situazione rischia di trasformare le elezioni regionali in un test per la tenuta del Partito Democratico in Campania, che deve dimostrarsi unito anche se il vincitore delle primarie non è espressione del gradimento interno, ma di quello degli elettori. Quel che è certo, per la Campania, è lo scontro politico con gli stessi attori e le stesse correnti che va avanti da oltre 20 anni, mentre la regione, invece, avrebbe bisogno di un cambiamento radicale, che si faccia carico dei problemi sociali e ambientali che la stanno dilaniando.

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    Giornalista, collabora da diversi anni con testate online e cartacee. Si è occupato, in passato, di televisione e radio. Segue l'evoluzione del giornalismo, soprattutto attraverso gli strumenti dati dal web. Lavora come addetto stampa per enti culturali.

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