23 June 2017
    Nychos

    Bunker Torino, un’officina di pensieri

    Bunker Torino, un’officina di pensieri è stato modificato: 2016-01-27 di Francesco Pettina

    Il Bunker Torino è uno spazio culturale indipendente che cerca di rivalutare la periferia nord di Torino, attraverso aggregazione, sport e musica. Questo spazio è, però, anche un piccolo museo di street art a cielo aperto. Continuiamo il nostro viaggio nelle zone di Torino in cui l’assoluta protagonista è l’arte urbana.

    Trasformazione è il termine più idoneo per descrivere uno spazio quale quello destinato al progetto Bunker, realtà nata grazie al volere dell’associazione URBE – Rigenerazione Urbana che ha saputo ridare valore a un luogo  precedentemente poco valorizzato nel suo insieme, situato nella periferia nord della città di Torino, tra il quartiere di Barriera di Milano e lo Scalo Ferroviario di Vanchiglia. Creata per dare spazio a eventi temporanei di street art, l’associazione è riuscita a plasmare questo spazio periferico, coinvolgendo artisti italiani e stranieri.

    L’associazione Urbe aveva già realizzato un progetto di arte contemporanea, Sub urb art, che mirava a riutilizzare in modo originale la fabbrica Aspira, stabilimento in disuso di via Foggia, attraverso un processo di valorizzazione della struttura. La successiva costituzione in associazione e l’esigenza di trovare nuove aree su cui esprimersi ha permesso la collaborazione con la società Quittengo s.r.l., proprietaria degli spazi dell’ex stabilimento SICMA, attivando un percorso continuativo. Ad oggi lo spazio del Bunker è gestito dall’associazione Variante Bunker.

    Un “museo” di arte urbana.
    Percorrendo via Paganini ci s’imbatte nel primo biglietto da visita, formato per lo più da opere di writers che, in cornici immaginate, impongono il loro marchio, in una sequenza continua. Tra queste opere incontriamo anche lavori di street art quali l’opera di Nychos, artista austriaco, che per l’occasione ha realizzato un serpente vivisezionato durante l’atto digestivo di un essere umano, ormai scheletrico. L’opera, non a caso, occupa una delle pareti d’ingresso dell’istituto zooprofilattico. Poco dopo ecco imbattersi nell’opera dei due writers Hogre e Jbrock che, coinvolti dalla Galo Art Gallery di Torino, in vagoni immaginati, impongono il loro marchio, quasi rievocando l’esigenza d’espressione che è alla base dell’esperienza della street artSempre sulla stessa via incontriamo le opere di Frank Lucignolo che per l’occasione ha riempito due pareti che si affrontano. In uno sfondo di ghirigori, che danno la percezione di movimento, ora fiori nel vento ora globuli rossi in movimento, si stagliano due figure senza lineamenti definiti del volto, una maschile e una femminile, statiche nelle pose.

    Attraversata la via, si rimane sorpresi dall’ingresso realizzato dall’artista romana MP5 che, in un suggestivo paesaggio agreste, svelato poco per volta dal sipario naturale della vegetazione, e attraverso l’utilizzo sapiente del bianco e del nero, propone figure di fauni e paesaggi onirici che sembrano invitarci all’interno di un percorso iniziatico, una trasformazione percettiva. Anche l’atrio rimanda al contesto iniziatico, attraverso la rappresentazione di pseudo-feti in contenitori sferici zoomorfi, opera dell’artista Phlegm, ancora sulle tonalità del bianco e del nero. Le figure sembrano un’allusione al percorso formativo e di rinascita che bisogna intraprendere per diventare sostanza. D’altro canto, gli occhi di civetta, che costituiscono le “sfere-placenta”, alludono al ruolo vigile e produttivo che bisogna assumere affinché l’effimera sostanza del pensiero si trasformi in atto concreto.

    Dome-Pixel-Pancho

    Il murale di Pixel Pancho e Dome (variantbunker.com)

    Il valore simbolico.
    Addentrandosi nella struttura, sulla parete destra si trovano le opere di Andreco, artista romano attratto dal valore simbolico espresso da determinati oggetti. Nello specifico, l’artista progetta diverse forme di pietre filosofali che assumono le immagini di uovo, chopper o simili, oggetti d’uso quotidiano con una forte valenza simbolica e legati al mondo rituale. Sotto questo aspetto, anche le tonalità del bianco e del giallo sono pregne di valore alchemico.

    Andando, invece, a sinistra osserviamo subito un dittico, frutto della collaborazione di Pixel Pancho e Dome, che fondono i propri stili personali attraverso due figure dai caratteri decisamente contrastanti. Sulla destra l’italiano Pancho realizza un felino robotico che insegue un topo. L’animale, messo al centro dell’opera e conteso da una figura femminile con in mano una maschera da gatto, è a opera del tedesco Dome. Maschere teatrali dipinte sull’ipotetico pavimento arricchiscono la scena di una forte valenza simbolica. Sul prospetto sud dello stesso edificio ritroviamo una simbiosi tra due rappresentazioni dai caratteri differenti: anche qui, come nel caso precedente, troviamo l’accostamento tra una rappresentazione in bianco e nero e una figura colorata. In questo caso l’oggetto d’interesse è la forma oculare che, nella rappresentazione del trio Gola-H101-Kenor assume un tratto ipnotico, per via dei diversi accostamenti cromatici e delle forme cangianti, mentre nell’opera di 2501 lo stesso effetto è dato dalla forma sinusoidale di quelle che si può considerare le ciglia di un occhio chiuso.

    Ultimi lavori in ordine cronologico – datato 2015 – sono le opere di DZIA la quale ha affrescato la parete di fronte a un laghetto artificiale apponendovi figure di animali variopinti demarcati da continui tratti neri secondo la maniera dello schizzo.

    Non solo street art.
    Tutte le opere che abbiamo elencato fanno da “sfondo artistico” alle diverse iniziative ivi presenti. Lo stabilimento, infatti, col tempo è diventato un centro polifunzionale che accoglie attività ludico-didattiche, sportive, culturali e musicali. Al suo interno, infatti, è possibile sia svolgere attività sportive quali il wakeboard, sia riavvicinarsi alla natura attraverso gli orti condivisi, ottimo strumento di unione e aggregazione, o attraverso l’attività di apicoltura, sia seguire gli eventi musicali e culturali che si svolgono, principalmente, nel capannone alla destra dell’ingresso; un luogo che si presta a diverse destinazioni d’uso. Proprio all’interno di questa struttura troviamo altri lavori di street art, tra cui gli animali marini di Matteo Lullini, dai colori vivaci e dai tratti tribali, i volti di B-Toy e Uriginal e il lavoro di simbiosi di RIM e DEM.

    Foto in copertina: lo street artist Nychos al lavoro per completare il murale di via Paganini (variantebunker.com).

    Print Friendly
    Francesco Pettina

    Storico dell’arte, classe ’82, interessato principalmente agli aspetti sociali che ne sono causa ed effetto. Siciliano di nascita e torinese d’adozione ha collaborato con associazioni, musei e fondazioni quali il Museo Gemmellaro di Palermo e la Fondazione “El Legado Andalucí” a Granada. Ha anche insegnato, organizzato laboratori didattici per scolaresche ed avuto brevi esperienze teatrali.

      Seguici su Facebook

      Resta aggiornato su Twitter