25 February 2017
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    Buone notizie: il Museo Mandralisca non chiude

    Buone notizie: il Museo Mandralisca non chiude è stato modificato: 2014-12-30 di Paolo Morelli

    Fino a ieri, a causa dei tagli alla cultura della Regione Sicilia, il Museo Mandralisca di Cefalù era destinato a chiudere i battenti. La Regione ha fatto marcia indietro, per ora.

    Almeno per un altro anno, il Ritratto d’ignoto marinaio di Antonello Da Messina può continuare a sorridere. La buona notizia, infatti, è che il Museo Mandralisca di Cefalù (Pa), dove è ospitato il meraviglioso quadro, non chiude. Fino a ieri, però, sembrava l’unica conseguenza del taglio ai fondi regionali alla Cultura, già scesi da 3,5 milioni a 1,6. Per il 2015 si temeva scendessero ulteriormente a 900 mila euro da dividere in 30, tra associazioni, enti e centri culturali sparsi per tutta la Sicilia. Il Museo Mandralisca è tra questi e versa in una condizione difficilissima nonostante il successo di visite (circa 21 mila all’anno). Gli 8 dipendenti, infatti, aspettano ancora 10 mesi di stipendi arretrati.

    La Regione cambia idea.
    Il nuovo presidente, Franco Nicastro, al timone da 5 mesi, ha preso parte con insistenza alla protesta che ha convinto la Giunta regionale, guidata da Rosario Crocetta, a fare marcia indietro. La notizia è di ieri sera: niente taglio dei fondi, che restano fissati a 1,6 milioni, e ancora un anno di sopravvivenza per il Museo Mandralisca e gli altri enti. Già, perché qui si ragiona di 12 mesi in 12 mesi. La fondazione, che gestisce il museo, ha debiti piuttosto importanti che mettono costantemente a rischio le diverse attività. «Abbiamo soprattutto delle mostre temporanee – ha spiegato Franco Nicastro – ma organizzare convegni e incontri è piuttosto oneroso». E il Museo Mandalisca gode di una grande notorietà anche perché, oltre alla notevole collezione antropologica e numismatica, ospita il Ritratto d’ignoto marinaio di Antonello Da Messina, uno dei quadri più apprezzati e conosciuti del noto artista italiano, conosciuto anche all’estero.

    «Ci siamo ribellati – ha raccontato Nicastro – perché il taglio di fondi avrebbe significato la morte degli enti come il nostro. Ci sono anche l’Istituto Gramsci, il Centro Sturzo e la Fondazione Sciascia, giusto per fare alcuni esempi. A noi, quest’anno, erano stati assegnati 190 mila euro che sarebbero diventati 120 mila, non sarei nemmeno riuscito a pagare gli stipendi». Ma la cultura, e il turismo, sono i settori strategici della Sicilia. «Se cultura e turismo sono i cardini dell’economia siciliana – ha aggiunto Nicastro – allora non vanno colpiti, altrimenti si compie un’operazione molto miope, anche perché sappiano benissimo che investire nella cultura non porta consenso politico».

    Il consenso politico non nasce dai fondi alla Cultura.
    Il punto è proprio il consenso politico. È vero che i soldi spesi per la cultura, in un momento storico segnato dalla crisi, provocano spesso malcontento che la politica, anziché gestire, preferisce cavalcare per guadagnare consensi. E così è molto più popolare tagliare fondi alla cultura, anche se in questo settore ci sono migliaia di lavoratori e si appoggiano settori come il turismo, vero motore economico di regioni come la Sicilia. «C’è da dire – ha precisato il presidente della Fondazione Mandralisca – che nell’assegnazione dei fondi alla cultura è stato messo un po’ di ordine con la Giunta Crocetta. Prima si svolgevano operazioni anche clientelari assegnando contributi a seconda delle simpatie politiche, ora c’è un bando e gli enti devono fare richiesta per entrare in graduatoria. A seconda di attività e dipendenti vengono assegnati i fondi, che devono essere tutti rendicontati e messi a bilancio».

    Almeno per il 2015, il Museo Mandralisca è salvo, ma il taglio dei fondi alla cultura è un pericolo che si ripresenta ogni anno. «Vanno assegnati i fondi che servono – ha sottolineato Nicastro – secondo criteri molto piùoggettivi. Il problema è che subiamo il vecchio vizio della politica, cioè quello di foraggiare iniziative che portano voti, come quelle promosse dalle associazioni che ruotano intorno all’assessorato alla famiglia». Alcuni esempi: il Telefono Arcobaleno di Palermo (solo a Palermo) costa 750 mila euro all’anno; l’Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto, che si occupa del monitoraggio dei siti web pedopornografici, riceve 730 mila euro all’anno. Insieme raggiungono quasi il totale dei fondi alla cultura dell’intera Sicilia. «Sono attività utilissime – ha aggiunto Nicastro – ma c’è una sproporzione evidente rispetto alla cultura».

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    Giornalista, collabora da diversi anni con testate online e cartacee. Si è occupato, in passato, di televisione e radio. Segue l'evoluzione del giornalismo, soprattutto attraverso gli strumenti dati dal web. Lavora come addetto stampa per enti culturali.

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