19 October 2017
    Cab Calloway

    C’era una volta Cab Calloway

    C’era una volta Cab Calloway è stato modificato: 2015-03-22 di Davide Gambaretto

    L’uomo cui dobbiamo “Minnie the Moocher” si è spento 20 anni fa. Ci ha lasciato lo scat, uno dei brani più famosi della storia della musica e tanto jazz.

    “Hey folks here’s the story ‘bout Cab Calloway…”

    La stella di Cab Calloway iniziò a splendere di luce propria una sera di febbraio del 1931. Il carismatico bandleader stava guidando il suo ensamble durante una trasmissione radio dal vivo, al famoso Cotton Club di Harlem. Tra quelle mura – che avevano visto performance di artisti del calibro di Duke Ellington e Fletcher Henderson – stava per farsi, ancora una volta, la storia della musica.

    Nella vita di ogni artista c’è un istante in cui questo sboccia compiutamente e trova la sua vera dimensione; pensiamo a Micheal Jackson che presenta al mondo la sua “Billie Jean” durante lo speciale televisivo “Motown 25: Yesterday, Today, Forever”, corredata di futuristico moonwalk. Ecco, quella sera a Mr. Calloway successe qualcosa di analogo. Aveva da poco composto – con l’aiuto di Irving Mills e Clarence Gaskill – “Minnie the Moocher”, un nuovo tema radiofonico per la sua Orchestra. Appena incominciò a cantare, però, si rese conto di non riuscire a ricordarsi il testo. Per colmare queste lacune Calloway prese a cantare a scat sillabe senza senso, coinvolgendo pubblico e musicisti in un divertente gioco di call-and-response: «Hi-de-hi-de-hi-de-ho. Ho-de-ho-de-ho-de-hee. Oodlee-odlye-odlyee-oodlee-doo». La folla era ipnotizzata dallo spettacolo che Calloway stava mettendo in piedi, ignara si trattasse di pura improvvisazione.

    Quando il 78 giri uscì nei negozi – quello stesso anno – “Minnie the Moocher” divenne la prima vera hit firmata Calloway e permise alla sua Orchestra di costruirsi un’identità ben riconoscibile presso il pubblico.

    Cab Calloway era un personaggio interessante a dir poco. Abbandonò la scuola di legge, nonostante la promessa fatta alla sorella di laurearsi e rifiutò un’offerta per giocare a pallacanestro con gli Harlem Globetrotters, tutto per amore del jazz. Una passione che incominciò a bruciargli dentro la sera che conobbe Louis Armstrong, mentre lavorava come cantante di nightclub al Sunset Café di Chicago. Un’amicizia, quella con Armstrong, che continuò negli anni a seguire e che ispirò a Calloway il suo futuro marchio di fabbrica: lo scat.

    Mr. Calloway si costruì una solida reputazione al Sunset, dove divenne Maestro di Cerimonia e dove riuscì ad affinare quella sua immagine artistica, raffinata ed insieme energica, che avremmo imparato a conoscere e ad amare negli anni a venire. L’Orchestra di Calloway continuò a incidere canzoni di successo fino al 1948 circa, quando l’era delle Big Band era ormai in declino. Seppe reinventarsi come attore di Broadway, interpretando ruoli in “Porgy and Bess” di George Gershwin e in “Hello, Dolly!” di Jerry Herman. Recitò anche in una manciata di film, assieme ad Al Jolson e Lena Horne.

    La stella di Mr. Calloway, però, non era ancora pronta per spegnersi definitivamente e l’ultima scintilla ci sorprese grazie alla sua interpretazione di “Minnie the Moocher” – il brano che l’aveva reso grande – per il film del 1980 The Blues Brothers.

    Cab Calloway si spense il 18 novembre del 1994. Oggi lo ricordiamo, durante il ventennale della sua morte; un omaggio al nostro “Hi-de-hi-de-ho Jazz Man” preferito.

    Foto: fanart.tv

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    Davide Gambaretto

    Storico dell’arte, curatore indipendente e scrittore. I suoi precedenti impieghi in ambito artistico includono Artissima Fair, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Attitudine Forma. Musicologo a tempo perso, è appassionato di letteratura, cinema, graphic novel e pallacanestro. Gestisce il blog musicale "La Lira di Orfeo" e realizza laboratori didattici di arte e scrittura per scuole elementari e medie.

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