19 February 2017
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    Cake: si può superare la depressione?

    Cake: si può superare la depressione? è stato modificato: 2015-03-30 di Federico Sanna

    Un trauma che scuote la vita alle fondamenta: Daniel Barnz esamina i volti della depressione e del dolore dirigendo ‘Cake’. Preziosa l’interpretazione di Jennifer Aniston, apprezzata nel ruolo drammatico.

    La vita dell’avvocato Claire Simmons (Jennifer Aniston) viene sconvolta da un grave incidente stradale, in cui perde la vita anche il figlio. Torturata dal dolore cronico, procurato dalle ferite, che viene allontanato grazie all’uso frequente di antidolorifici, e isolata dal mondo sociale e affettivo, vittima di una depressione subdola e distruttiva, Claire viene suggestionata dal suicidio di Nina (Anna Kendrick), compagna del gruppo di sostegno di cui fa parte. La ricerca di senso presenta molte difficoltà e passa attraverso il rapporto umano e la conoscenza delle proprie emozioni. Gli aiuti fondamentali giungono dall’impegno costante della governante Silvana (Adriana Barraza) e dal rapporto di amicizia che Claire stringe con Roy (Sam Worthington), marito della defunta Nina.

    Il trauma.
    Il fatto di cronaca contingente nasconde sempre la portata emotiva del trauma. La ferita al corpo è la manifestazione esteriore di un dolore che risiede nei recessi più profondi dell’anima. Il fisico di Claire è percorso da cicatrici che bruciano di un fuoco che non si estingue e che non vengono rivelate, rimangono implicite sotto gli strati degli abiti che indossa. Ugualmente, il lutto prodotto dalla morte del figlio è rovinoso e irreversibile, il senso di colpa che ne scaturisce concorre allo sviluppo di una depressione profonda che destabilizza l’equilibro psicologico. L’avvocato di successo, protetto dalla sicurezza del sistema di norme e leggi, che per principio stabiliscono un rapporto di causa-effetto definito tra le cose, rimane da solo a contrastare l’insensatezza della vita, un caos in cui l’imprevisto è incomprensibile.

    Questo contrasto è caratterizzato da un esilio di sé dal mondo esterno: il marito viene allontanato, i contatti con l’Altro sono vissuti con cinismo e disprezzo, quando non rifiutati completamente. L’abuso di alcool e antidolorifici non rappresentano altro  che il sintomo del rigetto di sé, lo stordimento che garantirebbe l’oblio della sofferenza. Claire è un individuo frammentato, nella costituzione e nell’anima, che ricerca ossessivamente l’unità.

    La ricerca della cura.
    Il suicidio di Nina è un evento stravolgente: è un gesto misterioso e insondabile, la cui condanna è giustificata in virtù della negazione della debolezza e dell’ignoto. La lesione dell’anima è un fatto personale che non si può comprendere fino in fondo. Claire procede da questo episodio nella speranza taciuta di recuperare se stessa e, se il marito di Nina, Roy, odia la moglie e la sua soluzione, considerata come un atto esclusivamente egoistico, ella scorge nell’annullamento di sé la scintilla che permette la resurrezione.

    Le conversazioni allucinate con il fantasma di Nina non sono altro che un dialogo con se stessa sulla possibilità di rifiorire, di riunire i cocci e ritrovare un senso al mondo. Claire indaga sulla vita di Nina, sulle circostanze del gesto e precipita in un vortice di riflessioni e contraddizioni. Il suicidio, in alcuni momenti, è come una via di uscita, in altre occasioni è accantonato e prevale la forte volontà di reagire. Il conflitto di posizioni è il riflesso tremendo della personalità dilaniata di Claire. L’esperienza stessa dei legami umani è sofferente e irregolare: l’avvicinamento a Roy è confuso, può essere l’espressione di sinceri sentimenti o la tensione morbosa verso Nina.

    La torta.
    Un elemento ricorrente della vicenda è la torta. La torta, nella sua costituzione gastronomica e sociale, è uno degli ingredienti della vita che esprime semplicità e felicità. Può essere un dono offerto o ricevuto. La conclusione della ricerca di Claire coincide con l’apparizione simbolica della torta come materia collante, come intersezione ideale in cui ogni frazione viene congiunta. La semplicità costituisce la salvezza ultima della donna, che trova finalmente non il senso, ma un senso alle cose. Un’intuizione casuale e lontana dagli schemi astratti con cui interpreta la realtà: il travaglio della quotidianità non scopre la soluzione nella speculazione teorica, ma nella quotidianità stessa.

    Claire, a causa dell’incidente, è costretta ad affrontare i viaggi in automobile sdraiata sul sedile, reclinato orizzontalmente per l’occasione, quasi per negare il tempo e lo spazio e rifugiarsi in una dimensione intima impenetrabile. Poi però succede qualcosa, Claire potrà ripartire?

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    Federico Sanna

    Studente di Filosofia presso l'università di Torino. Appassionato di cinema, letteratura e arte. Impegnato da 5 anni nel volontariato nell'ambito del primo soccorso.

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