28 February 2017
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    Camminare come scelta di vita

    Camminare come scelta di vita è stato modificato: 2016-01-27 di Paolo Morelli

    “La via del sentiero”, curato da Wu Ming 2 e tradotto da Francesca Frulla (Edizioni dei Cammini), è uno spaccato storico e letterario sul camminare.

    I veri camminatori hanno un rapporto privilegiato con la Natura, perché in essa vivono e con essa scoprono il mondo. Camminare non è soltato uno dei tanti sistemi che l’uomo ha per spostarsi, ma è l’unico, tra questi, che gli permette di restare umano. Wu Ming 2, per Edizioni dei Cammini (Lit Edizioni), ha curato una «antologia per camminatori», intitolata La via del sentiero, con le traduzioni di Francesca Frulla.

    Come si legge nell’introduzione, La via del sentiero (che naturalmente non si intitolava così) nasce nel 1911 per la casa editrice Sidwick & Jackson, in terra britannica. Non è chiaro chi fosse il curatore, ma è probabile si trattasse di Hillaire Belloc, anglo-francese che ha firmato l’introduzione del volume. Nell’edizione curata da Wu Ming 2 ci sono alcune differenze con l’originale, alcuni brani sono stati tolti perché troppo lunghi o troppo corti, in modo da rendere uniforme il testo.

    Camminare tra i racconti.
    Il lettore può camminare insieme agli autori dei diversi contributi inclusi nell’opera. «A piedi e col cuore leggero, prendo la strada aperta. / In piena salute, libero, il mondo davanti a me, / il lungo sentiero bruno davanti a me, / diretto dove mi pare». Inizia così la poesia di Walt Whitman, Canto della strada aperta, tratta dalla sua grande raccolta Foglie d’erba, e che può riassumere una delle caratteristiche di questa opera: la volontà di camminare per assaporare la libertà, e in libertà scegliere testi e scrittori, uniti soltanto dalla passione per il cammino e dalla capacità di raccontarla. Da Dickens a Stevenson, fino ad arrivare a Thoreau, con importanti contributi, fra gli altri, di William Hazlitt e John Burroughs.

    La brughiera britannica, dal Galles alla Scozia, è un luogo che induce a camminare per spostarsi da una città all’altra, evitando mezzi di trasporto di qualunque genere. L’unico modo per tornare a respirare dopo aver subito la pressione urbana è camminare fuori dalla città, magari con la scusa di raggiungerne un’altra. Una necessità che diversi scrittori hanno sentito il bisogno di raccontare, con l’intrinseca esortazione a fare lo stesso.

    Le radici storiche.
    Scritti intorno al XIX secolo, i brani trasudano le perplessità e le paure della grande Rivoluzione industriale che ha investito la Gran Bretagna in quegli anni, quando il Paese si è trasformato in locomotiva del mondo occidentale all’insegna del progresso, ma anche dell’inquinamento e dell’inurbazione dell’uomo. Camminare era la risposta uguale e contraria alla Rivoluzione industriale, che se da un lato richiamava in città uomini e capitali, dall’altro spingeva molte persone ad andare fuori da essa, per non perdere il contatto della Natura. È il periodo in cui nasce il mito del camminare come esperienza salubre e indispensabile per il benessere dell’uomo. Un’attività di carattere intellettuale perché solo gli intellettuali (e i ricchi) potevano permetterselo, ma che sarebbe diventata di facile accesso alla popolazione nel secolo successivo.

    Camminare, quindi, è una forma di sopravvivenza di cui l’uomo ha bisogno per restare all’interno della società che egli stesso ha creato (e di cui, in fondo, ha anche bisogno), ed è uno dei pochi modi rimasti per non interrompere il legame con Madre Natura. C’è però qualcos’altro. La via del sentiero si inserisce in una lunga tradizione di opere letterarie che raccontano il camminare. Non è, infatti, solo spostarsi e cercare aria pulita, camminare è cambiare prospettiva. Scrive William Hazlitt nel brano Sull’andare in viaggio: «Vado fuori dalla città per dimenticarmi la città e tutto quel che contiene. […] è perché desidero un po’ di respiro, per riflettere su argomenti vari, che mi assento dalla città per qualche tempo, senza sentirmi perduto nel momento in cui mi assento da me stesso». È la superiorità del “silenzio” sul “chiasso”.

    Una tradizione da tramandare.
    Camminare, perciò, segna la storia umana. Se dapprima era l’unico modo che l’uomo aveva per spostarsi, si è poi trasformato in un’occasione per riflettere o per tenere lezioni di filosofia, per confrontarsi e discutere, fino a diventare la strategia per recuperare il contatto con la Natura e per liberare la mente, in antitesi con il chiasso e l’artificialità del mondo urbano. La via del sentiero risveglia questa prospettiva e trascina il lettore nella Gran Bretagna del XIX secolo, nell’uomo che si confronta con l’inesorabile cambiamento della propria società e che mette a punto una formidabile strategia per restare umano, evolvendo un’attività tipicamente umana. Una tradizione che ci arriva dai racconti, dai libri e dalle ricerche, come quella di Wu Ming 2.

    L’ultima chicca di questa opera è il cd-rom in allegato, che contiene 9 tracce: si tratta di 9 brani tratti da La via del sentiero, letti da Wu Ming 2 e musicati dal gruppo FridaX, un’esperienza musicale di buon livello, che completa il libro.

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    Giornalista, collabora da diversi anni con testate online e cartacee. Si è occupato, in passato, di televisione e radio. Segue l'evoluzione del giornalismo, soprattutto attraverso gli strumenti dati dal web. Lavora come addetto stampa per enti culturali.

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