24 November 2017
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    Camorra che c’è, ma non si vede

    Camorra che c’è, ma non si vede è stato modificato: 2016-01-26 di Francesca Perna

    Oggi, 21 marzo, è la Giornata della memoria per il ricordo delle vittime innocenti di tutte le mafie. C’è chi vive la camorra a due passi da casa, e lo racconta qui.

    Vivo a Portici, nel vesuviano, alle pendici del vulcano e in una città, forse, tra le più vivibili rispetto alle sue “vicine”, per la sua conformazione morfologica, per i suoi affascinanti aspetti storici e per il mare che si insinua dagli scorci della città alta. È quella stessa città che per anni ha detenuto il record mondiale di densità abitativa ed ancora oggi è la più popolata d’Italia e per questo la rende molto caotica, ma io vivo bene in questa città, con i suoi pregi e i suoi difetti. E, come ogni città del vesuviano e del napoletano che si rispetti, c’è, ma non si vede, l’ombra del clan. Questo, agli occhi di chi non ci vive, porta a pensare a camorra e a tutto ciò che questo termine porta con sè: paura, terrore e discriminazione.

    Vita quotidiana.
    Quello che spesso io avverto è l’inciviltà, i modi sbagliati di fare della gente, l’assenza delle Istituzioni locali quando si tratta di controllare di più il territorio e contrastare i microcriminali, quando i mezzi di trasporto non esistono o non sussistono nemmeno e diventa difficile anche arrivare nella vicina Napoli: sei costretto a prendere l’auto perché altrimenti rischi di pernottare a Napoli se non sai come tornare. I mezzi di comunicazione tra Napoli e provincia sono quasi al collasso. Eppure tra le destinazioni c’è Pompei, il sito culturale più visitato al mondo, spesso i turisti son costretti a viaggiare come sardine tra passeggeri e controllori inesistenti. Io questo denuncio della mia terra. L’invivibilità, la scarsa attenzione per il suo popolo, per le bellezze paesaggistiche e culturali. Da incompetente e da ignorante non posso giudicare chi amministra, però posso notare lo scarso impegno nel provare a dare una soluzione, a combattere per migliorare le condizioni urbane di questo popolo.

    Sicuramente è inutile negare la presenza invisibile delle organizzazioni criminali nella gestione degli affari pubblici e la sua presenza senza sconto, quando in pieno centro e in pieno giorno non mancano gli agguati sotto gli occhi di tutti. Molti clan sono stati piegati, ma la paura c’era e c’è, la si dimentica fino a che non accadrà il prossimo regolamento di conti.

    Il volto della camorra.
    Se davvero volete capire chi vive quotidianamente la camorra dovete chiedere a chi vive oramai nella famosa Terra dei fuochi, in quelle città dell’entroterra in cui ancora riaffiora l’odore di bruciato e le cui strade sono invase da residui di rifiuti sparsi qua e là. Sembra di essere nella terra di nessuno. Campagne mediatiche, manifestazioni pubbliche, decreti, dati tumorali allarmanti, morti preannunciate e annunciate dal parroco di Caivano Maurizio Patriciello, che quotidianamente denuncia la situazione di degrado della sua terra. La sensazione è sempre la stessa, quella che poco o nulla cambierà e per chi vi abita non ci sarà altra soluzione se non scappare il più lontano possibile, per vivere in maniera più dignitosa e sana.

    21 marzo: giornata della memoria. Per non dimenticare mai.
    il 21 marzo si ricordano nella Giornata della memoria e dell’impegno le vittime di mafia, quelle uccise per sbaglio, per caso, per scrupolo, per strada, per niente. Un giorno toccherà ricordare perché si arriva a tanto, perché l’uomo diventa una macchina di sangue solo per vedere il suo nome “rispettato”. Non basta combatterla, semmai lo si stesse facendo, bisogna conoscere per capire e dare agli uomini un’alternativa per diventare migliori, nel verso giusto.

    Ci si chiede cosa muova un’organizzazione criminale ad associarsi e a diventare così potente nel tempo. La camorra ha una sua storia e nasce nel lontano Seicento. Il percorso è lungo, ma è necessario specificare che parlare di camorra significa parlare di un fenomeno sociale. Ignoranza, inoccupazione, strutture sociali estinte o mal funzionanti e assenza delle istituzioni nei quartieri di periferia, tutto ciò ha dato origine a un controllo a volte quasi capillare su ogni tipo di attività economica, politica o sociale che sia. Da Nord a Sud.

    Un’alternativa per chi resta.
    Non so quanto e cosa si potrà fare contro le organizzazioni criminali, ma so che si può dare un’alternativa migliore a chi vive qui, a chi vive il Sud. La passione, i sogni, siano essi fatti di musica, sport, teatro, giustizia, umanità possono essere la salvezza della nostra terra. Ma se togliete a un giovane un campo di calcio, se gli chiudete un cinema, se i teatri sono perennemente semivuoti di idee e persone, allora ai più vulnerabili non resta che perdersi nel loro triste destino.

    E aggiungo che, per un giovane che diventa guappo di camorra, altri dieci stanno fotografando beati e felici la loro terra dai loro svariati punti di vista. Degrado, incanto, nero, bianco, il buio e la luce e il mare che custodisce i pensieri felici e tristi di chi è consapevole che prima o poi «adda passà a nuttat».

    Con il loro unico e viscerale amore incondizionato per una terra che amano nonostante tutto. Sono l’oro di Napoli, il cuore pulsante di una città che se ne frega di tutte le cattiverie e le discriminazioni gratuite che subisce. Perché sa che non è così. Che il male non coprirà mai tutto il bello che essa sa offrire.

    Foto: charmenapoli.it

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    Francesca Perna

    Una laurea in archeologia. Una forte fede per la musica e un grande amore per la storia romana. E il Vesuvio, la mia terra.

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