17 October 2017
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    Cantone, ecco come la corruzione blocca il Paese

    Cantone, ecco come la corruzione blocca il Paese è stato modificato: 2015-05-16 di Paolo Morelli

    Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, è intervenuto al Salone del Libro durante un incontro denso e appassionante.

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    «Spesso i giovani sono obbligati ad andare via dall’Italia per dimostrare di essere bravi, soprattutto se hanno la dignità di non volersi sottoporre a certe logiche». Il piglio ironico, la parlata ferma e segnata da un delizioso accento campano, Raffaele Cantone sa farsi ascoltare senza bisogno di urlare. Ieri, 15 maggio, è intervenuto al Salone del Libro di Torino per presentare il suo libro Il male italiano. Liberarsi dalla corruzione per cambiare il Paese, scritto con il giornalista Gianluca Di Feo e pubblicato da Rizzoli. Cantone è, dal 2014, presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione.

    Parlare senza urlare.
    La corruzione, il male italiano. Come il magistrato ha spiegato ieri, però, parlare di “male italiano” non ha un fine denigratorio, ma è un modo per prendere coscienza del problema e, quindi, risolverlo. «Cantone fa parte di una seconda generazione di magistrati – ha spiegato Paolo Mieli, che ha coordinato l’incontro – che non ha in mente di surrogare il potere politico. Il merito di questo libro è anche la scelta del giornalista che lo ha intervistato. Gianluca Di Feo non ama la celebrità, esattamente come Cantone, ma oggi è uno dei giornalisti più rispettati nel nostro settore, autore di uno degli scoop più importanti degli anni ’90: il recapito dell’avviso di garanzia a Silvio Berlusconi».

    Realtà e percezione.
    La corruzione è percepita, nel senso comune, come distante dalla vita quotidiana e diffusa in ogni angolo delle pubbliche amministrazioni. Si tratta di percezioni sbagliate nella stessa misura. «Un sistema di corruzione – ha raccontato Cantone – mette in discussione uno dei valori principali delle democrazie moderne: la concorrenza. La corruzione allontana i migliori perché, nel caso di appalti o concessioni, essi non vinceranno mai finché non decideranno di “sporcarsi”. La corruzione blocca il Paese e anche le assunzioni, perché l’azienda non è interessata ad avere i migliori, ma a far lavorare gli “amici”». E qui torniamo alla frase che ha aperto l’articolo: se il Paese è bloccato dalla corruzione, è impossibile dimostrare le proprie capacità, per farlo è necessario emigrare. Il problema tocca la vita quotidiana eccome, e quando il singolo cittadino chiude un occhio di fronte a questo fenomeno – anche nel piccolo – contribuisce ad alimentarlo.

    Il ruolo del singolo cittadino.
    Dunque sono tutti corrotti? Sarebbe un errore pensarlo. «Sono contrario alla logica del “arrestiamoli tutti” – ha rivelato Cantone – c’è una larga parte del Paese che non va criminalizzata, ma presa in considerazione. La nostra autorità sta provando a rimettere in sesto un sistema che deve funzionare, cerchiamo di coinvolgere anche i cittadini per far loro capire che la trasparenza è un valore». La trasparenza è l’opposto della corruzione ed è in grado di arginarla, ma perché prenda piede è necessario che ogni persona se ne faccia portatrice. «Dobbiamo creare le premesse perché non ci sia corruzione – ha aggiunto Gianluca Di Feo – e fare un’attività di prevenzione. Mani Pulite, ad esempio, è stata un’operazione chirurgica contro la corruzione ma, in quel caso come in tanti altri, è mancata l’attività successiva e terapeutica per fermare la corruzione».

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    Gianluca Di Feo e Raffaele Cantone.

    La corruzione è culturalmente sottovalutata.
    Il punto è che ogni cittadino è portato a pensare che qualcun altro debba risolvere i problemi della comunità, quando invece la lotta a piaghe come quelle della corruzione inizia nel privato di ognuno. «Oggi i cittadini chiedono risposte alla Magistratura perché c’è un problema di sicurezza» ha aggiunto ancora Di Feo. Il rischio, però, è che a qualche Magistrato nascano manie di protagonismo, come sottolineato ieri durante l’incontro. L’obiettivo, invece, è diverso: bisogna ricostruire una mentalità civile. Emblematico è il caso di Expo, di cui Cantone si è occupato nella propria attività. «Una serie di persone già condannate per Tangentopoli – ha svelato il magistrato – si occupavano ancora di appalti e concessioni, tutto alla luce del sole, ed era considerato normale. C’è un meccanismo di sottovalutazione culturale, ma la corruzione, per certi aspetti, ha fatto danni peggiori di quelli della mafia».

    Sradicare l’omertà.
    Certo, se nel 2001 Pietro Lunardi, allora Ministro delle Infrastrutture, poté affermare pubblicamente che «con mafia e camorra dobbiamo convivere» significa che esiste una mentalità omertosa e rassegnata, ben radicata nella società. «L’immagine del nostro Paese – ha però spiegato Cantone – è fatta di tante persone che in modo oscuro e nascosto fanno il proprio dovere, semplicemente perché non sanno fare diversamente. Credono che vada fatto e non si aspettano riconoscimenti». È da lì che bisogna partire, lavorando «con la parte migliore delle pubbliche amministrazioni». Ci sono leggi e attività che nell’immediato sembrano non avere effetti, ma che nel lungo periodo costruiscono solide basi culturali che impediscono a omertà e illegalità di attecchire. «La prima persona che ho incontrato appena nominato presidente dell’Autorità – ha concluso Cantone – è stata Piero Fassino, in qualità di Presidente dell’ANCI. Non si può combattere la corruzione senza coinvolgere i Comuni, bisogna essere uniti, perché altrimenti ci sarà soltanto un manipolo di valorosi che combatte contro il resto del mondo, e che quindi avrà una sconfitta certa».

    Ritorno a casa.
    Dopo l’incontro, Raffaele Cantone è tornato a Giugliano, folta cittadina della provincia di Napoli che, in alcuni casi, è salita alla ribalta delle cronache per pesanti problemi di criminalità. Il magistrato è nato lì e lì vive tuttora. Per questioni di “sicurezza”, ci si aspetterebbe di trovarlo a Roma o in qualche località più tranquilla. Invece no, perché, come ha commentato, «Giugliano è la mia terra, non ho ambizioni di vita da salotti, non mi piace. E mi sento molto più al sicuro a Giugliano che a Roma». È casa.

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    Giornalista, collabora da diversi anni con testate online e cartacee. Si è occupato, in passato, di televisione e radio. Segue l'evoluzione del giornalismo, soprattutto attraverso gli strumenti dati dal web. Lavora come addetto stampa per enti culturali.

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