15 December 2017
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    Carpi: quando lo sport è un modello

    Carpi: quando lo sport è un modello è stato modificato: 2015-04-29 di Paolo Morelli

    Il Carpi ha ottenuto, per la prima volta nella storia, la promozione in serie A: è un modello che funziona, non solo nel calcio.

    «Alla faccia di Lotito» recita un cartello che gira sui social network, realizzato da un gruppo di tifosi del Carpi, ieri, poche ore dopo la matematica promozione in serie A. Già, alla faccia di Lotito. Il patron della Lazio, nonché consigliere federale, era stato intercettato a febbraio, mentre diceva, fra le altre cose, che squadre come il Carpi, in serie A, sarebbero dannose per i diritti televisivi. Ora se ne farà una ragione, perché il Carpi, ieri sera, dopo il pareggio con il Bari, quella promozione se l’è guadagnata in tutto e per tutto, con buona pace dei diritti televisivi. E chissà che non salga anche il Frosinone, perché non è vero che se il “nome” della squadra non fa pensare a coppe e scudetti allora non è degno della serie A.

    Un po’ di storia.
    Partiamo dal 1909, quando nasce il Carpi, anzi no, partiamo dal 2000, quando la squadra si riprende dopo uno dei tanti fallimenti anonimi di cui è costellato il calcio italiano. Quelli che capitano alle “squadrette” di provincia, che non hanno appeal per i grandi investitori e non sono così “blasonate” da poter chiedere sconti o proroghe. Il Carpi fallisce e rinasce, partendo dall’Eccellenza. Con lo storico presidente Salvatore Bagni (dal 2001), il Carpi passa una decina di anni nel più totale anonimato. Poi nel 2010 succede qualcosa. Il Carpi arriva ai playoff di serie D e se le fa suonare dal Pianura. Vince all’andata 5-0, sembra fatta, invece al ritorno ne prende 8: un rocambolesco 8-2 sembra così condannare gli emiliani a un altro anno di serie D. Poi, inaspettato, arriva il ripescaggio (frequente nelle serie inferiori) e si aprono le porte della Lega Pro – Seconda Divisione, la vecchia C2.

    La risalita.
    Nel 2011 è già in Prima Divisione (che nel linguaggio comune continuerà a chiamarsi C1) e a fine stagione la serie B è a un passo, ma sfuma. Nessun problema, il Carpi, con Fabio Brini in panchina, si fa promuovere l’anno successivo, sempre dopo i playoff. Al posto di Brini arriva Stefano Vecchi, si pensa già alla serie A ma senza ostentarlo. Il primo, storico, anno di serie cadetta va così così, Vecchi salta a metà febbraio e al suo posto arriva Pillon. Si chiude con un onesto dodicesimo posto.

    Il botto.
    «Non voglio fighetti, solo gente che sputa sangue»
    dice Fabrizio Castori, appena arrivato sulla panchina del Carpi, all’inizio della stagione 2014/2015. E la volontà paga, il Carpi domina la serie B e stende squadre ben più blasonate (la famose squadre blasonate). Alla decima giornata infila 5 reti al Pescara, in trasferta, poi stende il Vicenza e va a vincere a Bari. Vince il derby con il Modena, travolge il Perugia 4-0 ed espugna il campo di Catania, vincendo 2-0. Man mano che le giornate passano emerge il talento di Jerry Mbakou, che finora ha segnato 14 reti. Preso dal Padova, fallito, è diventato il punto di riferimento dell’attacco carpigiano. Viene dalla Nigeria, ma è cresciuto calcisticamente nel Veneto.

    La promozione.
    Il Carpi, intanto, macina punti anche nel girone di ritorno. Nonostante il Pescara riesca a “vendicarsi”, vincendo 2-1 a Carpi, la squadra di Castori batte di nuovo il Vicenza e annulla il Bologna con un sonoro 3-0. La stessa sorte tocca al Brescia, punteggio tondo e corsa che non si interrompe. Avrebbe già potuto festeggiare il 24 aprile, ma la sconfitta con il Frosinone (comunque in corsa per la promozione) ha ritardato la festa. Ieri, lo 0-0 con il Bari ha consegnato il biglietto per la serie A alla squadra di Fabrizio Castori, con quattro giornate di anticipo.

    La sorte.
    Ora il problema è lo stadio. Quei 4.000 posti sono pochi per la serie A, che ne chiede almeno 10.000. E così, in attesa di ampliare gli impianti, il Carpi, l’anno prossimo, giocherà a Modena o a Parma. Ironia della sorte, il Parma è appena fallito e il prossimo anno non sarà in serie A, il Carpi potrebbe prenderne il posto anche fisicamente. Almeno per un po’. E poi c’è chi dice che squadre come questa facciano scappare le televisioni, forse è vero il contrario. Il Carpi gioca un calcio bello da vedere ed è una squadra che macina gioco, certo, la sua tenuta sarà da verificare contro squadre che sono delle vere e proprie corazzate, ma per ora è il campo che parla. Anziché pensare ai diritti tv è il caso di dare uno sguardo alle squadre “provinciali” che giocano a calcio, e che ancora una volta si dimostrano una risorsa da sostenere, non da osteggiare come se fossero il ramo decaduto della famiglia. E questo, naturalmente, non vale solo per il calcio.

    Foto: calcioefinanza.it

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    Giornalista, collabora da diversi anni con testate online e cartacee. Si è occupato, in passato, di televisione e radio. Segue l'evoluzione del giornalismo, soprattutto attraverso gli strumenti dati dal web. Lavora come addetto stampa per enti culturali.

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