27 June 2017
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    Una Cavallerizza d’arte per l’azione del pensiero

    Una Cavallerizza d’arte per l’azione del pensiero è stato modificato: 2015-07-31 di Francesco Pettina

    In-Stalla-Azione è un evento che è stato realizzato nei giardini della Cavallerizza di Torino e ha interessato un collettivo di artisti.

    L’esigenza del fare insieme, del proporre un percorso attraverso la diversità dei singoli artisti, ci permette di cogliere l’importanza che l’esempio artistico ha sulla vita reale. Assistere a un evento in cui ogni individuo esprime la propria identità senza calpestare quelle altrui, interagendo in uno spazio dove si è consapevoli di essere parte di un insieme, è uno stimolo e un’invocazione al fare.

    L’azione, se messa a servizio degli altri, acquista un valore sociale, diventa condivisa e coinvolge “l’altro”, oltre a dare un incipit all’agire stesso di chi ne usufruisce. Per quest’evento non si poteva scegliere un posto più appropriato, la Cavallerizza Reale di Torino. Questo luogo storico è stato più volte pensato, sin dagli anni Novanta, come contenitore per attività culturali. Diversi i progetti cui il Comune di Torino lo voleva destinare senza trovare una soluzione interamente soddisfacente. La riappropriazione degli spazi, da parte della società, nasce proprio dall’esigenza di una seria riflessione sulla loro destinazione d’uso e sulle modalità idonee a mostrare le potenzialità degli ambienti a disposizione.

    L’evento.
    La programmazione nasce come atto di condivisione tra gli artisti stessi, che mettono in comune le proprie abilità, e il fruitore. È stato il Collettivo Arterie, composto da Diego Pomarico, Michele Liuzzi e Maurizio Filippo, a pensare alla possibilità dell’evento, coinvolgendo per la sua realizzazione Togaci, direttrice della Galleria Hulahoop gallery Torino e Edoardo Di Mauro, direttore del MAU. L’evento, programmato a partire dal tardo pomeriggio di domenica 19 luglio, si è caratterizzato per la poliedricità dei suoi partecipanti, una diversità che ha trovato la giusta amalgama negli spazi messi a disposizione.

    Gli artisti.
    Lungo il viale del giardino si sono susseguiti diversi lavori. Le prime a vedersi sono state le opere di Michele Liuzzi e Tonichina. Il primo ha esposto in un box di legno delle immagini, quasi dei negativi retroilluminati, la cui drammaticità narrativa viene intensificata con l’arrivo della notte.

    Tonichina, uno dei componenti che stanno vivendo attivamente la Cavallerizza, accanto ai suoi lavori già realizzati, ha dipinto per l’occasione un piede, il medium che lascia il segno del nostro passaggio. La sua arte è caratterizzata da tratti neri molto ondulati, come dei pattern che ricordano un’ipotetica scrittura orientale. L’artista li identifica come dita, gesti che ci rendono distinguibili gli uni dagli altri. Antonio Filippini, artista proveniente dall’Accademia di Torino, invece, ha realizzato dei prospetti di treni in movimento dai tratti quasi iper-realistici.

    Quella che sembrava un’installazione, un altare con una quinta di pareti, tutto di cellophane bianco, con rami inseriti agli angoli delle pareti, è servito come supporto di lavoro per l’artista romana Madame Decadent. Nel giro di mezz’ora, avvalendosi solo di vernice bianca e nera, più o meno diluita, l’artista ha realizzato un volto dallo sguardo intenso che ha cambiato più volte espressione fino a raggiungere la versione definitiva. I suoi capelli, ramificazioni nere, oltrepassavano la parete di fondo e si prolungavano nelle quinte laterali, ricordando la trama dei rami inseriti.

    Subito dopo le opere degli altri due membri del Collettivo Arterie, Maurizio Filippi e Diego Pomarico. Il primo ha realizzato un rebus, una critica al fascino dei poteri forti, realizzando un San Paolo con tanto di spada davanti a un acquedotto stilizzato e inserendo nel panneggio della veste le immagini e le lettere che andavano a comporre il rebus. Lo stesso ha esposto due dei suoi lavori realizzati con silicone. Diego Pomarico, artista che unisce testo e immagine, ha immaginato l’interno di un appartamento con pochi elementi d’arredo inserendo al centro la scritta Human factor, sopra una fila di cinque numeri in sequenza. Accanto a essi dei volti, seducenti e sfuggenti, dalle diverse tonalità di grigio su cui si inseriscono frasi in inglese dal forte potere evocativo e con colli decorati con fiori e oggetti.

    Il piazzale del giardino.
    Nel piazzale del Giardino si sono concentrati gli altri artisti. Alessio Fralleone, nell’immediata destra della piazza, ci ha regalato una sequenza di opere. Nell’azione del gesto Fralleone fissa la tela, la studia quasi immobile e improvvisamente imprime il suo tratto deciso mostrando delle figure dai caratteri sinuosi in movimento in uno spazio da immaginare, accennato solo da poche figure geometriche e da tratti di colore, quasi un’estensione dello stesso corpo rappresentato. Accanto ad esso, Margherita Bobini e Andrea Gritti, realizzano una scogliera tropicale con pesci dai colori cangianti.

    L’emblema della manifestazione può essere considerato il lavoro di Giordana Brucato che con Reale Immaginario ha prodotto un ambiente fantastico, quasi fiabesco, con rospi, aironi, gabbie e luci soffuse, il tutto sotto il controllo della dea Cavallerizza, figura antropomorfa dalla testa equina.

    Pensando ai lavori realizzati da Sarah Bowyer non posso non pensare ai laboratori fotografici pre-digitalizzazione. Appesi a dei fili dei fogli bianchi erano in attesa di cogliere l’attimo di ciò che li circondava, volti, figure umane in atto di comunicare, gente sorridente sugli sfondi dei giardini.

    Il contesto.
    Oltre all’atmosfera suggerita dagli spazi dei giardini, la presenza dei musicisti Witnesses Noise e Trasnmission Loss ha favorito la suggestione dell’evento che si è andato intensificando con l’arrivo della notte. Un’adeguata illuminazione, le luci di piccole candele poste all’interno dell’installazione di Giordana Brucato, la musica di sottofondo e l’ambiente ilare sono stati dei catalizzatori fondamentali permettendoci di entrare subito nel vivo dell’evento.

    Foto in copertina: Madame Decadent durante la performance.

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    Francesco Pettina

    Storico dell’arte, classe ’82, interessato principalmente agli aspetti sociali che ne sono causa ed effetto. Siciliano di nascita e torinese d’adozione ha collaborato con associazioni, musei e fondazioni quali il Museo Gemmellaro di Palermo e la Fondazione “El Legado Andalucí” a Granada. Ha anche insegnato, organizzato laboratori didattici per scolaresche ed avuto brevi esperienze teatrali.

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