11 December 2017
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    Cavallerizza Bene Comune: il Forum delle Idee

    Cavallerizza Bene Comune: il Forum delle Idee è stato modificato: 2015-03-01 di Paolo Morelli

    Alla Cavallerizza Reale di Torino si chiude oggi il Forum delle Idee. Venerdì, con Vattimo, Montanari e Mattei, si è discusso di Bene Comune.

    La Cavallerizza Reale di Torino si avvia verso i primi 12 mesi occupazione da parte dell’Assemblea Cavallerizza 14,45, che ha recuperato i locali dell’ex teatro, destinati alla svendita da parte del Comune di Torino, per farne un punto di ritrovo per il tessuto culturale della città. In questi giorni si sta svolgendo il “Forum delle idee”, con eventi e incontri, ospitati presso le aree della Cavallerizza occupata, per discutere dell’utilizzo degli spazi e, con l’occasione, del futuro stesso dell’edificio.

    Il Bene Comune.
    Due giorni fa, venerdì 27 febbraio, il Forum è stato inaugurato dall’incontro con Guido Montanari, docente di ingegneria civile e architettura presso il Politecnico di Torino, Ugo Mattei, giurista e docente di diritto internazionale presso l’Università di San Francisco, e Gianni Vattimo, filosofo e politico. «Serve una mobilitazione illimitatamente maggiore – ha esordito, in riferimento ai movimenti di occupazione, Gianni Vattimo – che possa smuovere i politici in maniera tale che siano talmente imbarazzati da fermare le privatizzazioni». La questione fondamentale, che riguarda gli spazi culturali, è la loro tendenza a essere privatizzati per garantire profitti economici ai loro proprietari, che solitamente sono enti pubblici.

    L’urbanistica come interesse privato.
    «Il Piano regolatore di Torino
    – ha raccontato il professor Montanari – è stato influenzato, a partire dagli anni ’80, da interessi privati, principalmente della Fiat. Ben 6 milioni di metri quadri di spazi post-industriali sono stati trasformati in alloggi di bassa qualità o spazi commerciali, perdendo la memoria storica dell’industria torinese e creando pochissimi servizi sociali». È frequente, a Torino (ma anche altrove), la costruzione di edilizia “popolare” a ridosso delle fabbriche, o al posto delle stesse, per convogliare in quei quartieri la manodopera operaia. «Il problema – ha aggiunto Montanari – è che a fronte di questa enorme riqualificazione oggi molti spazi restano inutilizzati. Il risultato è che il Comune di Torino ha uno dei debiti più alti d’Italia e deve fare cassa vendendo i beni pubblici». Come, ad esempio, la Cavallerizza Reale.

    Debito e profitto.
    La riduzione del debito è ora l’attività prevalente nei Comuni italiani (e non solo); Torino non è esente da questa necessità, anzi. «Il Comune è destinato ad autoridursi – ha affermato Ugo Mattei – perché diventa garante del fatto che i debiti verranno ripagati, protraendo la catena dell’austerità. A fronte di questi obblighi, i beni comuni vengono trasformati in capitale e utilizzati per generare profitti, per questo dobbiamo studiare sistemi giuridici che ci permettano di andare nel senso opposto». Una tendenza già evidenziata mercoledì scorso da Serge Latouche.

    La necessità di fare profitto, obbligo imposto dalla “società dei consumi”, porta le amministrazioni pubbliche a vendere i beni immobili per avere introiti e ripagare gli enormi debiti che hanno con le banche. «Si hanno così – ha continuato Mattei – soggetti privati che sono molto più forti dei soggetti pubblici. Nel cittadino, poi, c’è la percezione che quando qualcosa viene privatizzato si tratta di un avvenimento negativo. Dobbiamo noi stessi uscire, per primi, dalla contrapposizione pubblico/privato, perché l’ente pubblico è comunque dipendente dagli interessi dei privati. Quindi, che un bene sia pubblico o privato, non cambia molto».

    Quale alternativa?
    Il punto è sempre quello di avere una proposta efficace da contrapporre all’attuale sistema economico, dove ogni cosa è capitale e può (anzi, deve) portare profitto. «Dobbiamo creare soggetti collettivi – ha proposto Mattei – e abbandonare il nostro individualismo. Così si costruisce un bene comune. Gli amministratori pubblici non riescono ad andare oltre la necessità di fare cassa».

    Le perplessità di Vattimo.
    Gianni Vattimo, al termine dell’incontro, ha insistito sul coinvolgimento del pubblico, al quale va comunicata questa necessità in maniera chiara e diretta. Il filosofo ha anche espresso alcune perplessità. «Dobbiamo uscire da questo palazzo – ha spiegato – altrimenti quello che facciamo qui diventa un mero impedimento per il Comune, che con noi dentro non può vendere la struttura. Sono turbato dall’idea di autocontemplare la nostra comunità».

    Tuttavia sembra che, per ora, la Cavallerizza occupata stia offrendo nuovi temi di discussione e occasioni di partecipazione, al fine di costruire quel bene comune che si chiama Cultura. Lo hanno ribadito i suoi rappresentanti, venerdì sera, e lo si può vedere dalle iniziative che, soprattutto con questo “Forum delle Idee”, stanno cercando di attivare una piattaforma di discussione e partecipazione. Oggi, alle 17, ci sarà l’ultimo incontro del Forum delle Idee, che tratterà il tema del futuro degli spazi. A seguire, il concerto di Eugenio Finardi.

    Foto: Assemblea Cavallerizza 14.45

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    Giornalista, collabora da diversi anni con testate online e cartacee. Si è occupato, in passato, di televisione e radio. Segue l'evoluzione del giornalismo, soprattutto attraverso gli strumenti dati dal web. Lavora come addetto stampa per enti culturali.

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