23 June 2017
    Convegno_Cavallerizza_05

    Cavallerizza: c’è la volontà, non i soldi

    Cavallerizza: c’è la volontà, non i soldi è stato modificato: 2014-10-20 di Claudia Audi Grivetta

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    Ieri, 16 ottobre, il Politecnico di Torino ha promosso un convegno per discutere del futuro della Cavallerizza Reale, luogo storico, in degrado, occupato per impedirne la svendita.

    Quale futuro per la Cavallerizza Reale? Questa la domanda alla base del convegno che si è svolto ieri nel Salone d’onore del Castello del Valentino, sede della Facoltà di architettura dell’Università di Torino. Un luogo scelto non a caso e che denota l’interesse che l’Università ha nei confronti di questo edificio dall’avvenire decisamente incerto.

    Campus universitario.
    Nel corso del convegno la professoressa Elisabetta Forni del Politecnico, organizzatrice della giornata, ha introdotto un’indagine in corso di svolgimento che si rivolge alle istituzioni e dalla quale è emerso, inequivocabilmente, il bisogno di spazi per tutti. Anche in condivisione e congestione. Quello che manca nel centro di Torino sono spazi di condivisione culturale. Le fa eco il rettore dell’Università di Torino, Gianmaria Ajani. «L’Università è fortemente interessata a quello spazio, un campus naturale proprio in mezzo alle Facoltà di Scienze Umanistiche e il Campus Einaudi. Gli spazi sono enormi, noi immaginiamo laboratori, soprattutto relativi al progetto di Incubatore per le Imprese che lanceremo nel 2015». Uno spazio che sembrerebbe nato proprio per la vita universitaria.

    E i fondi?
    Ecco però il problema: l’Università non può metterci i fondi, volgarmente detti soldi, per finanziare un qualsivoglia progetto. «I continui tagli alla cultura ci hanno lasciato senza risorse», spiega Ajani. Un concetto ribadito anche dalla Città, nella persona dell’assessore Gianguido Passoni, anche lui presente al convegno. «Non c’è mai stato un cambiamento di idea sulla vocazione culturale del luogo», dice Passoni «ma bisogna unire la pianificazione con un quadro di realistica fattibilità». In altre parole, la Città in questo momento non può finanziare niente. Ma sarà vicina ai cittadini, conclude Passoni, per pilotare il progetto di riqualificazione della Cavallerizza.

    Fra uno scarica barile e l’altro, quali soluzioni si presentano allora per ridare pregio e utilità pubblica ad un luogo ormai quasi abbandonato a se stesso? Servono investimenti. Investimenti privati per la precisione. Secondo Enrico Bertacchini, ricercatore di economia della cultura a Torino, un’idea potrebbe essere quella del crowdfunding, «un meccanismo che consentirebbe il coinvolgimento di tutta la cittadinanza, così come è già stato fatto, con successo, a Palazzo Madama».

    Un modello possibile? Ecco l’esempio de la Friche la Belle de Mai di Marsiglia, centro culturale fondato e diretto da Philippe Foulquié, che è intervenuto durante il convegno »

    Foto di Federico Tisa

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    Claudia Audi Grivetta

    Freelance per La Stampa, vive a Torino. Ha lavorato in radio, dove desidera ritornare. Si occupa di cronaca e di animali, ma le piace scrivere un po' di tutto. Ha studiato lettere moderne e storia del cinema per passione. Un giorno vorrebbe scrivere un romanzo ispirandosi a Jane Austen.

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