15 December 2017
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    Chi erano i vignettisti di Charlie Hebdo

    Chi erano i vignettisti di Charlie Hebdo è stato modificato: 2015-01-20 di Davide Gambaretto

    Cinque vignettisti, tra le 12 persone assassinate due giorni fa nell’attacco terroristico a “Charlie Hebdo”, importanti per il loro lavoro.

    Mercoledì mattina, a Parigi, due uomini mascherati hanno fatto irruzione nella sede del settimanale satirico francese Charlie Hebdo armati di kalashnikov: nello scontro successivo hanno ucciso 12 persone, ferendone molte altre. Al momento in cui scriviamo continuano le ricerche dei due attentatori, che la polizia francese ha individuato come Said e Chérif Kouachi.

    Tra le vittime della sparatoria ci sono anche il direttore di Charlie Hebdo Stéphane Charbonnier, detto Charb, e quattro dei suoi più importanti vignettisti: Cabu, Tignous, Honoré e Wolinski. Il cordoglio e la rabbia sono molti, per un gruppo di colleghi che stimavamo professionalmente e, in alcuni casi, anche umanamente. È difficile parlare di argomenti del genere senza che le emozioni crescano dalla pancia e ci travolgano in maniera incontrollata, ma di quello che pensiamo abbiamo già scritto nel nostro editoriale. Come redazione, però, vorremmo anche rendere omaggio alle figure dei disegnatori di Charlie Hebdo. Poiché, in situazioni come queste, c’è sempre il rischio che le vittime vengano strumentalizzate senza nemmeno conoscere la loro storia – e in questi due giorni, i politici e i giornali che hanno utilizzato questa tragedia in maniera capziosa sono stati fin troppo numerosi – ci piacerebbe spendere due parole su questi professionisti che ci hanno lasciato troppo presto.

    Charb. Caustico e irriverente, Stéphane Charbonnier, in arte Charb, aveva assunto la direzione di Charlie Hebdo succedendo a Philippe Val, dopo il suo addio nel 2009. Del suo predecessore Charb aveva conservato la linea editoriale vicino alla sinistra radicale e libertaria: i bersagli preferiti della rivista erano, infatti, gli estremismi politici e l’oscurantismo religioso. Qualsiasi oscurantismo religioso, è bene ribadirlo. Un tratto, questo, che ben si adattava al suo carattere provocatorio e furiosamente anticlericale. Quando si parla di Charb l’aggettivo che viene utilizzato principalmente è coraggioso. Un coraggio sconfinato che non lo ha mai abbandonato, neanche nel 2011, quando il settimanale era stato devastato da un incendio doloso e lui era stato messo sotto scorta a causa delle minacce subite.

    Wolinski. Georges Wolinski è stato certamente il più conosciuto tra i vignettisti vittime della strage. Anche qui da noi, in Italia, aveva un seguito cospicuo di ammiratori. Architetto mancato, dal 1960 cominciò a lavorare sistematicamente su numerose testate satiriche francesi come L’Enragé (di cui fu l’ideatore, assieme a Siné) e Hara-Kiri (la rivista che in seguito si sarebbe trasformata proprio in Charlie Hebdo). È del 1970 la sua opera più importante, quella Paulette, creata assieme a Georges Pichard, che destò scandalo in Francia. La sua matita pungente e, a tratti, pregna di erotismo è stata una delle colonne portanti di Charlie Hebdo sia nella sua prima incarnazione, sia nella rinascita, dopo il 1992. Il suo sguardo, sempre attento, sapeva cogliere i sottili cambimenti e riusciva guardare sotto le piaghe della società francese, desideroso di esprimere in maniera netta e decisa il suo pensiero fieramente laico.

    Cabu. Antimilitarista di spirito anarchico. Così si potrebbe descrivere velocemente Jean Cabut, in arte Cabu. Ma non gli si riserverebbe il giusto onore. Nella sua lunga carriera Cabu collaborò con tutte le principali testate satiriche francesi. Collega di Wolinski sulle pagine di Hara-Kiri, lavorò anche su Pilote (per il quale creò il personaggio dell’eterno liceale Grand Duduche) e per Le Canard Enchainé (uno dei principali concorrenti di Charlie Hebdo).

    Tignous. Vignettista dall’immaginazione fertile e corrosiva e dal tratto semplice ma efficacie, Bernard Verlhac incominciò la sua carriera all’inizio degli anni ’80. L’Idiot International di Jean-Edern Hallier fu la sua prima tappa lavorativa, in seguito Tignous raggiunse le redazioni de La Grosse Bertha, de L’Evénement du Jeudi e, ovviamente, di Charlie Hebdo.

    Honoré. Forse il meno conosciuto tra i cinque disegnatori, Philippe Honoré era un autodidatta che pubblicò la sua prima vignetta satirica all’età di 16 anni per il giornale Sud-Ouest. Le sue collaborazioni furono molteplici, ma dal 1992 aveva trovato casa a Charlie Hebdo, collaborando, anche con Lire (dove pubblicava i suoi famosi rebus letterari) e Les Inrockuptibles. Honoré è, inoltre, l’autore dell’ultimo disegno twittato da Charlie Hebdo, qualche minuto prima dell’attacco.

    «Je préfère mourir debout que de vivre à genoux».
    Charb 

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    Davide Gambaretto

    Storico dell’arte, curatore indipendente e scrittore. I suoi precedenti impieghi in ambito artistico includono Artissima Fair, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Attitudine Forma. Musicologo a tempo perso, è appassionato di letteratura, cinema, graphic novel e pallacanestro. Gestisce il blog musicale "La Lira di Orfeo" e realizza laboratori didattici di arte e scrittura per scuole elementari e medie.

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