24 November 2017
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    Come nascono le idee

    Come nascono le idee è stato modificato: 2015-02-11 di Paolo Morelli

    Cédric Villani, ospite a Giovedì Scienza, ha parlato della nascita delle idee alla base di una scoperta, e del suo “Teorema vivente”.

    Cédric Villani è un giovane matematico francese, direttore dell’Istituto Henri Poincaré – istituto di ricerca matematica con sede nel V arrondissement di Parigi – e professore all’Università di Lione. Nel 2010, per i suoi lavori sullo smorzamento di Landau e sull’equazione di Boltzmann, ha ricevuto la Medaglia Fields, considerata il riconoscimento più alto che un matematico possa ricevere, come fosse un vero e proprio Nobel per la Matematica (che non esiste). Nel 2013 ha ricevuto il Premio Peano.

    Ricerca e divulgazione.
    Il suo grande lavoro di ricerca è accompagnato da un ampio lavoro di divulgazione, che si concentra non tanto sulle teorie matematiche, quanto sul meccanismo che porta un gruppo di lavoro a una scoperta. È il tema del suo romanzo Il teorema vivente, pubblicato in Italia da Rizzoli nel 2013, e delle sue conferenze in giro per il mondo. La settimana scorsa, Villani è stato ospite a Torino per Giovedì Scienza, storico ciclo di incontri di divulgazione scientifica organizzato dal Centro Scienza Onlus.

    La forza del gruppo.
    «Se fosse possibile prevedere il futuro
    – ha esordito davanti al folto pubblico del Teatro Colosseo – non ci stupiremmo più di nulla. Trovare un’idea è molto più importante che conoscere tutto il sapere». Il ragionamento di Villani parte dalla quotidianità di un ricercatore, che non potendo conoscere tutte le teorie e le leggi già esistenti deve necessariamente lavorare in un gruppo e scambiare suggestioni con altre persone. Villani sostiene che proprio da questo scambio di conoscenze nascano nuove idee, un concetto che deve stare alla base dell’insegnamento. «Trovo interessante – ha spiegato – il processo umano che porta a una scoperta. La scienza è una cosa viva, fatta da persone e quindi influenzata dai rapporti che esistono tra gli uomini».

    La matematica e Internet.
    Durante il suo lungo lavoro sullo smorzamento di Landau e sull’equazione di Boltzmann – che non tratteremo qui, lasciando l’argomento a sedi più competenti – si è rivelata fondamentale la figura di Clément Mouhot, suo assistente ed ex allievo. «Senza un allievo non si possono raggiungere certi livelli – ha precisato Villani – perché l’interazione è essenziale». Proprio dal confronto, dalla collaborazione e dalla condivisione delle informazioni nascono le idee e si risolvono problemi che, fino a poco prima, parevano insormontabili. Importante è anche la documentazione, perché non si può ricordare tutto a memoria e, se c’è bisogno di una formula che non si ricorda, è impensabile consultare un intero libro (o un’intera biblioteca) prima di ritrovarla. «Mi sono collegato a Google – ha raccontato il matematico francese – e in pochi secondi ho trovato la formula che mi serviva. Questo mezzo è fondamentale, va usato». L’elogio di Internet vale sia per il recupero delle informazioni, sia per la costruzione di un futuro professionale. «Nell’era dei big data – ha sottolineato Villani – dell’ottimizzazione digitale e della previsione, quello del matematico è sicuramente il mestiere del futuro».

    Gli ingredienti per le idee.
    Ma come nasce un’idea? Villani ha provato a immaginarlo elencando gli “ingredienti fondamentali”. Innanzitutto è necessaria la documentazione, quindi sapere che cosa c’era prima di mettersi al lavoro, «un’estensione della nostra memoria»; poi serve una forte motivazione: «questo è l’ingrediente principale ma anche il più misterioso – ha commentato il matematico – soprattutto perché in questo momento sempre meno persone decidono di fare ricerca nel mondo, ed è un grosso problema per la scienza». È necessaria poi la ricchezza culturale dell’ambiente in cui si cala il ricercatore, il quarto ingrediente è costituito dagli scambi tra i collaboratori, «il mondo digitale offre tante possibilità».

    Il “quinto elemento” è rappresentato dai vincoli: «ci vogliono dei problemi da risolvere per essere creativi». Un assunto fondamentale che è meglio non dare per scontato, e qui Villani ha citato il celebre romanzo di Georges Perec, La disparition, scritto interamente senza utilizzare la lettera “e” e pubblicato nel 1969. È stato tradotto in italiano, con il titolo La scomparsa, solamente nel 1995 da Piero Falchetta, che ha rispettato lo stesso vincolo vincendo anche il Premio Monselice. Una ulteriore dimostrazione della necessità di avere vincoli, anche piuttosto stretti, per essere creativi. Servono però altri due ingredienti per arrivare alla nascita di un’idea: l’associazione tra lavoro e intuizione; la combinazione tra perseveranza e fortuna, sebbene queste due cose, per Villani, siano collegate, «più ci si impegna e più si aprono possibilità».

    Il ruolo del caso.
    «Questa nascita caotica
    – ha commentato il matematico francese – rende le idee molto più preziose. Come diceva Thomas Jefferson: “Chi riceve un’idea non puà disfarsene”. Per Poincaré, invece, “le idee sono un lampo che illumina la notte”». Il caso, da quanto emerge, sembra giocare un ruolo importante nella nascita di un’idea, ma a ben vedere l’avvenimento è molto meno “casuale” di quanto si pensi. «Ci vuole una miscela tra approccio aleatorio e precisione – ha concluso Villani –. Il caso è un mezzo di esplorazione straordinaria di fronte a un oceano di possibilità». Per tirare le somme di un’esplorazione, dopotutto, difficilmente si va per tentativi.

    I prossimi appuntamenti.
    Giovedì Scienza riprende domani, alle 17.45, presso il Teatro Colosseo di Torino, con un tema già sfiorato da Villani: Internet. Marco Mezzalama, del Dipartimento di Automatica e Informatico del Politecnico di Torino, parlerà della Guerra di Internet insieme a Luca Filippi, esperto di cyber-criminologia. Il 26 febbraio, invece, toccherà a Gerhard Roth dell’Università di Brema, Brain Research Institute, con un incontro dal titolo Geni si nasce? organizzazato in collaborazione con il Goethe Institut di Torino. Evento speciale, poi, sabato 28 febbraio: L’unione fa la forza, con Chiara Benedetto (Università di Torino), Manuela Arata (Festival della Scienza) e l’attrice Teresa Mannino.
    Il programma completo è qui.

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    Giornalista, collabora da diversi anni con testate online e cartacee. Si è occupato, in passato, di televisione e radio. Segue l'evoluzione del giornalismo, soprattutto attraverso gli strumenti dati dal web. Lavora come addetto stampa per enti culturali.

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