25 February 2017
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    Concorrenza: niente Uber, che pensa al cibo

    Concorrenza: niente Uber, che pensa al cibo è stato modificato: 2015-02-23 di Paolo Morelli

    Il ddl Concorrenza poteva toccare la questione Uber-taxi ma l’ha ignorata. Il Governo, per ora, non decide, ma manca l’Authority.

    Si era parlato così tanto del ddl Concorrenza, presentato nei giorni scorsi dal Governo, soprattutto in relazione alla liberalizzazione del trasporto pubblico non di linea, cioè taxi, noleggio auto con conducente e – sì, anche se molti lo ritengono illegale – anche Uber. Nella bozza, però, manca tutto questo. Se ci sono provvedimenti interessanti come gli sconti sulle Rc Auto e misure di trasparenza e facilitazioni nella telefonia e nella pay tv, nel settore che più sta agitando le cronache nelle ultime settimane non si interviene. Pesa, naturalmente, la minaccia dei tassisti di bloccare l’Expo. Un evento ultimamente utilizzato, dai movimenti di protesta, come oggetto di ricatto nelle discussioni con il Governo: «Non mi ascolti? Allora blocco l’Expo».

    Manca l’Authority.
    La sensazione è che il Governo stia attendendo le risposte dell’Authority per i Trasporti, che dovrebbe dare un parere sullo scontro Taxi-NCC-Uber e farlo pervenire direttamente al Ministero di Maurizio Lupi. Quest’ultimo, da sempre, si dichiara contrario alle attività di Uber (in particolare di Uber Pop), ma negli ultimi mesi sembra essersi ammorbidito.

    Vuoto non risolto.
    In questo momento, come già avevamo evidenziato nella nostra inchiesta su Uber, non c’è una regolamentazione precisa del mercato. Uber non è legale, ma non è nemmeno illegale. C’è un vuoto normativo che sta gettando nel caos il trasporto pubblico non di linea, un vero e proprio far west con tanto di minacce alla manager di Uber Italia (sotto scorta da alcuni mesi) e agli autisti dell’azienda statunitense (pedinati, fotografati, aggrediti).

    Di fronte, una ferma e fervente resistenza della lobby dei tassisti. Può anche darsi che il Governo abbia intenzione di trattare la questione separatamente dal ddl Concorrenza. «Da cittadina – ha dichiarato il capo di Uber Italia al «Giorno» credo sia sfumata un’occasione per aumentare la qualità all’interno di un quadro di norme chiare e condivise».

    Uber si butta sul cibo.
    Nel frattempo, mentre Uber ha denunciato la Francia presso la Corte europea per violazione dei principi di libera concorrenza (cosa che potrebbe ricadere anche sulle altre nazioni), l’azienda americana ha appena lanciato in Spagna un nuovo servizio. Si tratta di UberEats, un servizio di consegna a domicilio di pasti «dai migliori ristoranti della città», attivo a pranzo e cena, che promette consegne «in dieci minuti». Per ora è in sperimentazione solo a Barcellona, ma potrebbe presto allargarsi a tutta la Spagna.

    La formula è la stessa: i privati si iscrivono sul sito di Uber e mettono a disposizione volontariamente la propria auto, per ogni viaggio, poi, ottengono un pagamento dai clienti come rimborso spese. In questo caso, non ci saranno passeggeri – in Spagna sono stati appena vietati – ma cibo. Due mesi fa, Uber aveva lanciato un servizio simile a Los Angeles, UberFresh. L’azienda, quindi, non molla e rilancia, sperimentando diverse soluzioni per la mobilità urbana. Se UberEats arrivasse in Italia, si solleverebbe anche la lobby dei fattorini?

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    Giornalista, collabora da diversi anni con testate online e cartacee. Si è occupato, in passato, di televisione e radio. Segue l'evoluzione del giornalismo, soprattutto attraverso gli strumenti dati dal web. Lavora come addetto stampa per enti culturali.

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