26 May 2017
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    Cosa significa partecipare al Bike Pride

    Cosa significa partecipare al Bike Pride è stato modificato: 2015-06-08 di Paolo Morelli

    Un pomeriggio di pedalate sotto il sole e con 32°C. Partecipare al Bike Pride insegna a vivre la propria città.

    Ieri, 7 giugno, si è svolto a Torino il Bike Pride, degna conclusione dei Bike Days, due giorni di incontri e dibattiti sul tema dell’economia e del turismo legati alle due ruote a pedali. Il “cicloturismo” è un mondo in crescita del quale ancora non si sfruttano appieno le possibilità. Forse l’idea di spostarsi da Torino a Venezia in bicicletta spaventa per la distanza e, di conseguenza, la stanchezza che ne deriverebbe, eppure la realizzazione della pista ciclabile che collega, ininterrottamente, le due città, rappresenta un passo avanti di civiltà. Si tratta dell’infrastruttura “leggera” chiamata VenTo, di cui si è parlato anche ai Bike Days di Torino, la cui progettazione è guidata dal Politecnico di Milano. 679 km di ciclabile che permettono di attraversare la Pianura Padana in sella a una bicicletta, senza per forza infilarsi in pericolose strade di campagna o contendersi l’asfalto con le automobili.

    Bici e ambiente.
    Viaggiare in bicicletta (non per forza per centinaia di km) permette di recuperare il rapporto con l’ambiente, sentendo odori, polvere e piante. È quello che si provava, ieri, tra le vie di Torino. Percorso piuttosto lungo – da piazza Vittorio Veneto allo Stadio Olimpico e ritorno – ma non per questo scoraggiante, anzi, fattibile senza problemi. Per un pomeriggio, almeno uno, le automobili hanno ceduto la strada alla biciclette, con buona pace di qualche automobilista che, animatamante, se ne lamentava (nonostante si sapesse dell’evento da settimane). Sentire l’asfalto o il pavet a bordo della propria bicicletta (o di quelle del bike sharing torinese ToBike, gratuite per l’occasione) dapprima infastidisce, poi annoia, quindi rilassa, alla fine attrae. È un percorso personale che trasporta il cittadino all’interno della propria città, sentendone l’odore e – perché no? – anche l’anima.

    A misura d’uomo.
    Certo, è solo un pomeriggio, ma nulla vieta che quell’emozione sudata e polverosa si ripeta tante e tante altre volte. Magari senza aspettare il prossimo Bike Pride. Almeno per qualche ora, Torino si è trasformata in una città a misura d’uomo, rivelando una naturale predisposizione ad accogliere le persone, offrendo spazi adeguati che devono soltanto essere recuperati. Un po’ dall’amministrazione pubblica (ricucendo le varie piste ciclabili interrotte), un po’ dalle persone stesse. Perché mentre si pedalava, in gruppo, facendo attenzione a non incastrarsi con altre biciclette, si capiva che andare in bicicletta da piazza Vittorio Veneto allo Stadio Olimpico non è poi così male. Certo, si deve partire prima del solito, mettendo in conto una bella sudata. Durante il rigido inverno torinese, poi, la voglia di pedalare passa, ma quando l’occasione è buona perché non farlo?

    L’amministrazione pubblica.
    E così, mentre, per volere del Ministro per le Infrastrutture Graziano Delrio, VenTo si farà, l’appuntamento del Bike Pride si gode fino in fondo. Pazienza il caldo, pazienza qualche caduta, pazienza gli insulti di alcuni automobilisti, la bicicletta deve prendere spazio anche dentro la città. Sembra che le amministrazioni l’abbiano capito, anche perché 20.000 persone che “invadono” la città (l’anno scorso erano anche di più) sono un chiaro segnale. La bicicletta non è il ripiego di chi non ha l’auto e non vuole prendere il pullman, ma ha una propria identità che va oltre le gare sportive o le dimostrazioni. C’è un documento, il cosiddetto “Bici Plan”, che dovrebbe regolamentare la mobilità sostenibile a Torino, mettendo al centro le biciclette. Il Comune di Torino ha accettato la richiesta di diverse associazioni, che da tempo chiedono di aprire un tavolo di confronto sul Bici Plan, verificandone l’effettiva applicazione. Non male, per avere ancora i pedali.

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    Giornalista, collabora da diversi anni con testate online e cartacee. Si è occupato, in passato, di televisione e radio. Segue l'evoluzione del giornalismo, soprattutto attraverso gli strumenti dati dal web. Lavora come addetto stampa per enti culturali.

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