28 March 2017
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    Cos’è la Net Neutrality e perché ci riguarda

    Cos’è la Net Neutrality e perché ci riguarda è stato modificato: 2015-02-27 di Paolo Morelli

    Approvato ieri, 26 febbraio, negli Usa, il principio di Net Neutrality rende Internet un bene comune, di libero accesso a tutti.

    Dire che Internet è un bene comune può sembrare una banalità, ma bisogna partire dal presupposto che ciò che per noi è scontato – cioè collegarsi a Internet dal computer o dallo smartphone – potrebbe non esserlo più se, a un certo punto, tutti i gestori si mettessero d’accordo per fornire un accesso a bassa velocità per tutti e ad alta velocità solo per i pochi che lo possono pagare. Dunque, se da domani ci chiedessero di pagare il doppio per avere ciò che abbiamo sempre avuto – Internet ad alta velocità, adsl – cosa faremmo?

    Cosa è accaduto negli Usa.
    Ieri, negli Usa, la commissione federale per le comunicazioni (FCC) ha approvato (tre voti contro due) il principio di “Net Neutrality”, che inserisce la rete a banda larga tra i servizi di “pubblico interesse”, che non può quindi essere soggetta a leggi di mercato. I provider, quindi, non potranno creare due reti a velocità diverse, chiedendo tariffe maggiori per servizi ad alta velocità. Internet, almeno negli Usa, resta libera e aperta, con buona pace dei gestori come Comcast, AT&T e Verizon, che hanno minacciato ritorsioni legali. Erano già pronti ad attrezzarsi per la rete “a due velocità” immaginando, probabilmente, lauti guadagni.

    Un principio di equità per Internet.
    Se pensiamo che molto di quello che accade “da noi” è un riflesso di quanto accade nel mondo anglosassone, soprattutto dal punto di vista della comunicazione, allora la Net Neutrality ci riguarda eccome. Lo scontro, che sta mettendo di fronte – ancora una volta – repubblicani e democratici (e per ora prevalgono i secondi) nasce dal concetto di mercato che hanno i due schieramenti. I repubblicani puntano al mercato libero, nel quale chi investe e crea guadagni può ingrandirsi e acquistare peso nella regolamentazione del mercato stesso. I democratici, invece, pensano che lo Stato debba intervenire per regolamentare il mercato e garantire l’equità e la libertà di accesso a tutti.

    L’interesse dei cittadini.
    Internet, al momento, è un aspetto centrale dell’economia mondiale e della vita quotidiana di (quasi) ogni persona, se la sua regolamentazione cambia, allora gli effetti si possono ripercuotere su ogni cittadino. Un ruolo fondamentale, in questa battaglia, è stato giocato da Barack Obama, che sebbene in minoranza al Congresso ha insistito per rilanciare l’operato della FCC, che fino a novembre del 2014 sembrava rischiasse di bocciare la Net Neutrality. Proprio dalla Casa Bianca è partita una lettera di ringraziamento, inviata da Obama a tutti i cittadini che hanno sostenuto la Net Neutrality: ben 4 milioni di persone hanno scritto alla FCC per chiederne l’approvazione. Un momento storico.

    Una lunga battaglia legale.
    Come ben spiegato qui, il principio di Net Neutrality nasce nel 2002, coniato dal docente universitario Tim Wu. Le proposte della FCC sono state più volte smontate dai provider per vie legali, finché l’ultima bozza, introdotta dal presidente della FCC Tom Wheeler, ha ottenuto il via libera superando le normative contestate in passato. Come lui stesso ha twittato: «Ora è il momento di avere regole per salvaguardare l’Open Internet che è diventata parte indispensabile della nostra vita quotidiana». Naturalmente non finisce qui, i provider daranno battaglia come hanno sempre fatto nell’ultimo decennio, ora però la palla passa al Congresso, che difficilmente avrà intenzione di cambiare le leggi, almeno per ora.

    La Net Neutrality in Europa.
    E in Europa? Le regole non sono chiare, e nell’agenda della Commissione Europea per il 2020 c’è la questione legata alla Net Nutrality. Esiste un’authority, la BEREC (Body of European Regulators for Electronic Communications) che sta studiando la questione e che a dicembre 2012 ha pubblicato le linee guida per la qualità del servizio web. Il problema però non è ancora stato risolto perché la frammentazione di provider e connessioni che esiste in Europa non consente un’applicazione uniforme delle linee guida. Tra i principi della Commissione Europea, però, c’è la «salvaguardia dell’Open Internet e il raggiungimento della Network Neutrality». Forse, alla luce di quanto accaduto negli Usa, è ora di intervenire sul piano legislativo anche nell’Unione Europea.

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    Giornalista, collabora da diversi anni con testate online e cartacee. Si è occupato, in passato, di televisione e radio. Segue l'evoluzione del giornalismo, soprattutto attraverso gli strumenti dati dal web. Lavora come addetto stampa per enti culturali.

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