17 October 2017
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    Crisi ambientale, si torni all’agricoltura

    Crisi ambientale, si torni all’agricoltura è stato modificato: 2014-12-26 di Cecilia Russo

    Dal Salone del Gusto un dato illuminante: il 55% delle persone vive in zone rurali e i giovani tornano all’agricoltura. Una soluzione per superare la crisi ambientale?

    La conferenza sulla crisi ambientale e l’agricoltura familiare, che si è svolta oggi al Salone del Gusto, è stata realizzata nell’ambito del progetto “A Table for 9 Billion”, grazie al contributo dell’Unione Europea. Sono intervenuti: Jean Philippe Beau Douezy, fondatore dell’Eco-centre Le Bouchot, Francia; Vicky Rateau, responsabile della campagna di giustizia economica per Oxfam, Usa; Grammenos Mastrojeni, coordinatore questioni ambientali, accademiche e per la cooperazione decentrata della Cooperazione allo Sviluppo, Ministero Affari Esteri e Cooperazione Internazionale; Silvia Sinibaldi, Caritas Europa, Camillo Zaccarini Bonelli, presidente della Rete Rurale Nazionale e rappresentante del Ministero delle Politiche Agricole e moderata da Luca Mercalli, Presidente della Società Meteorologica Italiana.

    Il 2014 è stato dichiarato l’anno dell’agricoltura familiare e dei cambiamenti climatici. L’agricoltura familiare è orientata alle persone prima che ai mercati, ha tra le sue funzioni quella di contrastare il riscaldamento del pianeta, a beneficio di tutti gli esseri viventi, è stata, a partire dagli anni 2000, rivalutata da parte dei paesi industrializzati, mentre per i paesi emergenti questo tipo di agricoltura è in pericolo. Promuovere l’agricoltura familiare significa: evitare un’eccessiva meccanizzazione, utilizzare pochi fitofarmaci, evitare imballaggi riassumendo una quantità di virtù che accontentano sia l’individuo che la collettività.

    La permacultura.
    Jean Philippe Beau Douezy ha portato l’esempio della sua azienda agricola, nella quale grazie, a una permacultura (permanent agriculture) ha potuto in pochi anni, grazie a un sistema di gestione delle acque, senza l’utilizzo di fertilizzanti e senza rivoltare la terra, recuperare un suolo impoverito cominciando a produrre cibo. Il concetto di permacultura è nato già negli anni ‘30 grazie a Masanobu Fukuoka, chee nel libro La révolution d’un seul brin de paille ipotizza il poter far crescere qualcosa (grano, miglio, orzo) senza rivoltare il terreno e senza utilizzare fertilizzanti. L’idea di base è che nutrendo il suolo e portando la terra in uno stato di buona salute si avranno piante in buona salute, cercando di ricreare dei biosistemi ispirandosi al nostro. Fondamentale imparare a produrre le sementi naturalmente, per evitare di utilizzare semi ibridi o modificati.

    La permacultura è «Creare ecosistemi, prendersi cura della terra, prendersi cura delle persone e proteggere le proprie infrastrutture».

    La crisi ambientale.
    Grammenos Mastrojeni, docente di ambiente e geostrategia, ha messo in discussione il fatto che l’agricoltura familiare sia praticabile sul mercato e che se applicata su ampia scala questa non abbia emissioni zero. Per riuscire a risolvere la crisi ambientale è necessario che le persone riscoprano la coscienza della natura, facendo proprio “l’urlo di Gaia” ossia rendendosi conto del fatto che la natura sta chiedendo aiuto e che chi vive nell’urgenza di sopravvivere non potrà pensare al domani.

    Vicky Rateau e Silvia Sinibaldi, hanno presentato due campagne per la sensibilizzazione della crisi ambientale e sulla malnutrizione, tema importante se si pensa che un miliardo di persone è affamato e un miliardo è sovrappeso. L’OXAM ci dice che 500 aziende in tutto il mondo controllano il 70% della produzione di cibo. Queste imprese sono state analizzate secondo alcuni criteri come il trattamento delle donne e l’attenzione alla terra, tenendo come slogan della propria campagna “stop climate change making people hungry” (Ofan e Semina il cambiamento sono alcune delle campagne in corso).

    Il ritorno all’agricoltura.
    850 milioni di persone soffrono ancora la fame, ha ricordato la Caritas Europa, il cibo dev’essere quindi un diritto non negoziabile. In questo senso è fondamentale il sostegno all’agricoltura su media e piccola scala. Camillo Zaccarini Bonelli ha chiuso l’incontro con un dato che fa riflettere: oggi il 55% delle famiglie vive in zone rurali e i giovani tornano a interessarsi al lavoro agricolo, chiedendo però un sostegno alle famiglie. 9 aziende agricole su 10, infatti, sono a conduzione familiare.

    Non è più rimandabile il problema delle famiglie e della crisi ambientale, soprattutto se si considera che le piramidi di età si sono capovolte e che attualmente ci sono molti anziani e pochi giovani. Quest’incontro e il problema della crisi ambientale. Ci sono 5 punti che possono riassumere il rapporto tra agricoltura, famiglia e cambiamenti climatici: resilienza (la capacità di adattarsi al cambiamento e alle difficoltà), rilancio, riequilibrio, ricambio generazionale e rete.

     

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    Cecilia Russo

    PhD Student presso l'Università degli Studi di Torino, ha insegnato per alcuni anni francese e materie in lingua francese presso alcuni istituti di istruzione secondaria. Francesista, è appassionata di letteratura e di viaggi.

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