24 August 2017
    Cristiano Palozzi

    Genova Film Festival, la Liguria che fa cultura

    Genova Film Festival, la Liguria che fa cultura è stato modificato: 2016-01-27 di Beatrice Cusano

    Si è appena conclusa la diciottesima edizione del Genova Film Festival, abbiamo incontrato il direttore artistico Cristiano Palozzi.

    È domenica 5 luglio e sulla terrazza del Banano Tsunami, locale che si affaccia sul porto di Genova, è mezzanotte passata. Dopo alcuni giorni di inseguimenti incontriamo il direttore artistico del Genova Film Festival, Cristiano Palozzi. L’evento, ormai giunto alla diciottesima edizione, si è appena concluso, con una serata speciale dedicata alla Liguria. In particolare sono state tre le opere protagoniste delle proiezioni: la divertente web series Vegetti di Alice Corsi e Edoardo Bellanti, i cortometraggi concettuali del regista Marco Cucurnia Amircal Niente e il documentario Unlearning di Lucio Basadonne e Anna Pollio.

    Buonasera Cristiano, come stai?
    «Una domanda di riserva? Direi stanchissimo, ma contento dei risultati raggiunti dal Festival. Diciottesima edizione e grande affluenza di pubblico a tutte le sette giornate di proiezioni. Considerando il caldo è davvero stupefacente».

    Diciottesima edizione, un evento ormai maturo e che si potrebbe dare per assodato. State già lavorando all’edizione del 2016?
    «Assolutamente sì, abbiamo intenzione di fare le cose ancora più in grande. Quest’anno sono state presentate circa 350 opere tra le quali abbiamo selezionato le 28 finaliste, 19 cortometraggi e 9 documentari. Le idee per l’anno prossimo sono tante, allungare la durata del Festival, spostarlo al periodo autunnale e magari organizzare le proiezioni nei cinema del centro città e non più al The Space del Porto Antico. Purtroppo la buona volontà non basta, nonostante il successo di pubblico e critica che accompagna questo evento, ottenere i finanziamenti è una lotta e le istituzioni latitano, tanto che abbiamo dovuto anticipare molti costi e ancora adesso non sappiamo se otterremo le sovvenzioni necessarie».

    Tanti cambiamenti, ma anche alcune costanti, come la collaborazione con il Goethe Institut.
    «Una bellissima collaborazione che ci ha portato a esplorare il mondo delle produzioni cinematografiche indipendenti turco-tedesche. Quest’anno abbiamo creato un focus su Fatih Akin, ma questa è solo la prima puntata. L’idea, grazie anche a Meetings on the bridge, è quella di creare un vero e proprio triangolo tra Genova, Berlino e Istanbul».

    A proposito delle opere presentate, sabato 5 luglio si è tenuta la serata di premiazione. Le opere divise in tre categorie, Concorso nazionale, Documentari e Obiettivo Liguria potevano aggiudicarsi il premio della giuria, ma anche una menzione. Sei d’accordo con le scelte dei giurati, o avresti dato una menzione speciale a qualche “escluso”?
    «Pienamente d’accordo, tanto che il premio speciale attribuito dalla nostra associazione Daunbailò è stato assegnato al cortometraggio Have Sweet Dreams di Ciprian Suhar, vincitore anche del premio assegnato dalla giuria ufficiale e composta dal regista Renato Chiocca, dal comico Antonio Ornano e dal regista e sceneggiatore Giovanni Robbiano. Mi sono piaciute molto anche le altre opere vincitrici, ma se mi costringi ad assegnare una menzione speciale credo sceglierei Uomini proibiti di Angelita Fiore che tratta il tema delicato del celibato ecclesiastico.

    «Le altre opere vincitrici sono state Totems di Sarah Arnold per la miglior colonna sonora, Rada di Alessandro Abba Legnazzi come miglior documentario nel concorso nazionale, How I didn’t Become a Piano Player di Tommaso Pitta si è aggiudicato il premio della critica assegnato dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici e il documentario Cesio, il paese di Angein di Alessandro Grosso per la sezione interamente dedicata agli autori liguri Obiettivo Liguria e giudicata dal regista Marco Cucurnia, dalla giornalista Giulia Mietta e dallo sceneggiatore Massimo Santimone».

    Considerando le opere appena citate, molti hanno notato una certa ricorrenza, se non nei temi, almeno nell’atmosfera un po’ malinconica. È così anche secondo te?
    «Sì, e ti dirò di più, questa atmosfera era ricorrente in quasi tutte le opere presentate. Questo non mi sorprende, da sempre, il cortometraggio italiano è specchio inconsapevole della realtà sociale, economica e politica nazionale. Una sorta di ISTAT culturale che censisce tendenze, esigenze e richieste degli italiani. Le parole chiave più ricorrenti del 2015, emerse dall’analisi delle opere che hanno partecipato alle selezioni, sia con una commedia, un dramma o un film sperimentale, sono lavoro, solitudine, crisi, famiglia. Temi e materie che necessariamente riflettono le grandi questioni della società contemporanea e che, purtroppo oggi si legano a atmosfere malinconiche e talvolta angoscianti».

    Noi invece concludiamo con una nota positiva, parlando di futuro, alla prima serata del Festival abbiamo avuto il piacere di ascoltare il violoncellista Giovanni Ricciardi che ha regalato un’anticipazione di un vostro progetto, ce ne parli un po’ meglio?
    «Giovanni Ricciardi ricopre il ruolo di direttore musicale del progetto che abbiamo presentato un anno e mezzo fa al comune di Genova e di cui io, invece, sono direttore artistico. Durante i giorni a cavallo del Capodanno, 29, 30 e 31 dicembre, la città ospiterà 101 violoncellisti che allieteranno il pubblico creando un’atmosfera unica che cercherò di catturare attraverso un film musicale che girerò proprio in quei giorni. Per quanto riguarda il resto, abbiamo già iniziato il lavoro per la diciannovesima edizione del Genova Film Festival e in primavera riprenderanno gli appuntamenti con la manifestazione La storia in piazza, a cura di Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura. C’è anche un altro progetto in cantiere per la prossima estate, Cinema in baia, del quale curerò la direzione artistica e che consisterà in una serie di proiezioni e incontri con gli autori che si terranno all’aperto, proprio di fronte al mare. Le due baie che stiamo considerando come location sono quella di Sestri Levante e quella di San Fruttuoso, due dei luoghi più suggestivi di tutta la Liguria».

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    Beatrice Cusano

    Laureata in Comunicazione e culture dei media con due tesi in ambito cinematografico, conduttrice radiofonica, cura una rubrica di cinema per una web radio.

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