25 February 2017
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    Dalla Spagna a Napoli: la camorra in un libro

    Dalla Spagna a Napoli: la camorra in un libro è stato modificato: 2015-03-27 di Francesca Perna

    La storia della camorra è lunga e inizia in Spagna. Vittorio Paliotti, nel suo libro “La storia della camorra”, la riordina accuratamente.

    Capo: “Ditemi un poco: di dove discende la società?”
    Nuovo venuto: “Spagna, Napoli, Sicilia”
    Capo: “E come ebbe origine?”
    Nuovo venuto: “Tre cavalieri, uno napoletano e uno siciliano giocavano a zecchinetto fra loro, mentre i loro scudieri facevano i servizi e la guardia; ad un tratto mentre lo spagnolo cacciava di tasca l’ultima posta, che tutto aveva perduto, sottrasse del danaro al vincitore in ragione del venti per cento di quello che aveva vinto, dicendo: questo mi prendo come mia spettanza che per diritto e ragione e diritto di camorra mi spetta e son buono a prendermelo, qui, in ogni altro luogo ove ritrovo, e con la ragione e con la malandrineria”
    Capo: “E come finì?”
    Nuovo venuto: “Finì che i tre cavalieri si trovarono d’accordo fra di loro fondarono la società dei camorristi, facendo reclute i loro scudieri”.

    (Storia della camorra, Vittorio Paliotti, Newton & Compton)

    Un lungo e avvincente cammino per conoscere la storia della camorra, dalle origini fino ai giorni nostri. Scrittore, giornalista e commediografo, Vittorio Paliotti, in uno dei suoi tanti scritti su Napoli e per Napoli, affronta, grazie ad un meticoloso lavoro di ricerca bibliografica, la nascita dell’organizzazione criminale della Campania, la camorra. Lo fa innanzitutto partendo dalle origini di questo fenomeno che non sono campane, perché è dagli spagnoli che il popolo napoletano ha acquisito la sua indole alla scaltreria. Nel libro emerge una Napoli rude ma leale. È tra il ‘500 e il ‘600 che a Napoli si forma “la Bella Società Riformata”. Oggi camorra.

    La camorra spagnola.
    In Spagna un fenomeno simile alla camorra esisteva già dal 1417 con il nome di Confraternita della Guarduna, una società segreta specializzata nell’organizzare delitti per conto di terzi e nel percepire tangenti su ogni sorta di attività. I Bravi scagnozzi, i “Guapos”, che in gergo erano detti “Punteadores” (pugnalatori), i “Floreadores” (assaltatori), ex ergastolani, fuggiti dai bagni penali di Siviglia, Malaga e Metilla, i “Fecelles”(i soffiatori), anziani nobili del Santo Uffizio che fornivano notizie sul colpo da eseguire. Giovani leve, i chivatos e coberteras, che a seguir di un tirocinio formativo criminale potevano essere promossi postulenates e dopo due anni guapos. Non mancano le donne, le “sirenas”, che con il loro fascino attiravano le vittime.

    A capo di tutto l’Hermano mayor, che impartiva gli ordini ai capi di provincia, i capatazes, e mantenva (ottimi) rapporti con guardie, magistrati, scrivani e vescovi inquisitori. «Dagli spagnoli – scrive Paliotti –, i napoletani contrassero l’abitudine al turpiloquio, alla bestemmia, alla pratiche superstiziose, alla paganizzazione del cattolicesimo, alla vendicatività, alla magniloquenza, al tradimento, alla spudoratezza, alla litigiosità, alla sporcizia e all’accattonaggio. Tutto quanto di brutto è originato dalla lunga dimestichezza con gli spagnoli».

    Le vicende.
    Questa è la storia di capintesta, guappi, mammasantissima e picciotti di sgarro, giovanotti onorati e di uno Stato maggiore che si venne a costituire nel 1820. C’è anche il Tribunale dei mammasantissima per chi osa violare il frieno, il testamento sacro delle sue leggi. Il 1860 è la data a cui si fa risalire l’ufficialità di questo fenomeno. A cavallo dell’Unità d’Italia, mentre i Garibaldini conquistano il regno delle Due Sicilie e sovrani Borbonici erano pronti a lasciare il campo, la Bella Società Riformata viveva il suo periodo trionfale; proprio allora alcuni camorristi vennero incaricati dal Ministro dell’Interno di tenere a bada le sommosse popolari.

    Era solo l’inizio, poiché è grazie alle estorsioni, alla tassazione delle merci in arrivo a Napoli che la camorra iniziò ad estendere i suoi poteri nell’azione politica, quando un sodalizio perfetto tra comandanti supremi e capiparanza gestiva tangenti, estorsioni sui dodici quartieri di Napoli e su ogni attività lecita e non che la giustizia statale non era in grado di portare a termine. Un controllo che taglieggiava anche i detenuti nelle carceri e nei domicili coatti, tenuti a pagare “la tassa dell’olio”. Prima del ‘900 la camorra non voleva stringere rapporti con la politica, non aveva ancora capito l’immane guadagno che ne sarebbe derivato.

    L’opera di Paliotti.
    Un libro scritto con attenzione e con la virtù di un grande giornalista che reperisce racconti, memoriali, i riti e le vicende che portano il lettore nel vivo della “setta”. Crudeltà e ardore, uccisioni, sgarri in nome di un rispetto che nessuno deve osare violare. Il regno borbonico troppo impegnato nel fronteggiare i suoi rivali politici e assente nel liberare il popolo dalle tasse dovute ai camorristi. Una giustizia sugli illeciti che il popolo si fa valere chiedendo aiuto al suo “protettore”. Da setta è diventata poi una vera e propria organizzazione per poi trasformarsi nel dopoguerra nel male di una regione intera.

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    Francesca Perna

    Una laurea in archeologia. Una forte fede per la musica e un grande amore per la storia romana. E il Vesuvio, la mia terra.

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