24 July 2017
    thyssen_opera_sonora_mauro

    Della Thyssen resta un’opera sonora

    Della Thyssen resta un’opera sonora è stato modificato: 2015-03-30 di Paolo Morelli

    Otto anni dopo la tragedia della ThyssenKrupp, in cui morirono 7 operai, Biennale Democrazia apre al Teatro Regio con “Thyssen opera sonora”, di e con Ezio Mauro. Ma cosa resta?

    biennale_democrazia_logo

    «La presenza in Aula dei famigliari delle vittime potrebbe influenzare la Corte, specialmente i giudici popolari». È questa la motivazione con cui i legali di Herald Espenhahn, ex amministratore delegato dell’acciaieria ThyssenKrupp, hanno chiesto alla Corte di Cassazione lo spostamento del processo da Torino a un’altra sede. Questo ha fatto rinviare di tre mesi l’udienza di Appello per il processo che, in primo grado, ha condannato a sedici anni e sei mesi di reclusione il magnate tedesco. Una condanna ridotta a dieci anni in Appello, per la morte di 7 persone il 5 dicembre 2007, quando la linea 5 dell’acciaieria ThyssenKrupp, nell’ex stabilimento di Torino, esplose riversando un fiume di olio bollente sugli operai. Sono passati quasi 8 anni e cosa resta? Cosa resta di Antonio Schiavone, Giuseppe Demasi, Angelo Laurino, Roberto Scola, Rosario Rodinò, Rocco Marzo e Bruno Santino?

    Lo spettacolo a Biennale Democrazia.
    Due giorni fa, Biennale Democrazia si è aperta, al Teatro Regio, con uno spettacolo scritto e interpretato dal direttore di Repubblica, Ezio Mauro, con la regia di Pietro Babina, le musiche di Alberto Fiori e le voci di Alba Rohrwacher e Umberto Orsini. Era Thyssen opera sonora, un emozionante racconto dei terribili momenti che hanno distrutto 7 vite e 7 famiglie. L’opera teatrale alterna musica elettronica, effetti sonori, voci registrate e racconto dal vivo di Ezio Mauro. Mentre la deliziosa voce di Alba Rohrwacher impersonava la moglie di Rocco Marzo, il quinto a morire, in ospedale, dopo il rogo, un brivido correva lungo la schiena e tirava fuori le lacrime dagli occhi. Tra il pubblico, oltre alle diverse autorità, c’erano anche i famigliari delle vittime, commossi, distrutti, rassegnati.

    L’udienza spostata.
    Gli stessi famigliari che, un mese fa, hanno visto rinviare l’udienza di Appello al 28 maggio. In quella data, infatti, la Corte di Cassazione dovrebbe aver già deciso se spostare il processo oppure no. Secondo gli avvocati difensori di Espenhanh, quelle facce distrutte dal dolore, quei pianti e quei singhiozzi potrebbero influenzare la Corte nel decidere se confermare o meno le condanne in primo grado, serve quindi un «clima sereno».

    thyssenkrupp_torino

    Giustizia disfatta.
    Mentre Ezio Mauro ricostruiva con precisione giornalistica i momenti di quel terribile 5 dicembre 2007, la sensazione era che tutto si fosse fermato lì. La fabbrica, le vite, gli operai. Tutto chiuso, tutto finito. Altri operai hanno dato battaglia legale alla ThyssenKrupp, che non aveva preso le precauzioni di sicurezza a norma di legge dato che, di lì a tre mesi, lo stabilimento di Torino avrebbe chiuso. Ma quegli stessi operai, oggi, non vogliono parlarne. La delusione è talmente forte che fa male anche solo sentir nominare quella fabbrica. La voce di Umberto Orsini, durante lo spettacolo al Teatro Regio, impersonava uno di quegli operai, che quella notte rischiò la vita ma si salvò, solo dopo aver visto morire – in maniera orribile – i suoi colleghi, i suoi amici. Resta un processo che non è ancora finito, una giustizia che non è ancora stata raggiunta e che si sta ingarbugliando nei cavilli processuali sfruttati dai legali degli imputati per farli uscire dalle sentenze senza troppi danni.

    Memoria di cemento.
    Cosa resta, a Torino, della ThyssenKrupp? Thyssen opera sonora di Ezio Mauro è un’occasione per riprendere il dibattito e rispolverare la memoria, ma nella sala del Teatro Regio, due sere fa, il pubblico c’era e non c’era. Molti posti vuoti, ed era gratis, un po’ di commozione e la grandissima paura che l’opera teatrale resti appunto un’opera teatrale, come è successo con i film e i documentari girati sulla tragedia. Opere importanti per la memoria, che vengono però derubricate a spettacolo o, addirittura, a semplice intrattenimento. Tutto qui? Lo stabilimento di corso Regina Margherita, stretto tra la Tangenziale Ovest e il Parco della Pellerina, è sempre lì, ma con il passare del tempo diventa soltanto un’altra macchia grigia di cemento di cui pullula una città industriale – o post-industriale – come Torino.

    Politica e potere.
    La presa di coscienza delle persone si è affievolita, come si è affievolita la responsabilità dei vertici aziendali ThyssenKrupp. Le condanne iniziali sono state ridotte e se, da un lato, sono state riconosciute le responsabilità dell’azienda nel rogo del 5 dicembre 2007, dall’altro sono state annullate le aggravanti per l’omissione delle misure di sicurezza. L’ex presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, nel 2011 si preoccupava del fatto che «la condanna potrebbe allontanare gli investimenti esteri in Italia». Espenhanh, adesso, dov’è? Nel 2012 è stato sostituito da Marco Pucci, anche lui imputato, che tuttora è responsabile dello stabilimento di Terni, quello centrale in Italia. Dopo un breve passaggio alla ThyssenKrupp Europe AG, Espenhanh è ora responsabile di “BiC – reloaded”, progetto interno alla ThyssenKrupp volto al contenimento della spesa (non senza licenziamenti e polemiche in Germania) per il miglioramento del business dell’acciaio. In caso di condanna definitiva, quindi, c’è da sperare che Espenhahn venga portato in Italia.

    A distanza di 8 anni da quella tragedia, la paura è che della Thyssen resti, appunto, soltanto un’opera sonora. Bellissima, emozionante, commovente, ma comunque un’opera teatrale, declassata a quella parte della Cultura considerata meno nobile che si chiama “intrattenimento”.

    Print Friendly

    Giornalista, collabora da diversi anni con testate online e cartacee. Si è occupato, in passato, di televisione e radio. Segue l'evoluzione del giornalismo, soprattutto attraverso gli strumenti dati dal web. Lavora come addetto stampa per enti culturali.

    Seguici su Facebook

    Resta aggiornato su Twitter