18 October 2017
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    Dentro Casa Memoria con Peppino Impastato

    Dentro Casa Memoria con Peppino Impastato è stato modificato: 2016-01-26 di Paolo Morelli

    Abbiamo visitato Casa Memoria: l’ex abitazione di Peppino Impastato a Cinisi (Pa), oggi un punto di riferimento per l’antimafia.

    Entrare a Casa Memoria provoca un leggero brivido lungo la schiena, c’è quasi un timore reverenziale nell’attraversare la soglia di quella che, fino al 9 maggio 1978, era stata l’abitazione di Peppino Impastato. Oggi, a Cinisi (Pa), quel luogo è diventato un punto di ritrovo per la cultura dell’antimafia. Un risultato ottenuto anche grazie alla determinazione di Felicia Impastato, la mamma di Peppino, scomparsa nel 2004. Una donna che fino all’ultimo si è battuta per ottenere la verità sulla morte di suo figlio.

    Respirare Peppino.
    La strada sulla quale si affaccia Casa Memoria è un viale curato, di quelli che attraversano i paeselli di provincia per perdersi nel nulla, senza apparenti motivi, oltre l’ultima casa. Quel che colpisce, subito, è la disponibilità dei volontari che se ne occupano, che vengono apposta ad aprirla per consentire di visitarla. Ci sono i libri di Peppino, il letto di Peppino, le foto di Peppino. C’è la forza di Peppino, che a «cento passi» dalla casa del boss Tano Badalamenti si batteva contro la mafia, e denunciava l’omertà e la connivenza – anche quella di suo padre – con il potere mafioso dai microfoni di Radio Aut. La “sua” radio, a Terrasini, non molto distante da Cinisi, urlava in una conca di silenzio, toglieva il velo della paura e diffondeva le parole che nessuno voleva pronunciare.

    Le condanne dei colpevoli.
    Oggi casa Badalamenti è un altro luogo di ritrovo, gestito, anche quello, dalle associazioni antimafia. Il boss, invece, è morto nel 2004, dopo essere stato condannato, solamente due anni prima, all’ergastolo per l’omicidio di Peppino Impastato. In carcere, per lo stesso motivo, c’è ancora Vito Palazzolo, uomo cardine della mafia palermitana già nei registri di Giovanni Falcone, che nel 2001 è stato condannato a 30 anni di reclusione. Dietro le sbarre, però, sta solo dal 2013, estradato in Italia dopo una lunga latitanza tra Sudafrica e Thailandia.

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    Il depistaggio.
    Come spesso accadeva, l’omicidio di Peppino Impastato non fu legato alla mafia, anzi fu considerato un maldestro suicidio. Il giornalista, stando alla versione delle autorità (che poi, anni dopo, si scopriranno complici del depistaggio), stava armeggiando con dell’esplosivo vicino ai binari del treno quando qualcosa è andato storto e gli è andata male. Balle. Ci sono voluti oltre 20 anni per arrivare alla verità, che parla di un Peppino Impastato stordito con un sasso e finito col tritolo. Cinque giorni dopo, durante le elezioni del Comune di Cinisi alle quale si era candidato, il popolo lo avrebbe votato lo stesso, eleggendolo consigliere comunale.

    La cultura come risposta.
    Uomo di sinistra, ma più che altro uomo del popolo, Peppino Impastato rappresenta il volto dell’antimafia, insieme a tanti altri come lui. Casa Memoria odora di pulito, com’era l’anima di chi si batteva per la verità. Nella penombra del soggiorno pieno di libri, si capisce che l’arma principale per combattere la mafia è la cultura. È per questo che Peppino Impastato doveva morire, perché con il suo lavoro diffondeva cultura tra la gente. Il giornalista ha dato un contributo importante al Centro siciliano di documentazione, fondato a Palermo, nel 1977, da Umberto Santino e da sua moglie Anna Puglisi (nel 1980 è stato intitolato alla memoria di Peppino Impastato).

    Il Centro è diventato un punto fondamentale per la raccolta di informazioni sulla criminalità organizzata, utile ai giornalisti ma anche agli inquirenti. Proprio il centro, a un anno esatto dalla scomparsa di Peppino, ha organizzato la prima manifestazione nazionale contro la mafia. Ennesima dimostrazione di quanto proprio la cultura possa essere il motore del cambiamento, o comunque di una reazione.

    Cosa resta.
    Uscendo da Casa Memoria ci si sente arricchiti ma allo stesso tempo sviliti. La ricchezza arriva dalla storia che si assorbe attraversando le stanze e affacciandosi a pochi metri dal letto di Peppino Impastato. Quel sentimento di svilimento, invece, forse arriva dal confronto con la nostra vita quotidiana. Quanto stiamo facendo, ogni giorno, per diffondere la conoscenza e impedire alla mafia di attecchire? Facciamo qualcosa oltre alla doverosa commemorazione?

    Foto in copertina: casamemoria.it

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    Giornalista, collabora da diversi anni con testate online e cartacee. Si è occupato, in passato, di televisione e radio. Segue l'evoluzione del giornalismo, soprattutto attraverso gli strumenti dati dal web. Lavora come addetto stampa per enti culturali.

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