24 July 2017
    Arafat

    Dieci anni fa moriva Yasser Arafat

    Dieci anni fa moriva Yasser Arafat è stato modificato: 2016-01-26 di Alessandro Porro

    Arafat

    A un decennio dalla scomparsa, misteriosa, del leader palestinese, si può tracciare un piccolo bilancio del dopo-Arafat. Ripercorrendo un po’ di storia.

    Dieci anni fa moriva a Parigi il leader dell’Olp Yasser Arafat, uno dei protagonisti del conflitto israelo-palestinese. Uomo d’azione ma anche abile diplomatico, Arafat è stato una figura controversa della seconda metà del Novecento.

    Le tappe.
    Nasce nel 1929 al Cairo dove trascorre buona parte della sua gioventù e consegue la laurea in ingegneria civile. La sua carriera politica inizia proprio negli anni dell’università quando Arafat si unisce ai Fratelli Musulmani e diventa leader degli Studenti Palestinesi. Nel 1956 fonda, insieme ad altri, Al-Fatah, che diventerà l’ala oltranzista del movimento per la liberazione della Palestina. Nel 1969 diventa leader dell’Olp. In poco tempo il giovane Yasser diventa anche capo del Dipartimento politico e comandante in capo delle forze rivoluzionarie.

    Nel 1956, intervenendo ad una conferenza a Praga, sfoggia il copricapo che lo accompagnerà per tutta la vita e ne farà un simbolo; la kefiah, il drappo a scacchi bianchi e neri dei palestinesi. La sua leadership passa attraverso la sempre più sprezzante crescita del braccio militare dell’Organizzazione, l’Olp (Organizzazione per la Liberazione della Palestina), che si renderà responsabile delle tensioni con l’esercito giordano e della guerra in Libano, dove i palestinesi sostengono la fazione musulmana contro i cristiano-maroniti. Secondo alcuni, la mano di Arafat sarebbe rintracciabile anche dietro la strategia stragista e terroristica dei palestinesi. Quando nel 1972 un commando palestinese sequestra e uccide 11 atleti israeliani nel villaggio olimpico di Monaco, Arafat subito si dissocia e prende le distanze dal gesto, ma quella e altre dissociazioni successive vengono ritenute di facciata.

    Dal Nobel al presunto avvelenamento.
    Politicamente i successi di Arafat sono riassumibili in alcune date fondamentali. Nel 1974 fu il primo rappresentante di un’organizzazione non governativa a parlare alle Nazioni Unite. Nel 1988 fu dichiarata la creazione dello Stato della Palestina. Nel 1994 viene insignito del premio Nobel per la pace insieme a Ytzak Rabin e Shimon Peres. Nel 1996 fu eletto presidente dell’autorità provvisoria della Palestina. A queste date andrebbero aggiunte quelle che hanno contribuito a costruire il mito delle “Sette vite” del rais; scampò sette volte ad attentati e tentati omicidi. Nel 2004, a seguito del peggioramento della malattia che lo aveva colpito, fu trasferito in una clinica di Parigi dove morì l’11 novembre.

    L’ultimo mistero riguarda lo studio effettuato da alcuni ricercatori di Losanna che avrebbero riscontrato su alcuni effetti personali di Arafat tracce elevate di polonio, sostanza radioattiva che venne rinvenuta anche nelle costole e nel bacino del leader palestinese avvalorando l’ipotesi di un avvelenamento, come nel caso dell’agente russo Alexander Litvinenko.

    Dopo Arafat.
    Il testimone di Arafat è stato raccolto da Abu Mazen, eletto con risultati pressoché plebiscitari. Il successore del rais è un uomo completamente diverso, più un fine politico che uno stratega militare. Il suo approccio diplomatico alla questione israelo-palestinese gli è valso diverse accuse di eccessiva “morbidezza” e remissività nei confronti di Israele.

    Ma cosa è successo in questi dieci anni senza Arafat in Palestina? Al Fatah, il partito fondato dal rais, è cresciuto quasi contestualmente ad Hamas. Gli israeliani hanno ripreso più volte i raid nella striscia di Gaza. Sull’altro versante la risposta palestinese è passata attraverso alcuni attentati. Evento emblematico, nel 2006, il rapimento di Gilad Shalit, un giovane carrista dell’esercito israeliano rapito dai palestinesi e tenuto in ostaggio fino al 2011. Diversi i tentativi di liberazione operati da Israele che ha anche occupato militarmente Gaza e in particolare il campo profughi di Khan Yunis. Nel 2011 uno scambio di prigionieri (un migliaio di palestinesi poi successivamente catturati di nuovo da Israele in cambio di Shalit).

    La cronaca degli ultimi anni racconta di raid periodici di Israele su Gaza, l’ultimo dei quali quest’estate ha riportato d’attualità il conflitto israelo-palestinese. Dal 2007, dalla conferenza di Annapolis, la strada verso la pacificazione passa dal riconoscimento di due stati distinti, posizione per la prima volta condivisa dalle due parti. Venendo invece alla cronaca delle ultime settimane, la Svezia ha riconosciuto ufficialmente lo Stato palestinese e “lady Pesc”, Federica Mogherini, si è detta favorevole ad un passo di questo tipo. La questione resta tuttavia aperta e molto delicata, come dimostrano i recenti attentati in Israele.

    Print Friendly
    Alessandro Porro

    Giornalista dal 2007, laureato in giurisprudenza, ha collaborato per anni con un giornale torinese e con diverse testate online. Appassionato di Francia e questioni francesi in generale.

      Seguici su Facebook

      Resta aggiornato su Twitter