24 August 2017
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    Divorzio breve: novità e colpi di scena

    Divorzio breve: novità e colpi di scena è stato modificato: 2015-03-18 di Ludovico Astengo

    Il ddl sul “divorzio breve” passa al Senato con delle modifiche. L’obiettivo è smaltire l’immensa mole di arretrato civile.

    Ci eravamo lasciati, qualche mese fa, con alcune considerazioni di commento al decreto legge che introduceva una forma facilitata di separazione e divorzio, concludendo con la presa d’atto che, in fondo, senza metter mano ai tre anni di separazione necessari per arrivare al divorzio, non molto sarebbe cambiato. Proprio su questo tema si concentra il disegno di legge appena licenziato al Senato e in attesa di tornare alla Camera per l’ultima lettura, necessaria dopo le modifiche che la “camera alta” ha approvato.

    Le nuove modifiche.
    Nel ddl si vuole metter mano ai tempi troppo lunghi, e lo si fa differenziando tra le due forme di divorzio, giudiziale o consensuale: in particolare nel primo caso, di divorzio per il quale uno dei due coniugi non è d’accordo, bisognerà attendere un anno di separazione continuativa per potervi accedere; nell’altro, invece, basteranno sei mesi per poter sciogliere il vincolo coniugale.

    Il “divorzio lampo”.
    Ciò che ha creato più discussioni però è un altro tema, quello del “divorzio lampo”: tra i fin troppi slogan con cui questa riforma è stata salutata, questo era designato per indicare la possibilità, a specifiche condizioni, di bypassare qualsiasi momento di separazione e accedere direttamente alle procedure di divorzio. Come si può immaginare, le condizioni erano stringenti, e ricalcavano anzi quelle previste per il divorzio in sede extragiudiziale: oltre al consenso, dunque, l’assenza di figli minorenni, portatori di handicap o maggiorenni non economicamente autosufficienti.

    Tale previsione ha incontrato però l’opposizione delle minoranze di centro-destra, e anche di numerosi senatori del Partito Democratico, tutti uniti nel timore che una possibilità di questo genere rischiasse di mortificare l’istituto e il significato del vincolo matrimoniale. Di fronte alle minacce di far saltare l’intero impianto del disegno di legge, la relatrice Filippin (PD) ha proposto un emendamento che stralciasse questo specifico argomento, promettendo comunque che esso seguirà un suo iter autonomo, dopo un «supplemento di riflessione».

    Cosa cambia.
    Ultima nota, da salutare con favore, è il collegamento che il Parlamento si è curato di predisporre tra la norma di riduzione dei tempi di separazione e la riforma dello scorso autunno: il “conto alla rovescia” per calcolare il periodo da un anno a sei mesi (a seconda del tipo di procedimento) partirà, per espressa previsione, non più solo dalla data di comparizione davanti al giudice, ma anche dalla data di notifica dell’accordo di separazione pervenuta al PM o dalla data di comparizione dei coniugi davanti al sindaco.

    In attesa delle prime valutazioni che l’ordine forense e la magistratura civile produrranno su questa riforma, il ddl continua così il suo viaggio verso la promulgazione ormai vicina, e integra un altro tassello, probabilmente non l’ultimo, nella riforma della materia del divorzio. È bene comunque tener conto che questa riforma, secondo la volontà politica del Governo e del Ministero della Giustizia, si giustifica anche per la più generale volontà di abbattere l’arretrato civile; sarà interessante analizzare le reali conseguenze che le nuovi previsioni avranno sul problema.

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    Ludovico Astengo

    Laureando in giurisprudenza presso l'Università di Torino; già Presidente del Consiglio degli Studenti dell'Università, ora rappresentante degli studenti in Senato Accademico. Appassionato di diritto, montagna e musica.

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