22 May 2017
    CarovaneMigranti

    Due carovane per i migranti

    Due carovane per i migranti è stato modificato: 2016-04-18 di Paolo Morelli

    Partita il 22 novembre da Lampedusa, è arrivata oggi a Torino. Al centro del viaggio, il parallelo tra Italia e Messico e lo sfruttamento dei migranti da parte delle mafie.

    La Carovana italiana dei migranti è giunta a Torino, dove tra oggi e domani (5-6 dicembre), concluderà il proprio lungo percorso, che ha attraversato tutta Italia, partito il 22 novembre da Lampedusa quasi a descrivere la strada reale che i migranti percorrono al loro arrivo nel nostro Paese. Promossa dal Movimiento Migrante Mesoamericano, ha ottenuto diverse adesioni tra cui Amnesty International Italia, Se non ora quando (Torino), Acmos, Benvenuti in Italia, Cgil – Coordinamento migranti Torino, Libera, SUR – Società Umane Resistenti e Soleterre – Strategie di pace Onlus, giusto per citarne alcune. Sono tantissime le realtà che hanno aderito e sostenuto l’iniziativa.

    Un sodalizio tra carovane.

    L’obiettivo è sensibilizzare l’opinione pubblica verso la situazione disagiata dei migranti di tutto il mondo, facendo un parallelo tra Italia e Messico, soprattutto per quanto riguarda lo sfruttamento dei migranti. L’immigrazione non è solo una realtà italiana, ma una condizione umana. Ma il legame stretto di questa iniziativa è con la Caravana de Madres Centroamericanas buscando a sus migrantes desaparecidos, che si svolge ogni anno in Messico e quest’anno si chiuderà l’8 dicembre (è partita il 20 novembre).

    I migranti, merce per le mafie.

    Le recenti manifestazioni contro i migranti che si sono svolte in Italia, hanno portato l’attenzione sul tema dell’integrazione. Inoltre la chiusura dell’operazione Mare Nostrum – rimpiazzata solo in parte da Triton – e i continui sbarchi di nuovi migranti aprono necessariamente una riflessione sull’accoglienza. «L’Italia, come il Messico, è un corridoio migratorio – ha spiegato padre Alejandro Solalinde Guerra, uno degli “ospiti” di questa carovana italiana, che ha parlato ad «Avvenire» –. Da noi tra i 4 e i 500mila centroamericani attraversano il Paese ogni anno per cercare di raggiungere gli Usa. Sono vittime di ogni genere di abuso da parte delle organizzazioni criminali». L’argomento non può che essere di attualità anche per l’Italia, vista la freschissima inchiesta giudiziaria che ha scoperchiato gli enormi affari mafiosi di Roma, che ricavavano milioni di euro dal business dell’accoglienza (presunta) agli immigrati e ai rifugiati. Il sacerdote, come gli altri ospiti della carovana, si batte per la difesa dei migranti dalle organizzazioni mafiose, un’attività che gli è costata una lunga serie di minacce di morte, a volte sfociate in aggressioni fisiche.

    Perché Italia e Messico sono così simili.

    In questo momento si sta concludendo il convegno “Italia-Messico, cammini che si incrociano”, presso l’Università di Torino. Sono intervenuti gli ospiti principali della carovana, che hanno tracciato un bilancio della doppia iniziativa di quest’anno e, soprattutto, raccontato lo stato dell’arte di una situazione difficile. Il momento di riflessione apre un confronto con una realtà molto più grande dell’Italia: il Messico rappresenta il più grande corridoio migratorio del mondo, dove ogni anno migliaia di persone perdono la vita cercando di raggiungere gli USA. Anche il Mediterraneo, però, non scherza. L’Italia rappresenta il primo approdo dell’Europa, luogo di arrivo dal quale incamminarsi verso i paesi del Nord. Ma senza una adeguata politica di accoglienza – italiana, ma soprattutto europea – i migranti rischiano spesso di diventare schiavi delle mafie.

    Come si legge nel comunicato di presentazione: «Insieme a loro (le associazioni messicane, ndr) vogliamo creare ponti per unire esperienze di solidarietà che, qui come in Messico, da decenni testimoniano della scelta di agire partendo dal rispetto dei diritti e della dignità di tutte e tutti. Ascoltarli ci aiuterà anche a non sottovalutare fenomeni che ancora oggi ci paiono lontani, ma che sono drammaticamente dietro l’uscio di casa. Il legame appurato tra i cartelli del narcotraffico e le nostre mafie segnala il rischio concreto che si riproducano fenomeni analoghi a quelli messicani».

    Domani, a Torino, si svolgerà una festa di chiusura della carovana, con un momento di incontro con la cittadinanza a partire dalle 15 nella centralissima piazza Castello. Alle 19, invece, l’evento si sposterà al Sermig, in zona Borgo Dora, dove con letture e canti si continuerà fino a tarda sera.

    Print Friendly

    Giornalista, collabora da diversi anni con testate online e cartacee. Si è occupato, in passato, di televisione e radio. Segue l'evoluzione del giornalismo, soprattutto attraverso gli strumenti dati dal web. Lavora come addetto stampa per enti culturali.

    Seguici su Facebook

    Resta aggiornato su Twitter